Trieste – Un passo indietro dettato dalla prudenza, o forse dalla consapevolezza di un clima mediatico e personale incandescente. Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio successivo, ha annunciato che non parteciperà al funerale di Claudio Sterpin. Sterpin, 86enne ex maratoneta deceduto il 14 febbraio 2026, si era sempre professato l’amante di Liliana, sostenendo che la donna fosse sul punto di lasciare il marito per iniziare una nuova vita con lui. Una versione dei fatti sempre fermamente negata da Visintin, che ha dato vita a un lungo e aspro confronto a distanza, consumatosi tra aule di tribunale e studi televisivi.

L’annuncio e le motivazioni del dietrofront

Inizialmente, Visintin aveva manifestato l’intenzione di presenziare alle esequie di Sterpin, che si sono tenute venerdì 20 febbraio nella Cappella di via Costalunga. Una decisione che aveva sorpreso molti, data l’aperta ostilità tra i due uomini. Visintin aveva dichiarato di voler andare “per rendergli omaggio per quello che ha rappresentato a Trieste nel mondo dell’atletica” e che non sarebbe andato da solo. Tuttavia, a poche ore dalla cerimonia, è arrivato il cambio di rotta. “La mia volontà era quella di essere presente per rendergli omaggio”, ha spiegato Visintin in una nota riportata dal quotidiano Il Piccolo. “Ma mi sono reso conto che il mio gesto, fatto in buona fede, avrebbe potuto essere mal interpretato, quindi rinuncio”. Una scelta finalizzata, con ogni probabilità, a non alimentare ulteriori polemiche e a sottrarsi all’inevitabile attenzione mediatica che la sua presenza avrebbe catalizzato.

Un rapporto complesso e conflittuale al centro di un mistero

La morte di Claudio Sterpin segna la scomparsa di una figura chiave e di un testimone fondamentale nel caso della morte di Liliana Resinovich. Sterpin è stata l’ultima persona a sentirla telefonicamente la mattina della sua scomparsa e non ha mai smesso di lottare per arrivare alla verità, convinto che Liliana non si fosse suicidata ma che fosse stata uccisa. La sua testimonianza, considerata cruciale dagli inquirenti, era stata cristallizzata in un incidente probatorio nell’estate del 2025, proprio in virtù della sua età avanzata. La sua scomparsa, quindi, non dovrebbe compromettere l’iter delle indagini, che vedono attualmente Sebastiano Visintin come unico indagato per il reato di omicidio.

Il rapporto tra Visintin e Sterpin è stato il fulcro di un dibattito pubblico che ha diviso l’opinione pubblica. Da un lato, Sterpin che descriveva un amore ritrovato e un futuro insieme a Liliana, brutalmente interrotto. Dall’altro, Visintin che ha sempre negato questa relazione, difendendo l’immagine di un matrimonio solido. Recentemente, però, lo stesso Visintin aveva lasciato trapelare un’ombra di dubbio, ammettendo che forse “di qualcosa non mi ero accorto o non avevo capito certe cose”. Aveva anche espresso rammarico per non aver potuto avere un confronto chiarificatore con Sterpin prima della sua morte, affermando che l’uomo si è portato “nella tomba tanti segreti”.

Le indagini proseguono tra dubbi e nuove piste

Il caso sulla morte di Liliana Resinovich è tutt’altro che chiuso. Inizialmente archiviato come suicidio, è stato riaperto nel febbraio 2023 con l’ipotesi di reato di omicidio. Il corpo della donna fu ritrovato rannicchiato in due sacchi neri nel parco dell’ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni. Da allora, si sono susseguite perizie, riesumazioni e accertamenti tecnici, ma una verità giudiziaria definitiva non è ancora stata raggiunta. La morte di Sterpin aggiunge un ulteriore velo di malinconia a una vicenda che ha profondamente scosso la comunità di Trieste e che continua a porre interrogativi inquietanti. Il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, ha ricordato Sterpin con affetto, sottolineando come la sua battaglia sia stata fondamentale per tenere accesi i riflettori sul caso e per impedire una rapida archiviazione. Ora, senza uno dei suoi protagonisti principali, l’inchiesta dovrà proseguire per fare piena luce su una delle pagine di cronaca più complesse e dibattute degli ultimi anni.

Di veritas

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