Addis Abeba – “Con il Piano Mattei stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa”. Con queste parole la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto i lavori del secondo vertice Italia-Africa, tenutosi nella capitale etiope. Un evento che, per la prima volta nella storia, si svolge sul suolo africano, una scelta definita dalla stessa premier “non casuale, ma una riprova della centralità e della rilevanza che la mia Nazione attribuisce al rapporto con tutti voi”.

Il vertice, co-presieduto da Meloni e dal primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, rappresenta una tappa fondamentale per fare il punto sui progressi del Piano Mattei, a due anni dal suo lancio a Roma. L’obiettivo dichiarato è quello di superare la tradizionale dinamica donatore-beneficiario per costruire un modello di cooperazione “da pari a pari”, fondato su fiducia, rispetto reciproco e benefici condivisi.

Un Nuovo Paradigma di Cooperazione

Nel suo intervento, la premier ha rivendicato i risultati già ottenuti, parlando di “progetti concreti di grande impatto sociale” e della mobilitazione di “miliardi di euro tra risorse pubbliche e private”. Il Piano Mattei, ha sottolineato Meloni, non è più percepito come una semplice iniziativa italiana, ma come “una strategia di respiro internazionale”, grazie alle sinergie create con le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il G7 e i partner regionali.

L’approccio si basa su un “gioco di squadra” che coinvolge l’intero “Sistema Italia”: imprese, università, mondo della cooperazione e della ricerca. L’intento non è attuare un mero pacchetto di progetti, ma dare forma a un “patto tra Nazioni libere” che collaborano per uno sviluppo comune.

Le Sei Direttrici del Piano Mattei

Il Piano si articola lungo sei direttrici strategiche di intervento, pensate per rispondere alle esigenze primarie del continente e creare sviluppo sostenibile:

  • Istruzione e formazione: Creazione di centri di eccellenza e formazione professionale per valorizzare il capitale umano locale.
  • Sanità: Sviluppo di piattaforme di telemedicina e potenziamento delle strutture sanitarie di base.
  • Acqua: Progetti per garantire l’accesso alle risorse idriche e la costruzione di infrastrutture adeguate.
  • Agricoltura: Iniziative per la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse e lo sviluppo di filiere agroalimentari.
  • Energia: Investimenti in energie rinnovabili, infrastrutture e gasdotti, con l’obiettivo di rendere l’Italia un hub energetico per l’Europa.
  • Infrastrutture: Potenziamento delle connessioni fisiche e digitali, come il corridoio ferroviario di Lobito, un progetto in cui l’Italia ha un ruolo guida con UE e USA.

La dotazione finanziaria iniziale del piano ammonta a circa 5,5 miliardi di euro, provenienti in parte dal Fondo Italiano per il Clima e in parte da fondi della Cooperazione allo Sviluppo. Si prevede inoltre un’espansione del numero di paesi partner, che dagli attuali 14 potrebbero aumentare ulteriormente.

Gestione Migratoria e Sviluppo Condiviso

Un tema centrale del vertice è stata la gestione dei flussi migratori. La premier Meloni ha ribadito la volontà di “combattere le cause profonde che spingono troppi giovani a dover lasciare” le proprie terre. “Non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo”, ha affermato, definendo l’approccio del governo “una scelta di responsabilità condivisa, non di convenienza di breve periodo”. L’obiettivo è permettere all’Africa di “vivere della sua ricchezza”, processando le proprie materie prime e creando opportunità di lavoro per i giovani.

Prospettive e Criticità

La scelta di Giorgia Meloni di partecipare al vertice di Addis Abeba, in concomitanza con la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, è stata interpretata come un chiaro segnale politico della priorità strategica attribuita al continente africano. Il Piano Mattei è stato accolto con favore da partner internazionali come l’Unione Europea, che lo vede in sinergia con la sua strategia Global Gateway. Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha parlato di un’opportunità per un “cambio di paradigma”.

Tuttavia, non mancano le voci critiche. Alcuni esponenti della società civile africana temono che, dietro la retorica della partnership, si nascondano interessi focalizzati principalmente sullo sfruttamento delle risorse energetiche, in particolare dei combustibili fossili, a beneficio dell’Italia e dell’Europa. Altre critiche riguardano la mancata consultazione preliminare dei governi africani nella stesura del piano, come sottolineato dallo stesso Moussa Faki. Vi è il timore che si replichino modelli di cooperazione “top-down” poco efficaci e non realmente rispondenti alle necessità locali.

Il successo del Piano Mattei dipenderà dalla sua capacità di tradursi in progetti realmente efficaci e condivisi, che sappiano generare uno sviluppo autentico e sostenibile, rispettando la sovranità e le aspirazioni delle nazioni africane. Il vertice di Addis Abeba si è concluso con l’impegno a rendere il piano “più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori”, un percorso che richiederà un dialogo costante e un impegno congiunto per scrivere, come auspicato dalla premier, “una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni”.

Di veritas

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