Il sipario è calato su un protagonista eclettico e sensibile della scena culturale italiana. Si è spento questa mattina, all’età di 61 anni, il regista milanese Carlo Arturo Sigon. La notizia, che ha scosso il mondo del cinema, della musica e della pubblicità, è stata data dall’Associazione Italiana Registi (Air3), di cui Sigon era stato un presidente illuminato e appassionato, dopo averla appresa dalla famiglia. Con lui scompare non solo un professionista dal talento versatile, ma anche un uomo la cui generosità e visione hanno lasciato un’impronta indelebile.
Un percorso artistico tra grande schermo e piccolo schermo
Nato a Monza il 23 novembre 1964, Carlo Sigon ha intessuto la sua carriera come una tela preziosa, muovendosi con maestria tra linguaggi e formati differenti. Il suo nome è legato indissolubilmente al cinema d’autore grazie a “La cura del gorilla” (2006), film tratto dall’omonimo romanzo di Sandrone Dazieri. In questa pellicola, un noir anomalo e profondo, ha diretto un memorabile Claudio Bisio nel ruolo di Sandrone, un investigatore privato affetto da uno sdoppiamento di personalità, affiancato da Stefania Rocca e dal premio Oscar Ernest Borgnine. Il film seppe conquistare pubblico e critica per la sua capacità di mescolare ironia e tensione, dipingendo un’umanità complessa e sfaccettata.
Altro capitolo fondamentale della sua filmografia è il documentario “Zanetti Story” (2015), co-diretto con Simone Scafidi. Un ritratto intimo e potente di Javier Zanetti, leggendaria bandiera dell’Inter, che trascende l’icona sportiva per raccontare l’uomo, il capitano, il filantropo. Attraverso le testimonianze di compagni, allenatori come José Mourinho e campioni come Lionel Messi, Sigon ha costruito un’epopea moderna che ha saputo emozionare non solo i tifosi, ma chiunque apprezzi le storie di dedizione e umanità. La sua passione per i colori nerazzurri lo aveva portato recentemente a dirigere anche “Due stelle sul cuore”, il film sul 20° Scudetto dell’Inter.
Il ritmo delle immagini: i videoclip e la pubblicità
Prima di approdare al lungometraggio, Sigon aveva già dimostrato la sua genialità visiva nel mondo della musica. Sue sono le regie di videoclip che hanno segnato un’epoca, collaborando con artisti del calibro di Claudio Baglioni, i Pitura Freska ed Elio e le Storie Tese. Proprio con il gruppo milanese strinse un sodalizio artistico particolarmente fertile, realizzando clip iconiche come “Tapparella” e “Disco music”, oltre a una mini-serie TV intitolata “Vite Bruciacchiate”, che testimoniava una rara sintonia creativa e un’incontenibile ironia. Elio stesso lo ha ricordato con affetto: “Con lui si stava bene sul set, aveva idee chiare e sapeva mettere tutti a proprio agio”.
Parallelamente, Sigon è stato uno dei più apprezzati registi pubblicitari a livello nazionale e internazionale. Il suo occhio attento e la sua capacità di sintesi narrativa lo hanno portato a firmare campagne per marchi prestigiosi come Vodafone, UniCredit, LG Electronics, BMW e Conad. Un talento riconosciuto già nel 1993 con la vittoria di un Leone di Bronzo al Festival internazionale della creatività Leoni di Cannes. Nelle sue produzioni ha diretto attori di fama mondiale, tra cui Dustin Hoffman, Antonio Banderas e Sergio Castellitto, dimostrando una caratura internazionale.
La guida di Air3: una casa per i registi italiani
Oltre all’attività artistica, Carlo Arturo Sigon ha dedicato energie e passione alla tutela e alla valorizzazione della sua categoria. Come presidente di Air3 – Associazione Italiana Registi, ha lavorato instancabilmente per trasformare l’associazione in “non solo una sigla, ma una casa: un luogo di confronto, tutela e crescita per chi fa regia nel nostro Paese”. Le parole con cui Air3 lo ha ricordato nel messaggio di cordoglio ne tratteggiano perfettamente lo spessore umano e istituzionale: “Con passione, rigore e visione ha guidato l’associazione in anni importanti, contribuendo a consolidarne l’identità, rafforzarne la voce e costruire relazioni fondamentali per la comunità dei registi italiani”.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda “il modo diretto e generoso di condividere l’esperienza; la sua capacità di incoraggiare, soprattutto nei momenti di dubbio”. Credeva fermamente nella forza della comunità, nel dialogo tra generazioni e nella difesa della libertà artistica. Una sua frase, citata dall’associazione, riassume il suo spirito: “L’idea di non essere registi che si guardano in cagnesco o semplici concorrenti… ma uniti da un minimo comune multiplo in termini di aspirazione e voglia di cooperare”. Un lascito prezioso per il futuro della regia in Italia.
Un’eredità di curiosità e passione
Carlo Arturo Sigon era un uomo che viveva la regia come uno sguardo sul mondo, una lente attraverso cui interpretare la realtà. “Non riesco a leggere una riga di un libro senza pensare che diventa un corto o un film. Non riesco a fare un viaggio, vedere un paesaggio, senza pensare dove mettere la macchina da presa”, aveva confidato. Questa curiosità insaziabile e questa passione totalizzante sono state il motore di una carriera ricca e sfaccettata, che lascia un vuoto incolmabile ma anche una grande gratitudine per aver potuto condividere un pezzo di strada con un vero maestro di immagini e di vita.
