Un viaggio nel cuore oscuro del potere, un’immersione nelle dinamiche che hanno plasmato la Russia contemporanea e, di riflesso, gli equilibri mondiali. Arriva nelle sale italiane il 12 febbraio “Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin”, l’attesa opera del regista francese Olivier Assayas, presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Un film che, attraverso un cast d’eccezione guidato da Jude Law e Paul Dano, si propone di svelare i retroscena dell’ascesa di Vladimir Putin, non attraverso una biografia convenzionale, ma tramite lo sguardo privilegiato e ambiguo del suo “mago”, il suo consigliere politico.

La Trama: Tra Realtà e Finzione Narrativa

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, vincitore del Grand Prix du Roman de l’Académie française, il film ci trasporta nella Russia tumultuosa dei primi anni ’90, all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. In questo scenario di caos e speranza, emerge la figura di Vadim Baranov (un magistrale Paul Dano), un personaggio complesso e poliedrico: prima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diviene infine l’eminenza grigia di un ex agente del KGB destinato a un’ascesa inarrestabile, Vladimir Putin (interpretato da un carismatico Jude Law).

La narrazione, costruita come un lungo flashback, segue il racconto dello stesso Baranov, ritiratosi a vita privata, che svela i segreti e le strategie dietro la costruzione dell’immagine pubblica di Putin. Il film esplora come Baranov abbia “modellato” la figura del futuro Zar, presentandolo come l’unico baluardo contro il disordine post-sovietico e come l’artefice di una nuova grandezza imperiale russa. Tuttavia, il rapporto tra il creatore e la sua creatura è destinato a incrinarsi quando Putin scoprirà di preferire l’azione diretta alla sua mera rappresentazione mediatica.

Un’Analisi del Potere Moderno

Come sottolineato dallo stesso Assayas a Venezia, “Il Mago del Cremlino” non è semplicemente un film sulla Russia o sull’ascesa di un singolo uomo. È, piuttosto, una profonda riflessione sulla politica contemporanea, sulle sue “cortine fumogene”, sul suo cinismo e sulla sua natura ingannevole e tossica. Il regista francese, coadiuvato nella sceneggiatura da un altro gigante della letteratura, Emmanuel Carrère, utilizza la vicenda russa come una lente d’ingrandimento per analizzare meccanismi di potere che, a suo dire, sono validi universalmente.

La figura di Vadim Baranov è ispirata a Vladislav Surkov, reale ex consigliere di Putin, considerato da molti l’ideologo della “democrazia sovrana” russa e un maestro della manipolazione mediatica. Surkov, definito “l’eminenza grigia” del Cremlino, ha avuto un ruolo cruciale nel consolidamento del potere di Putin, controllando la propaganda e trasformando la politica in una sorta di grande reality show. Il film, pur romanzando gli eventi, cattura l’essenza di questa strategia, mostrando come la percezione della realtà possa essere costruita e orientata.

Interpretazioni e Polemiche

La scelta di Jude Law per il ruolo di Putin ha suscitato un prevedibile dibattito. Alcuni critici hanno sollevato il rischio di rendere la figura del presidente russo eccessivamente “simpatetica” e carismatica. Law stesso ha ammesso la difficoltà nell’interpretare un volto pubblico così impenetrabile, affermando di aver dovuto adottare una “recitazione interiore” per riuscire a trasmettere emozioni pur mantenendo una maschera di freddezza. D’altro canto, Paul Dano offre un’interpretazione lodata per la sua finezza nel restituire la complessità di un uomo che gioca a fare “l’artista tra i politici e il politico tra gli artisti”.

Il film si inserisce in un filone di opere che esplorano le dinamiche tra leader potenti e i loro mentori. Un parallelismo interessante è stato tracciato con “The Apprentice – Alle origini di Trump” di Ali Abbasi, dove si racconta il rapporto tra un giovane Donald Trump e il suo avvocato senza scrupoli, Roy Cohn. Entrambi i film mettono in luce come figure chiave nell’ombra possano plasmare il destino di uomini destinati a raggiungere i vertici del potere, insegnando loro tattiche aggressive e spregiudicate.

Un’Opera Complessa e Attuale

“Il Mago del Cremlino” si presenta come un thriller politico denso e stratificato, che non offre risposte facili ma solleva interrogativi cruciali. La regia di Assayas, sinuosa e quasi documentaristica, si muove con abilità tra le stanze del potere e i retroscena della storia, accumulando dettagli e dialoghi senza mai cadere in un giudizio ideologico esplicito. Il risultato è un’analisi lucida e a tratti spietata dei meccanismi del potere, della sua capacità di seduzione e della sua ineluttabile violenza. Un’opera che, pur parlando di un passato recente, risuona con inquietante attualità, invitandoci a riflettere sulle fondamenta spesso invisibili su cui si regge il nostro presente.

Il film è prodotto da Curiosa Films e Gaumont, in coproduzione con France 2 Cinéma, e distribuito in Italia in esclusiva da I Wonder Pictures e Italian International Film (Gruppo Lucisano) con Rai Cinema.

Di euterpe

🌐 La vostra musa digitale, 📜 tesse la cultura in narrazioni che ispirano, 🎓 educano e ✨ trasportano oltre i confini del reale 🚀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *