BRESCIA – Una condanna a due anni e otto mesi di reclusione è stata inflitta dal giudice per le indagini preliminari di Brescia a don Jordan Coraglia, ex parroco di Castelcovati, riconosciuto colpevole del grave reato di detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza chiude, almeno per il primo grado di giudizio, una vicenda dolorosa che ha scosso profondamente la comunità locale e la diocesi bresciana.
L’uomo, 52 anni, era stato arrestato nel maggio del 2025 al termine di una complessa indagine che aveva portato al rinvenimento di circa 1.500 file, tra immagini e video, dal contenuto inequivocabile, sul suo telefono e altri dispositivi informatici. Materiale che ritraeva abusi su minori, detenuto illegalmente dal sacerdote.
L’AMMISSIONE DI COLPEVOLEZZA E IL PROCESSO
Fin dalle prime fasi successive all’arresto, don Coraglia aveva mostrato un atteggiamento collaborativo. Durante l’interrogatorio di garanzia, infatti, il sacerdote aveva ammesso le proprie responsabilità, un’ammissione che ha probabilmente influito sulla scelta del rito processuale. Il processo si è svolto con rito abbreviato, come richiesto dalla difesa, una procedura che consente uno sconto di pena in caso di condanna. La Procura aveva formulato la sua richiesta di condanna nell’udienza del 19 dicembre scorso, e il gip ha ora emesso il suo verdetto. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
I DETTAGLI DELL’INDAGINE
L’inchiesta che ha portato alla condanna di don Coraglia è nata da un filone investigativo più ampio, originato a Roma e coordinato dalla Polizia Postale, finalizzato a smantellare una rete di pedofili online. Gli inquirenti, seguendo le tracce digitali, sono giunti a identificare il sacerdote bresciano. Le indagini hanno rivelato che l’ex parroco avrebbe adottato degli stratagemmi per tentare di eludere i controlli e nascondere la sua identità. In particolare, secondo quanto emerso, avrebbe utilizzato schede SIM straniere, probabilmente inglesi, intestate a persone sconosciute, e specifiche applicazioni per scambiare i file in modo anonimo. Questo dettaglio evidenzia la premeditazione e la consapevolezza dell’illegalità delle sue azioni.
LA REAZIONE DELLA DIOCESI DI BRESCIA
La Diocesi di Brescia, non appena appresa la notizia dell’arresto, ha immediatamente preso provvedimenti. Don Coraglia è stato sospeso dal ministero sacerdotale e da ogni incarico pastorale. All’epoca dei fatti, il sacerdote era coordinatore dell’unità pastorale Santa Maria delle Nuvole, che comprende le parrocchie di Castelcovati, Cizzago e Comezzano. In una nota ufficiale, la Curia aveva espresso “profondo dolore” per la vicenda, assicurando piena collaborazione con la magistratura e sottolineando che, allo stato attuale delle indagini, non risulterebbero coinvolti minori delle comunità a lui affidate. L’ex parroco si trova attualmente agli arresti domiciliari in una struttura protetta, un eremo in Lombardia.
UN CASO CHE SCUOTE LA COMUNITÀ
La notizia della condanna ha riacceso il dibattito e lo sconcerto nella comunità di Castelcovati e nelle altre parrocchie dove don Coraglia ha prestato servizio. La figura di un sacerdote, punto di riferimento spirituale e morale, coinvolta in un reato così odioso, genera una profonda ferita nel tessuto sociale e nella fiducia dei fedeli. La vicenda di don Coraglia, purtroppo, si inserisce in un contesto più ampio di scandali legati alla pedofilia che hanno toccato la Chiesa a livello globale, sollevando questioni urgenti sulla selezione, la formazione e la vigilanza del clero.
