VASTO (Chieti) – La tensione attorno al caso dei cosiddetti “bambini del bosco” torna a salire vertiginosamente. Una nuova relazione redatta dagli assistenti sociali della casa-famiglia di Vasto, dove il nucleo familiare è ospitato, getta ombre cupe sul percorso di collaborazione con le istituzioni. Il documento, i cui contenuti sono stati anticipati dal Corriere della Sera e da Il Centro, descrive la madre dei tre minori, Catherine Birmingham, come una figura “ostile”, “squalificante” e per nulla collaborativa, aggravando un quadro già estremamente complesso e delicato.
Una frattura sempre più profonda: le accuse degli assistenti sociali
Le parole contenute nella relazione sono dure e non lasciano spazio a interpretazioni. “Questo comportamento della figura materna si sta presentando sempre più frequentemente nei confronti dell’equipe educativa”, si legge nel documento. Nonostante i “continui tentativi di trovare un dialogo e un approccio collaborativo, Catherine è spesso ostile e squalificante e deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni”. Questa descrizione evidenzia una frattura apparentemente insanabile tra la donna e gli operatori che seguono la sua famiglia.
Gli assistenti sociali sottolineano come l’atteggiamento della madre non sia un fatto isolato, ma una costante che mina alla base ogni sforzo di mediazione. La relazione parla di una donna profondamente provata e esasperata dalla situazione, al punto che sarebbe stato suggerito l’intervento di uno “psicologo” per fornirle supporto. La sua diffidenza è totale: “Non si fida di nessuno”, scrivono gli operatori, “e ciò influenza i bambini che, a suo dire, sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa”.
I punti di scontro: vaccini ed educazione
La relazione mette in luce due aree di conflitto principali che rendono la convivenza nella struttura particolarmente problematica: la salute e l’istruzione dei figli.
- Contrarietà ai vaccini: Secondo quanto riportato, Catherine Birmingham avrebbe espresso una ferma opposizione alla somministrazione dei vaccini ai suoi tre bambini. Un punto, questo, che si scontra frontalmente con le pratiche sanitarie standard previste per i minori inseriti in un percorso di tutela.
- Rifiuto del supporto educativo: Un altro terreno di scontro riguarda l’istruzione. La madre si sarebbe opposta all’affiancamento di un’educatrice durante le lezioni che i figli stanno seguendo all’interno della casa-famiglia. In un episodio specifico, la donna avrebbe rimproverato l’educatrice davanti a una delle figlie, portando la bambina a chiudere il libro in segno di reazione.
Il ruolo mediatore del padre
In questo clima di forte tensione, emerge una figura più conciliante: quella del marito, Nathan Trevallion. A differenza della moglie, l’uomo viene descritto nella relazione come un elemento di mediazione. In particolare, avrebbe cercato di tranquillizzare Catherine e di fare da ponte con gli operatori, soprattutto in occasione della somministrazione dei vaccini ai figli, tentando di rassicurarla e di facilitare la procedura. Questo atteggiamento differente del padre potrebbe rappresentare un elemento cruciale nelle future valutazioni del Tribunale per i minorenni.
Il contesto di una vicenda complessa
La famiglia Trevallion-Birmingham è al centro dell’attenzione mediatica da quando, nel novembre 2025, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli dalla loro casa isolata nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, sospendendo la responsabilità genitoriale. La decisione era stata presa a seguito di una segnalazione scattata dopo un’intossicazione da funghi, che aveva sollevato preoccupazioni sulle condizioni igienico-sanitarie, sulla socializzazione e sull’istruzione dei bambini.
Da allora, la famiglia vive in una situazione anomala: i bambini e la madre sono ospitati nella stessa struttura protetta a Vasto, ma Catherine può vedere i figli solo in momenti prestabiliti, come durante i pasti. Il padre Nathan, invece, ha a disposizione solo due ore di colloquio a settimana. Questa nuova relazione dei servizi sociali si inserisce in un quadro già teso, e contrasta con una precedente perizia della Neuropsichiatria Infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti, che aveva invece sottolineato l’importanza di “ripristinare una consuetudine affettiva” e la continuità dei legami familiari per superare il disagio mostrato dai bambini.
Quali prospettive per il futuro?
Il contenuto di questa ultima relazione complica notevolmente il percorso verso un possibile ricongiungimento familiare. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dovrà ora valutare elementi contrastanti: da un lato, le perizie che spingono per preservare il legame genitoriale; dall’altro, le gravi criticità sollevate dagli operatori che vivono quotidianamente il rapporto con la madre. La battaglia legale è tutt’altro che conclusa e il futuro di questa famiglia, divisa tra un ideale di vita alternativo e le regole della società, resta appeso a un filo sottilissimo.
