San José – Il Costa Rica ha una nuova presidente, ma il suo cammino si preannuncia tutt’altro che in discesa. Laura Fernández Delgado, candidata del partito di destra al governo Partido Pueblo Soberano (PPSO), ha trionfato alle elezioni del primo febbraio 2026, ottenendo una vittoria netta al primo turno con il 48,5% dei voti. Un risultato che le ha permesso di superare ampiamente la soglia del 40% necessaria per evitare il ballottaggio, distaccando nettamente il suo principale avversario, Álvaro Ramos Chaves del Partido Liberación Nacional (PLN), fermatosi al 33,3%. Tuttavia, la vera partita per la neoeletta presidente si giocherà all’interno dell’Assemblea Legislativa, dove il suo partito, pur avendo ottenuto la maggioranza assoluta, non ha raggiunto i numeri per governare senza ostacoli.
Una vittoria a metà: la sfida della maggioranza qualificata
Il PPSO si è assicurato 31 dei 57 seggi in parlamento, un risultato storico che non si vedeva dal 1982 e che configura l’assemblea meno frammentata degli ultimi 24 anni. Questa maggioranza assoluta, però, non basta. Per approvare riforme costituzionali, aumenti delle tasse, nominare magistrati della Corte Suprema o convocare referendum, è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi, corrispondente a 38 voti. Un traguardo che il partito di governo ha mancato per sette seggi, aprendo così uno spazio di manovra cruciale per le forze di opposizione.
I partiti tradizionali, tra cui il PLN di Ramos (che ha ottenuto 17 seggi) e il Frente Amplio (con 7 seggi), si stanno già organizzando per costruire quello che è stato definito un “cordone sanitario” parlamentare. L’obiettivo è chiaro: costringere il governo di Laura Fernández al dialogo e bloccare qualsiasi iniziativa legislativa che possa minare i controlli istituzionali o accentrare eccessivamente il potere. Il timore, condiviso da molti osservatori interni e internazionali, è una possibile deriva autoritaria sulla scia del predecessore e mentore politico di Fernández, Rodrigo Chaves, il cui mandato è stato caratterizzato da uno stile di governo conflittuale e da attacchi alle istituzioni democratiche.
L’eredità di Chaves e le preoccupazioni per la democrazia
Laura Fernández, 39 anni, ex ministra della Pianificazione e della Presidenza nel governo Chaves, si è presentata come l’erede politica del presidente uscente, promettendo un “cambiamento profondo e irreversibile” per fondare la “terza repubblica”. La sua campagna elettorale si è concentrata su temi come la sicurezza, proponendo un approccio di “linea dura” sul modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele, e la difesa dei valori tradizionali come vita e famiglia. Questa piattaforma le ha garantito un ampio mandato popolare, ma ha anche sollevato preoccupazioni riguardo al futuro della democrazia costaricana, considerata a lungo una delle più stabili della regione.
L’ex presidente e premio Nobel per la pace Oscar Arias ha dichiarato che in queste elezioni era in gioco “la sopravvivenza della democrazia”. Le opposizioni denunciano il rischio di una concentrazione del potere e di un indebolimento dello stato di diritto, un timore alimentato dalla retorica della neoeletta presidente, che nel suo primo discorso ha promesso dialogo ma ha anche ribadito la chiarezza del suo mandato popolare.
La strategia dell’opposizione: tra unità e frammentazione
La sfida per l’opposizione è duplice. Da un lato, deve trovare un’unità d’intenti per sfruttare i numeri in parlamento e fungere da efficace contrappeso al governo. Dall’altro, deve fare i conti con la propria frammentazione e con la necessità di riconquistare la fiducia di un elettorato che ha chiaramente premiato la continuità con l’amministrazione Chaves. La capacità del PLN, del Frente Amplio e delle altre forze minori di superare le divisioni interne sarà decisiva per il successo della loro strategia di contenimento.
Un’altra incognita è rappresentata dal possibile ricorso ai referendum. Forte del suo successo elettorale, Laura Fernández potrebbe essere tentata di aggirare il blocco parlamentare appellandosi direttamente al popolo per far approvare le sue riforme più controverse. Si profila dunque uno scenario politico complesso e potenzialmente conflittuale, in cui l’equilibrio dei poteri sarà costantemente messo alla prova. Il Costa Rica si trova a un bivio: proseguire sulla strada di un populismo di destra che promette ordine e cambiamento o difendere le fondamenta della sua storica democrazia liberale.
