Il cinema italiano accoglie una nuova voce, capace di raccontare con garbo e profondità le inquietudini di una generazione in bilico. Si tratta di Alberto Palmiero, classe 1997, che con il suo film d’esordio, Tienimi presente, ha conquistato il prestigioso Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma. L’opera, un racconto intimo e a tratti autobiografico, arriverà nelle sale il 26 febbraio, con distribuzione Fandango, promettendo di toccare le corde di un pubblico vasto e anagraficamente trasversale.

Il ritorno a casa: trama di una crisi esistenziale

Tienimi presente ci conduce nel mondo di Alberto, un alter ego dello stesso regista, un giovane cineasta di ventisette anni che, dopo anni di tentativi e speranze coltivate a Roma, si scontra con la dura realtà dell’industria cinematografica. Deluso dai silenzi dei produttori e dalla sensazione di non riuscire a realizzare il suo sogno, decide di fare un passo indietro, tornando nella sua città natale, Aversa, in provincia di Caserta.

Questo ritorno non è una resa, ma una sospensione, un viaggio non solo geografico ma interiore. Palmiero ci immerge nei ritmi lenti della vita di provincia, un microcosmo fatto di affetti familiari, chiacchierate con gli amici d’infanzia e nuovi incontri che sembrano offrire un inaspettato rifugio. Attraverso uno stile che mescola leggerezza e malinconia, il film esplora il difficile equilibrio tra le aspettative del mondo esterno e il bisogno di dare un senso alla propria esistenza. La crisi del protagonista è raccontata con un’autoironia disarmante, trasformando la frustrazione in un’occasione di riscoperta e, forse, di rinascita.

Lo specchio di una generazione

Come sottolineato dallo stesso Palmiero, la sua è una storia molto personale, ma che ambisce a “rispecchiare anche quel rapporto che la mia generazione può avere con le aspettative del mondo esterno”. Il film intercetta con sensibilità un sentimento diffuso tra i giovani di oggi: la difficoltà nel trovare un equilibrio tra benessere personale, realizzazione e le pressioni sociali. Tienimi presente diventa così un racconto universale sulla ricerca di senso, sulla paura del fallimento e sulla forza necessaria per rialzarsi.

La narrazione, che in origine aveva una forma più documentaristica, ha trovato una sua struttura più canonica grazie anche ai consigli preziosi di un maestro del cinema italiano, Marco Bellocchio. Palmiero, diplomatosi al Centro Sperimentale, ha infatti collaborato con Bellocchio attraverso le iniziative di “Fare Cinema” a Bobbio. Il regista piacentino, che appare anche in un cameo nel film, insieme alla moglie e montatrice Francesca Calvelli, ha guidato il giovane autore nel trovare il giusto ritmo per un’opera che affronta un conflitto “quasi esistenziale”.

Una produzione d’autore

Il film è prodotto da Kavac Film in collaborazione con Rai Cinema, e porta le firme di produttori di spicco come Simone Gattoni, Gianluca Arcopinto e lo stesso Marco Bellocchio. Questa sinergia produttiva testimonia la fiducia riposta nel talento di Palmiero e nel valore di un cinema d’autore capace di parlare al presente. La scelta del regista di mettersi in scena in prima persona, affiancato da un cast che include Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore e Carlo Palmiero, conferisce all’opera un’autenticità rara e toccante.

Palmiero descrive il film come un “atto di ribellione”, un modo per riappropriarsi del proprio sogno e per “reclamare il potermi ancora definire un regista”. Il finale aperto, privo di messaggi precostituiti, lascia allo spettatore la libertà di interpretazione, concentrandosi piuttosto sulla conquista di una forza interiore, sulla ritrovata spinta per andare avanti, nonostante tutto. Un esordio minimalista e sincero che trasforma lo smarrimento in un racconto intimo, ironico e profondamente contemporaneo.

Di euterpe

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