TORINO – In un’epoca dominata dalla connessione perpetua e dalle infinite sollecitazioni del mondo digitale, la sfida educativa per i genitori assume contorni sempre più complessi e urgenti. È in questo scenario che si inserisce il prezioso ciclo di incontri ‘Crescere – dalla Beta alla Zeta’, un’iniziativa promossa dall’Associazione Forme in Bilico con il sostegno della Fondazione Omi e in collaborazione con il Comune di Torino. Un percorso di riflessione e approfondimento che, dopo un esordio dedicato alla ‘Pedagogia del sentire e dell’ascolto’, si appresta ad affrontare uno dei nodi cruciali della genitorialità contemporanea.

Il prossimo 10 febbraio, l’attenzione si concentrerà sull’incontro dal titolo emblematico: ‘Esci da quella stanza. Come e perché rimettere i nostri figli fuori nel mondo’. Protagonista dell’evento sarà Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, una delle voci più autorevoli nel panorama nazionale sui temi legati all’infanzia e all’adolescenza. Il suo intervento promette di essere un faro per tutti quei genitori che si interrogano su come guidare i propri figli in un mondo in cui il confine tra reale e virtuale è sempre più labile.

Il “Paese dei Balocchi” Digitale: una Minaccia Silenziosa

Il pensiero di Pellai è tanto lucido quanto allarmante: “Oggi più che mai, la sfida della crescita comporta far uscire un figlio dallo spazio compresso della sua cameretta, in cui – quasi senza accorgersene – si è autorecluso”. Secondo lo psicoterapeuta, il vero avversario di una genitorialità efficace è rappresentato da un moderno “paese dei balocchi”: le piattaforme online. Queste hanno trasformato le stanze dei ragazzi in parchi giochi perenni, attivi 24 ore su 24, che rischiano di risucchiare la loro attenzione e di allontanarli dalle esperienze fondamentali per uno sviluppo sano ed equilibrato.

Le due colonne portanti dell’età evolutiva, il gioco e la socializzazione, vengono stravolte dal mondo online. Il gioco in presenza, fatto di contatto fisico, di regole condivise e di negoziazione, viene sostituito da esperienze virtuali solitarie o mediate da uno schermo. La socializzazione, intesa come costruzione di relazioni autentiche basate sull’empatia e sulla comprensione dell’altro, rischia di essere rimpiazzata da interazioni superficiali e dalla creazione di un “falso sé” digitale.

Un Ciclo di Incontri per una Comunità Educante

L’iniziativa ‘Crescere – dalla Beta alla Zeta’ si propone come uno spazio di dialogo e confronto per affrontare queste sfide. Organizzato dall’Associazione Forme in Bilico, ente che si occupa di promuovere la circolazione di idee tra educazione, arte, scuola e terapia, il ciclo di incontri gode del sostegno della Fondazione Omi, impegnata nell’educazione, formazione e promozione artistica a Torino. La collaborazione con il Comune di Torino sottolinea l’importanza che le istituzioni locali attribuiscono a queste tematiche, riconoscendo la necessità di supportare le famiglie nel loro complesso compito educativo.

Il primo appuntamento ha visto la partecipazione della produttrice televisiva Mussi Bollini e dello scrittore per l’infanzia Bruno Tognolini, che hanno esplorato la “Pedagogia del sentire e dell’ascolto”. Ora, con Alberto Pellai, il focus si sposta sulla necessità di un’azione concreta per “riportare i nostri figli nel mondo”, come recita il sottotitolo del suo libro “Esci da quella stanza”, scritto con Barbara Tamborini.

Strategie per Genitori “Allenatori di Vita”

Ma quali sono, in concreto, le strategie che i genitori possono adottare? Pellai esorta ad abbandonare approcci educativi tradizionali ormai inefficaci per intraprendere una nuova direzione. È fondamentale, secondo l’esperto, arginare la pervasività del digitale e degli smartphone, definendo limiti chiari e rinegoziando tempi, spazi e routine. Si tratta di un compito arduo, soprattutto considerando che spesso sono gli stessi adulti a essere distratti dai medesimi dispositivi che vorrebbero limitare ai figli.

Essere genitori competenti oggi significa diventare “allenatori alla vita”, capaci di fornire ai ragazzi gli strumenti per affrontare la realtà, con le sue fatiche e le sue soddisfazioni. Questo implica promuovere attività all’aria aperta, incoraggiare le relazioni con i coetanei e riscoprire il valore del gioco non strutturato, lontano dagli schermi. L’obiettivo è quello di aiutare i giovani a sviluppare quelle competenze emotive e sociali che il mondo virtuale non può insegnare e che sono indispensabili per diventare adulti consapevoli e resilienti.

Di davinci

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