Torino – La giornata del 31 gennaio scorso ha trasformato il cuore di Torino in un teatro di violenza urbana. Quella che doveva essere una manifestazione nazionale di solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre, si è tramutata in quella che la Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) Irene Giani ha definito una “vera e propria guerriglia urbana”. Nelle sue ordinanze, la giudice ha sottolineato come gli scontri siano stati il risultato di un’azione “evidentemente preordinata e organizzata” da parte di una frangia di manifestanti.

La dinamica degli scontri: da corteo a guerriglia

Il corteo, inizialmente pacifico e partecipato da migliaia di persone provenienti da tutta Italia, ha cambiato volto intorno alle 17:50. All’altezza di Corso Regio Parco, un gruppo consistente di circa 1.500 persone si è staccato dal percorso autorizzato, si è travisato e ha puntato verso Corso Regina Margherita, dove erano schierate le forze dell’ordine a protezione della ex sede di Askatasuna. È in questo frangente, secondo la ricostruzione della Gip Giani, che la manifestazione si è conclusa per lasciare spazio alla violenza.

I manifestanti, descritti come “facinorosi travisati”, hanno occupato le carreggiate e dato il via a ripetuti attacchi contro le forze dell’ordine. Sono stati utilizzati scudi in lamiera, ed è stato lanciato un fitto campionario di oggetti: pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe carta e persino pezzi di selciato e cartellonistica stradale. La violenza è ulteriormente escalation con l’esplosione di batterie di artifici pirotecnici, lanciati anche con tubi artigianali, e l’incendio di cassonetti per creare barricate.

Il bilancio: feriti e arresti

Gli scontri hanno provocato un numero significativo di feriti tra le forze dell’ordine, con alcune fonti che riportano fino a 108 agenti contusi. Tra gli episodi più gravi, spicca l’aggressione a un agente del reparto mobile di Padova, Alessandro Calista, accerchiato e colpito violentemente, anche con un martello. Le indagini della Digos, basate sull’analisi di centinaia di ore di filmati, hanno portato all’arresto di tre persone.

La Gip Giani ha convalidato gli arresti applicando misure cautelari diverse: arresti domiciliari per Angelo Francesco Simonato, 22enne della provincia di Grosseto, ritenuto parte del gruppo che ha aggredito l’agente Calista, e obbligo di firma per Matteo Campaner, 35 anni, e Pietro Desideri, 31 anni, entrambi torinesi. Simonato è accusato di concorso in lesioni personali aggravate, violenza a pubblico ufficiale e rapina, per aver partecipato anche al furto dello scudo e di altra attrezzatura del poliziotto. La Procura di Torino sta valutando di presentare appello contro le scarcerazioni.

L’aggressione alla troupe della Rai

Nel contesto di caos e violenza, si è verificata anche una “brutale aggressione” ai danni di una troupe della Rai. La giornalista Bianca Leonardi e il suo operatore, del programma “Far West”, sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi. La loro attrezzatura è stata distrutta mentre venivano lanciati sassi. La Rai ha condannato fermamente l’accaduto, definendolo “un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo”. L’azienda ha inoltre sottolineato come l’aggressione sia particolarmente grave, dato che “Far West” aveva realizzato un’inchiesta proprio su Askatasuna. L’episodio ha suscitato la ferma condanna da parte della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), Usigrai e Associazione Stampa Subalpina, che hanno parlato di “ennesima intimidazione a chi documenta i fatti”.

Le reazioni politiche e il dibattito

I gravi fatti di Torino hanno innescato un acceso dibattito politico. Numerosi esponenti, dalla maggioranza all’opposizione, hanno condannato la violenza. Il Consiglio Regionale del Piemonte ha visto la presentazione di sette ordini del giorno da parte di diversi gruppi politici, tutti volti a condannare gli scontri e a esprimere solidarietà alle forze dell’ordine e ai giornalisti aggrediti. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo al Senato, ha negato un uso eccessivo della forza da parte della polizia e ha annunciato l’intenzione del governo di lavorare a una norma per un più efficace intervento preventivo contro i violenti nelle manifestazioni.

La vicenda di Torino solleva interrogativi profondi sul diritto a manifestare e sui limiti che lo separano dalla violenza organizzata, ponendo ancora una volta al centro del dibattito pubblico la gestione dell’ordine pubblico e la tutela della libertà di stampa.

Di veritas

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