Il mondo del calcio italiano ha trattenuto il fiato durante il match tra Cremonese e Inter, disputato allo stadio Zini di Cremona, non per una prodezza atletica, ma per un gesto sconsiderato che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. Al terzo minuto del secondo tempo, un petardo lanciato dal settore ospiti, occupato dai tifosi nerazzurri, è esploso a pochi passi dal portiere grigiorosso Emil Audero, causandone il momentaneo stordimento e la sospensione della partita per circa tre minuti. Un episodio che ha scatenato un’ondata di indignazione e ha messo in moto la macchina della giustizia sportiva e ordinaria.
La decisione del Giudice Sportivo: multa massima e diffida
A fronte di un’attesa carica di speculazioni, che spaziavano dalla chiusura dello stadio a sanzioni più severe, la decisione del Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea ha delineato un quadro preciso. L’Inter è stata sanzionata con un’ammenda di 50.000 euro e una diffida specifica. Si tratta della cifra massima che il codice di giustizia sportiva consente di comminare come multa a un club. La diffida, inoltre, funge da severo monito: al ripetersi di comportamenti simili che mettano a rischio l’incolumità di tesserati o personale, verranno applicate sanzioni ben più aspre, come la chiusura di uno o più settori dello stadio o l’obbligo di disputare gare a porte chiuse.
La motivazione dietro questa sentenza, che alcuni hanno definito “leggera”, risiede in due attenuanti fondamentali che il Giudice ha voluto valorizzare. In primo luogo, il “comportamento disponibile e collaborativo della Società ai fini della quasi immediata identificazione dei responsabili dell’accaduto”. In secondo luogo, la “palese dissociazione dalle gravi manifestazioni in atto”, dimostrata concretamente anche dai calciatori in campo, come Lautaro Martinez e Federico Dimarco, che si sono subito sincerati delle condizioni di Audero e si sono rivolti con gesti di disapprovazione verso i propri tifosi.
L’analisi dell’esperto e le sanzioni evitate
Prima ancora del verdetto ufficiale, l’avvocato ed esperto di diritto sportivo Roberto Afeltra, intervenuto a “Radio Anch’io Sport”, aveva tracciato uno scenario molto simile a quello poi concretizzatosi. Afeltra aveva sottolineato un dettaglio decisivo: il fatto che Audero avesse potuto proseguire e concludere la gara escludeva l’applicazione della sanzione massima, ovvero la sconfitta a tavolino per 3-0. “Se il portiere avesse dovuto abbandonare il campo parzialmente o definitivamente, ci poteva essere il rischio di applicazione della perdita della gara”, aveva spiegato il legale.
L’avvocato aveva anche escluso categoricamente l’ipotesi di una penalizzazione di punti in classifica per l’Inter, definendola “non prevista dalle norme” per questo tipo di infrazione. Le sue previsioni si erano concentrate su un ventaglio di sanzioni che andavano dalla multa alla chiusura di un settore o alla disputa di una gara a porte chiuse, esattamente la direzione poi intrapresa, seppur nella sua forma meno severa, dal Giudice Sportivo.
Le conseguenze oltre la giustizia sportiva
La vicenda non si è esaurita con la decisione sportiva. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Ministero dell’Interno ha agito con fermezza, disponendo il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo 2026, con l’unica eccezione del derby di Milano, che non comporta movimenti su larga scala delle tifoserie. Questo provvedimento mira a prevenire il ripetersi di episodi violenti e a tutelare la sicurezza pubblica.
Inoltre, le indagini delle forze dell’ordine hanno portato all’identificazione e all’arresto del responsabile del lancio, un ultras diciannovenne. Un’azione rapida che rafforza il principio della responsabilità individuale e che ha contribuito a fornire alla società Inter una delle attenuanti decisive in sede di giudizio sportivo.
Il gesto, oltre a mettere a repentaglio l’incolumità di un atleta, riaccende il perenne dibattito sulla responsabilità oggettiva delle società, un principio cardine del diritto sportivo che chiama i club a rispondere dei comportamenti dei propri sostenitori. La decisione del Giudice Mastrandrea, pur punendo l’Inter, ha dimostrato come un atteggiamento proattivo e di netta condanna da parte della società possa influenzare in modo significativo l’entità della sanzione finale.
