Roma – Un clima di alta tensione ha caratterizzato il tavolo nazionale sul settore automotive, convocato a Palazzo Piacentini dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Mentre all’interno del ministero si discuteva del futuro di un comparto strategico per l’economia italiana, all’esterno un presidio di centinaia di lavoratori, arrivati da tutta Italia, manifestava per chiedere risposte concrete e un futuro certo. La riunione ha visto la partecipazione di tutti gli attori chiave: i vertici di Stellantis, le Regioni coinvolte nella produzione di veicoli, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali. Sul tavolo, una crisi profonda che i sindacati non esitano a definire drammatica.

Il grido d’allarme dei sindacati: “Un processo di autodistruzione”

Le parole dei leader sindacali presenti all’incontro dipingono un quadro a tinte fosche. Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, ha parlato senza mezzi termini di un “processo di autodistruzione del sistema dell’automotive” che deve essere fermato. “Quello di oggi è un incontro che deve dare delle risposte”, ha dichiarato, sottolineando la totale assenza di una politica industriale per il settore. De Palma ha ricordato le promesse del ministro Urso di superare il milione di vetture prodotte in Italia, a fronte di una realtà che vede la produzione attuale al di sotto delle 300.000 unità. La Fiom-Cgil stima che siano a rischio circa 10.000 posti di lavoro, con lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali.

Sulla stessa linea Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, che ha definito il 2025 un “anno orribile” e ha denunciato una situazione insostenibile negli stabilimenti, con produzioni ridotte ai minimi termini e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. “Vogliamo una risposta definitiva da parte del governo. Non possiamo aspettare fino a maggio quando Stellantis presenterà il piano industriale”, ha affermato Palombella, chiedendo che il gruppo automobilistico presenti in Italia i suoi piani futuri prima che a Detroit.

Anche Ferdinando Uliano, numero uno della Fim-Cisl, ha lanciato l’allarme, evidenziando come la produzione si sia praticamente dimezzata dall’inizio del tavolo automotive nel 2023. “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”, ha dichiarato Uliano. Secondo il leader della Fim, è necessario che Stellantis anticipi il piano industriale per riempire di lavoro gli stabilimenti e che il governo faccia la sua parte, anche a livello europeo, chiedendo deroghe agli investimenti per il settore.

La posizione del Governo e il nuovo Fondo Automotive

Il ministro Adolfo Urso ha aperto i lavori rivendicando il ruolo dell’Italia nell’aver ottenuto una revisione anticipata del regolamento europeo sulle emissioni di CO2, ma ha definito la proposta della Commissione UE “affatto sufficiente”. “Servono cambiamenti radicali, non maquillage. Servono subito: il tempo è scaduto”, ha dichiarato Urso, annunciando un’intesa con la Germania e la volontà di coinvolgere anche la Francia per fare fronte comune a Bruxelles. Il ministro ha sottolineato la necessità di un pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, dello sviluppo dei biocarburanti e della tutela del “Made in Europe”.

Durante l’incontro, i tecnici del ministero hanno presentato il nuovo Dpcm che programma le risorse del Fondo Automotive fino al 2030, per un totale di circa 1,6 miliardi di euro. Di questi, il 75% sarà destinato all’offerta, con 750 milioni per accordi di innovazione e ricerca. Una mossa che, tuttavia, non sembra aver placato le preoccupazioni dei sindacati, che denunciano una riduzione del fondo rispetto agli 8 miliardi iniziali.

Stellantis conferma gli impegni, ma il futuro resta incerto

Da parte sua, Stellantis, per bocca del responsabile Enlarged Europe Emanuele Cappellano, ha confermato l’impegno per l’Italia, definendola un “punto di riferimento nel futuro per il Gruppo”. Sono state annunciate diverse novità, tra cui un aumento della produzione già nel 2026, nuovi modelli per gli stabilimenti di Melfi (un modello in più), Cassino (nuova Maserati Grecale) e Atessa (nuova generazione di veicoli commerciali), e la prosecuzione del motore GSE a Termoli oltre il 2030. Il gruppo ha anche confermato 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani per il 2026.

Nonostante queste rassicurazioni, Cappellano ha ammesso che “il momento che stiamo vivendo non è certamente facile” e ha richiesto un piano nazionale per migliorare la competitività del settore, agendo sui costi dell’energia e del lavoro che penalizzano l’Italia. I sindacati, pur prendendo atto delle novità, restano scettici. La Fiom parla di annunci a cui deve seguire un confronto serrato sul piano industriale, mentre la Uilm sottolinea come il piano sembri dipendere da condizioni di mercato ancora incerte. L’attesa è ora per il 21 maggio, quando Stellantis presenterà il nuovo piano strategico durante l’Investor Day negli Stati Uniti.

Una crisi di sistema in un contesto europeo complesso

La crisi del settore automotive italiano si inserisce in un contesto europeo di grande difficoltà. La transizione verso l’elettrico, la concorrenza globale, l’aumento dei costi energetici e le incertezze normative stanno mettendo a dura prova l’intera filiera. La richiesta dei sindacati e delle imprese è unanime: serve una politica industriale chiara, sia a livello nazionale che europeo, che sostenga l’innovazione, tuteli l’occupazione e garantisca un futuro a un settore che per l’Italia non è solo un pilastro economico, ma parte della sua storia industriale. Il tavolo al Mimit è solo l’inizio di un percorso che si preannuncia lungo e complesso, dal cui esito dipenderà il destino di decine di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.

Di atlante

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