MONFALCONE – Un semplice cartello conficcato nella pietra, recante la scritta “Vietato sedersi”, è diventato il catalizzatore di tensioni latenti e di un acceso dibattito pubblico a Monfalcone, comune in provincia di Gorizia. Installato da pochi giorni sui gradoni della scalinata Norma Cossetto, affacciata sul porticciolo Nazario Sauro, il divieto ha provocato l’immediata reazione di una parte della cittadinanza, che vi ha letto un atto discriminatorio, l’ultimo di una serie di provvedimenti percepiti come ostili nei confronti della numerosa comunità straniera, in particolare quella bengalese.

La risposta non si è fatta attendere. Nonostante la pioggia battente, domenica scorsa quasi un centinaio di persone si sono date appuntamento per un singolare sit-in. Per protesta, e per proteggersi dal bagnato, i manifestanti si sono seduti sui gradoni “proibiti”, utilizzando simbolicamente dei sacchi vuoti dell’immondizia come cuscini. Un gesto “irridente”, come lo ha definito Arturo Bertoli, presidente dell’Associazione Monfalcone Interetnica e promotore dell’iniziativa, volto a sottolineare l’assurdità di un divieto considerato senza senso e senza precedenti.

Le ragioni della protesta e le critiche all’amministrazione

Secondo i manifestanti e le forze di opposizione in consiglio comunale, il cartello sarebbe l’ennesima misura di un’amministrazione che da tempo adotta politiche divisive. L’impressione diffusa è che il divieto miri a scoraggiare la sosta in un luogo frequentato abitualmente da molti cittadini di origine straniera, che vi si ritrovano per socializzare. Questa iniziativa si inserisce in un solco di azioni controverse, tra cui:

  • Il divieto di indossare il burkini nella spiaggia di Marina Julia.
  • Limitazioni alla pratica del gioco del cricket, molto popolare tra la comunità del sud-est asiatico.
  • L’installazione di cancelli ai parchi pubblici.
  • La rimozione di panchine da alcune piazze.
  • La chiusura di centri di preghiera islamici.

Le critiche si sono concentrate anche sulla legittimità formale del provvedimento. Il cartello, infatti, non riporta alcuna indicazione normativa, numero di delibera o atto amministrativo che lo giustifichi, né prevede sanzioni per i trasgressori. Un dettaglio che, secondo il capogruppo del Partito Democratico Diego Moretti, lo rende di fatto nullo. “Siamo davanti a un paradosso architettonico e sociale”, ha commentato Michela Percuzzi di Insieme con Moretti, ricordando come i progetti originali di riqualificazione del porticciolo prevedessero proprio l’uso dei gradoni come luogo di sosta e socialità.

La difesa del Sindaco e il contesto socio-economico

Interpellato sulla questione, il sindaco di Monfalcone, Luca Fasan, ha fornito una versione differente. Ha spiegato che il cartello avrebbe una funzione temporanea, destinata a durare fino a Pasqua, quando è prevista l’apertura di un nuovo esercizio commerciale nelle vicinanze. Lo scopo, ha dichiarato il primo cittadino, sarebbe quello di fungere da “deterrente” contro l’abbandono di rifiuti e garantire il decoro urbano, negando qualsiasi intento discriminatorio. “Si tratta di un cartello temporaneo, che si è deciso di installare esclusivamente perché ultimamente molte persone, sedendosi, hanno lasciato immondizie sulle gradinate”, ha precisato Fasan, assicurando che non verranno emesse multe.

Questa vicenda si inserisce in un contesto sociale complesso. Monfalcone è uno dei comuni italiani con la più alta percentuale di residenti stranieri, circa il 30% della popolazione totale di quasi 30.000 abitanti. La comunità più numerosa è quella proveniente dal Bangladesh, che conta circa 4.700 persone, la cui presenza è strettamente legata all’impiego nel colosso della cantieristica navale, Fincantieri. Un’industria che rappresenta il cuore economico della città ma anche il fulcro di dinamiche sociali complesse, dove la necessità di manodopera si scontra con le sfide dell’integrazione.

La polemica sul “Vietato sedersi” va quindi oltre il singolo episodio, toccando nervi scoperti come la gestione degli spazi pubblici, la convivenza tra culture diverse e il ruolo delle istituzioni nel promuovere un clima di inclusione o di esclusione. Mentre la protesta simbolica ha acceso i riflettori nazionali su Monfalcone, la città si interroga sul proprio futuro e sulla capacità di trasformare le sue contraddizioni in una risorsa per una crescita condivisa.

Di veritas

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