In un intervento che ha riacceso il dibattito sulla memoria storica e i limiti della libertà di espressione, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), ha lanciato una proposta forte e chiara: rendere il saluto romano e “tutte le forme che offendono la memoria” un comportamento penalmente sanzionato all’interno di una nuova legge sull’antisemitismo. La richiesta è emersa a margine del convegno “Antisemitismo. Una tragedia che non finisce. Quando la storia riaffiora e interroga il presente“, tenutosi al Senato della Repubblica, in un momento di particolare rilevanza simbolica, vicino al Giorno della Memoria.
Secondo la presidente Di Segni, non si tratta semplicemente di vietare un gesto, ma di “tipizzare la nostalgia”. L’obiettivo è colpire un’area grigia del nostro ordinamento, dove la rievocazione del fascismo e del nazismo prospera attraverso simboli, parole distorte, cerimonie commemorative e persino un “business intorno ai souvenir”. La proposta mira a superare l’attuale impianto normativo che, per punire tali atti, richiede la dimostrazione di un’istigazione a commettere reato o di un’aggravante razziale. “Questo deve offendere l’Italia repubblicana”, ha sottolineato Di Segni, evidenziando come la salvaguardia della memoria sia una “responsabilità italiana”.
Il Contesto Giuridico: Tra Legge Scelba e Legge Mancino
La proposta si inserisce in un quadro giuridico complesso e da tempo dibattuto. L’ordinamento italiano già prevede strumenti per contrastare l’apologia del fascismo, principalmente attraverso due leggi:
- La Legge Scelba (n. 645/1952), che punisce chiunque promuova o organizzi la ricostituzione del disciolto partito fascista. L’articolo 5, in particolare, sanziona chi compie “manifestazioni esteriori di carattere fascista”.
- La Legge Mancino (n. 205/1993), che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitamento alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.
Tuttavia, l’applicazione di queste leggi è stata spesso oggetto di interpretazioni giurisprudenziali non univoche. Una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione ha stabilito che il saluto romano integra il reato previsto dalla Legge Scelba solo se sussiste un “concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Allo stesso tempo, può configurarsi anche il delitto previsto dalla Legge Mancino se legato a scopi di incitamento all’odio o alla discriminazione. La proposta di Di Segni mira a creare una fattispecie di reato più specifica, che sanzioni l’offesa alla memoria in sé, indipendentemente dalla prova di un pericolo concreto di sovversione dell’ordine democratico.
Il Dibattito Politico e le Prospettive di una Nuova Legge
L’appello della presidente dell’UCEI arriva mentre in Senato è in discussione una proposta di legge contro l’antisemitismo. Il percorso legislativo, tuttavia, si presenta complesso e segnato da divisioni politiche. I nodi principali riguardano l’eventuale introduzione di sanzioni penali e la definizione stessa di antisemitismo, con un dibattito acceso sull’adozione di quella formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).
La richiesta di sanzionare penalmente il saluto romano rischia di creare ulteriori “fratture politiche”, anche all’interno della maggioranza di governo. Nonostante ciò, l’iniziativa ha trovato sponda in alcune proposte allo studio a Palazzo Chigi, dove la struttura del Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, Pasquale Angelosanto, sta valutando l’introduzione di un’aggravante penale per “offesa alla memoria della Shoah”. Questa misura sarebbe pensata anche per tutelare figure simbolo come la senatrice a vita Liliana Segre, spesso bersaglio di insulti e minacce.
Il convegno al Senato, organizzato dal senatore Maurizio Gasparri, ha visto prove di dialogo tra maggioranza e opposizione, con la partecipazione anche del senatore del PD Graziano Delrio, entrambi firmatari di disegni di legge sul tema. L’obiettivo condiviso sembra essere quello di arrivare a una legge efficace, ma le divergenze sui contenuti restano significative.
Una Questione di Memoria e Responsabilità
La proposta di Noemi Di Segni va oltre la dimensione puramente legale, toccando il cuore della coscienza civile del Paese. In un’epoca segnata dal riaffiorare di episodi di intolleranza e da un crescente antisemitismo, come dimostrano i dati recenti (+963 episodi nel 2025, quasi il doppio dell’anno precedente), la questione di come trattare i simboli del passato diventa cruciale. L’offesa alla memoria della Shoah, la più grande tragedia del XX secolo, non è solo un attacco a una comunità, ma una ferita inferta ai valori fondanti della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazifascismo.
Criminalizzare la “nostalgia” per un regime che ha soppresso le libertà e si è macchiato di crimini contro l’umanità rappresenta, nella visione dei proponenti, un passo necessario per rafforzare le difese democratiche e per educare le nuove generazioni al rispetto della storia e della dignità umana. La sfida per il legislatore sarà quella di trovare un equilibrio tra la tutela della memoria e la salvaguardia dei principi di libertà di espressione, definendo con precisione i contorni di un reato che possa essere efficace senza diventare uno strumento di repressione indiscriminata del pensiero.
