Un concerto di protesta, un grido d’allarme levato attraverso la musica. È la cronaca di una mattinata di mobilitazione quella che ha visto protagonisti i professori d’orchestra e i lavoratori della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana (Foss), scesi in piazza a Palermo, davanti alla sede della presidenza della Regione. Con i loro strumenti in pugno e striscioni eloquenti come “Il futuro non si improvvisa, vogliamo competenze” e “Il fiore all’occhiello si è seccato“, hanno dato voce al loro “profondo disagio professionale” e alla preoccupazione per le sorti di un’istituzione che rappresenta un patrimonio culturale per l’intera Sicilia.

Le ragioni della protesta: un commissariamento che dura da troppo tempo

Al centro del malcontento vi è una gestione commissariale che, secondo i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Fials Cisal, si protrae da quasi due anni, producendo “gravi danni” all’ente. Nata come soluzione per una fase di emergenza, questa gestione accentratrice sta, a detta dei lavoratori, compromettendo l’immagine e la professionalità dell’Orchestra. La richiesta, forte e unanime, è quella di un “intervento urgente da parte delle istituzioni” per ripristinare gli organismi statutari della Fondazione.

I sindacati denunciano una “situazione di crisi profonda che penalizza lavoratori e attività artistica” e chiedono con urgenza la nomina di figure chiave per il corretto funzionamento dell’ente. Le richieste specifiche includono:

  • La nomina di un Consiglio di Amministrazione.
  • La designazione di un sovrintendente.
  • L’assunzione di un capo del personale.
  • La presenza di un direttore artistico stabile e non di un consulente con incarichi limitati.
  • La nomina di un direttore musicale.

L’accentramento di tutte queste funzioni in una sola persona, l’attuale commissaria straordinaria Margherita Rizza, viene visto come il cuore del problema, una condizione che impedisce una gestione democratica e una visione progettuale a lungo termine.

Un dialogo difficile e la rottura con la dirigenza

La tensione è culminata in seguito a un incontro con la dirigenza della Fondazione, definito “un totale fallimento” dalle organizzazioni sindacali. L’incontro, invece di portare a soluzioni concrete, ha ulteriormente esacerbato gli animi. La proposta della governance di procedere a una riorganizzazione dell’area amministrativa con tre nuovi concorsi pubblici ha suscitato “forti perplessità” tra i rappresentanti dei lavoratori. Le critiche si concentrano sullo sdoppiamento di cariche e sull’introduzione di figure professionali “ibride” che rischierebbero di indebolire ulteriormente l’area artistica, già in sofferenza.

Questa rottura ha portato i musicisti ad annunciare nuove forme di protesta, tra cui la decisione di esibirsi ai prossimi concerti in abiti civili, rinunciando alla tradizionale divisa. Un gesto simbolico per sottolineare “il silenzio assordante della politica e la distanza della governance della fondazione dalle reali esigenze dell’orchestra”.

Le conseguenze della crisi: salari bloccati e carriere interrotte

Al di là delle questioni di governance, la crisi della Fondazione ha ricadute concrete e pesanti sulla vita dei lavoratori. I sindacati lamentano la decurtazione dei salari, bloccati dal 2018, l’interruzione dei percorsi di carriera e la sospensione di indennità. Una situazione che genera incertezza e frustrazione tra i professionisti che compongono l’orchestra, un insieme di talenti che si sentono penalizzati da una gestione ritenuta inadeguata. Si è inoltre creato uno “scollamento evidente tra l’orchestra e il coordinamento artistico”, aggravato dalla richiesta, avanzata dal coordinatore, di licenziare 14 prime parti, musicisti con ruoli di grande responsabilità all’interno dell’organico.

Un appello alla politica per salvare un patrimonio culturale

La protesta dei musicisti della Foss non è solo una vertenza sindacale, ma un appello accorato alla politica regionale affinché si prenda carico del futuro di una delle più importanti istituzioni musicali della Sicilia. I lavoratori chiedono che si ponga fine a una gestione “a vista” e si avvii un percorso di rilancio basato su una programmazione stabile e una guida autorevole. L’obiettivo è restituire alla Fondazione una governance completa e funzionale, capace di valorizzare il suo patrimonio artistico e umano e di garantire la qualità dell’offerta musicale, a beneficio dell’intera comunità. La musica, per ora, continua a suonare, ma le sue note sono intrise di una speranza fragile, quella di essere ascoltati prima che il silenzio cali definitivamente sul “fiore all’occhiello” della cultura siciliana.

Di euterpe

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