TUNISI – Un grido d’allarme si leva da uno dei luoghi più iconici e amati della Tunisia. La collina di Sidi Bou Said, celebre per le sue case bianche e blu che si affacciano sul Golfo di Tunisi, è in grave pericolo. Un’ondata di maltempo eccezionale ha messo a nudo la fragilità geologica di questo sito di inestimabile valore culturale e turistico, tanto che le autorità locali hanno dichiarato il comune “sinistrato” per l’elevato rischio di frane e smottamenti.
Le piogge torrenziali degli ultimi giorni hanno saturato i terreni, innescando una situazione di massima allerta che ha costretto diverse famiglie a lasciare in via precauzionale le proprie abitazioni. La paura è che la collina, simbolo del patrimonio architettonico e paesaggistico tunisino, possa cedere.
L’intervento della Protezione Civile e l’appello delle autorità
La situazione è monitorata costantemente dalla Protezione Civile. Il direttore regionale, colonnello Mounir Riabi, ha parlato senza mezzi termini di una “fragilità persistente” del rilievo collinare, sottolineando come i movimenti del suolo rappresentino una minaccia concreta per residenti e abitazioni. In dichiarazioni riprese dai media tunisini, Riabi ha evidenziato l’urgenza di un cambio di strategia: non più interventi tampone e occasionali, ma un approccio organico e a lungo termine. “Gli interventi puntuali non sono più sufficienti”, ha affermato, invocando la necessità di “soluzioni pesanti” basate su approfonditi studi geotecnici e un monitoraggio costante dell’area.
In risposta all’emergenza, la municipalità di Sidi Bou Said ha agito con fermezza, disponendo la chiusura “fino a nuovo ordine” di numerose vie di accesso, interdicendo il transito sia veicolare che pedonale nei tratti considerati più a rischio. Queste misure si inseriscono in un quadro più ampio di criticità che ha interessato tutta l’area della Grande Tunisi e il nord-est del paese, con allagamenti, difficoltà di circolazione e un dispiegamento rafforzato delle squadre di soccorso.
Un gioiello storico a rischio: la Villa del Barone d’Erlanger
La preoccupazione maggiore si concentra sul versante della collina che digrada verso il mare. Qui sorge un edificio di eccezionale valore storico e culturale: la villa appartenuta al Barone Rodolphe d’Erlanger, pittore e musicologo franco-britannico che elesse Sidi Bou Said a sua dimora. Il palazzo, conosciuto come Ennejma Ezzahra (“La stella di Venere”), è un capolavoro di architettura arabo-islamica, classificato come monumento storico dallo Stato tunisino. Dal 1991, la villa ospita il prestigioso “Centro di musica araba e mediterranea”, un’istituzione che comprende un museo di strumenti musicali e una fonoteca nazionale. Il timore è che un cedimento del terreno possa compromettere irreparabilmente questo patrimonio.
Le cause geologiche e un problema noto da decenni
Dal punto di vista geologico, la vulnerabilità di Sidi Bou Said è legata alla sua stessa conformazione. La collina è costituita da un sistema di pendii e falesie costiere particolarmente sensibili alla saturazione idrica. Le abbondanti piogge si infiltrano nel sottosuolo, aumentando la pressione interstiziale (la pressione dell’acqua nei pori del terreno) e riducendo così la coesione e l’attrito interno delle particelle di terra. Questo processo favorisce l’innesco di scivolamenti, sia superficiali che profondi, specialmente in un’area densamente edificata e dove la rete di drenaggio delle acque è insufficiente a smaltire volumi così ingenti.
Tuttavia, il dissesto idrogeologico di Sidi Bou Said non è una novità. Il fenomeno è conosciuto da decenni e la questione della messa in sicurezza della collina è da mesi al centro di un monitoraggio interministeriale. Già nel luglio 2025, si era tenuta una riunione di lavoro presieduta dalla Ministra degli Affari Culturali per accelerare il progetto di prevenzione dei rischi, anche in vista della candidatura del villaggio a patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Dalla gestione dell’emergenza a un piano strutturale per il futuro
L’emergenza attuale ha riportato drammaticamente in primo piano la necessità di passare da una logica di gestione della crisi a una pianificazione strutturale a lungo termine. Le autorità locali e i servizi di protezione civile concordano sulla necessità di un piano di salvataggio nazionale che includa:
- Consolidamenti mirati dei versanti più instabili.
- Installazione di sistemi di drenaggio profondo per gestire le acque sotterranee.
- Riduzione dei fattori di instabilità, come i carichi urbanistici eccessivi.
- Un sistema di controllo continuo delle deformazioni del terreno per anticipare i movimenti franosi.
Mentre si attendono decisioni operative e, soprattutto, i finanziamenti necessari per realizzare interventi così complessi, l’appello delle autorità alla popolazione è alla massima prudenza. Si raccomanda di limitare gli spostamenti nelle zone interdette, di seguire scrupolosamente le indicazioni municipali e di segnalare immediatamente qualsiasi anomalia, come crepe negli edifici o cedimenti del suolo, che possano preannunciare nuovi smottamenti.
