Vicenza – Si apre un nuovo, doloroso capitolo nel processo che vede imputati i coniugi Luigi Gianello e Martina Binotto, accusati di omicidio con dolo eventuale per la morte del figlio quattordicenne, Francesco. La Corte d’Assise di Vicenza ha respinto la richiesta di rito abbreviato presentata dalla difesa della coppia, stabilendo che il processo proseguirà con il dibattimento ordinario. Questa decisione implica che non vi sarà alcuno sconto di pena in caso di condanna per i due genitori, che erano presenti per la prima volta in aula.

Le accuse e la scelta delle terapie alternative

La vicenda, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, ruota attorno all’accusa mossa dalla Procura berica secondo cui i genitori avrebbero ritardato in modo cruciale le cure mediche tradizionali per il figlio, affetto da un osteosarcoma, un tumore osseo. Invece di intraprendere tempestivamente il percorso chemioterapico proposto dall’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, centro di eccellenza nel settore, la coppia avrebbe inizialmente optato per vie alternative. Secondo quanto emerso dalle indagini, si sarebbero affidati a trattamenti basati sul cosiddetto “metodo Hamer”, una controversa pseudo-dottrina che nega l’origine biologica del cancro, riconducendola a un presunto “conflitto psichico”. Questo approccio, privo di qualsiasi fondamento scientifico, rifiuta l’uso di farmaci e chemioterapia. Il ragazzo sarebbe stato quindi sottoposto a trattamenti con antinfiammatori e impacchi di argilla.

Solo quando le condizioni di Francesco sono precipitate in modo irreversibile, i genitori hanno fatto ricorso alla medicina tradizionale. La chemioterapia, iniziata tardivamente, ha potuto avere solo un effetto palliativo e il giovane è deceduto nel gennaio del 2024 presso l’ospedale San Bortolo di Vicenza. La Procura, guidata dal pm Paolo Fietta, contesta alla coppia il dolo eventuale, sostenendo cioè che, pur non volendo direttamente la morte del figlio, abbiano accettato il rischio concreto che la loro scelta di ritardare le cure potesse portare a un esito fatale.

Le decisioni della Corte e i prossimi passi del processo

Nell’udienza di martedì, la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Matteo Mantovani, ha preso diverse decisioni procedurali di rilievo. Oltre a negare il rito abbreviato, il collegio ha disposto l’acquisizione di tutti gli atti d’indagine. È stata inoltre accolta la richiesta di acquisire i documenti provenienti dalla Procura dei Minori di Venezia, che nel 2023 aveva avviato un procedimento per la sospensione della potestà genitoriale, provvedimento poi revocato, in seguito a una segnalazione relativa proprio al ritardo nelle cure.

Un altro elemento nuovo è rappresentato da un supplemento d’indagine depositato dalla Procura, contenente la trascrizione di alcune telefonate intercorse dopo la chiusura delle indagini. La Corte ha stabilito di non ascoltare i testimoni, tra cui figuravano anche il medico e i terapeuti che avevano consigliato il metodo Hamer, i quali sono stati esclusi dal dibattimento. Saranno invece sentiti i consulenti tecnici delle parti: per l’accusa, i professori Andrea Porzionato e Andrea Angelini, e per la difesa, il professor Daniele Rodriguez e l’oncologo Davide Pastorelli. Cruciale sarà anche la testimonianza della madre, Martina Binotto, prevista per la primavera, che potrà fornire la sua versione dei fatti.

Il pentimento dei genitori e la posizione della difesa

Attraverso i loro legali, gli avvocati Lino e Jacopo Roetta, i coniugi hanno espresso un profondo pentimento per le loro scelte, pur sostenendo che la loro priorità resta l’insuperabile sofferenza per la perdita del figlio. “Abbiamo sbagliato a non curare nostro figlio”, avrebbero dichiarato, prendendo le distanze dalle terapie alternative. La difesa sostiene che nel fascicolo d’indagine non vi siano elementi sufficienti a dimostrare la colpevolezza dei propri assistiti. La prossima udienza è fissata per il 24 febbraio 2026, quando inizierà il confronto in aula tra le perizie tecniche.

Di veritas

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