Il mondo della moda piange la scomparsa di Valentino Garavani, l’ultimo imperatore dello stile italiano, spentosi il 19 gennaio all’età di 93 anni nella sua residenza romana. A dare voce al cordoglio e a un dolore intimo e profondo è Giancarlo Giammetti, socio, amico e compagno di una vita intera, che all’indomani della triste notizia ha affidato ai cronisti un ricordo toccante e personale. Le sue parole, pronunciate nel cuore pulsante dell’universo Valentino, quella Piazza Mignanelli a Roma che è stata culla e palcoscenico della loro avventura, risuonano come l’epilogo di una favola irripetibile.

“Il ricordo più bello? Quando ci siamo conosciuti, credo sia il più toccante”, ha confessato Giammetti con la voce rotta dall’emozione. Un incontro, quello avvenuto nel 1960 in un caffè di Via Veneto, che segnò l’inizio di un sodalizio inossidabile, capace di trasformare un giovane stilista di Voghera in un’icona globale e di definire i canoni dell’eleganza per generazioni. Giammetti, allora studente di architettura, scelse di abbandonare gli studi per affiancare il genio creativo di Valentino, diventandone l’alter ego manageriale, l’uomo con i piedi per terra che permise al sogno di spiccare il volo.

Una Piazza, Un Impero: Il Cuore di Valentino a Roma

Le dichiarazioni di Giammetti sono avvenute in un luogo carico di simbolismo: Piazza Mignanelli. “Abbiamo cominciato qui e questa piazza è nostra e rimarrà sempre parte di noi”, ha affermato, indicando il maestoso Palazzo Gabrielli-Mignanelli, per decenni quartier generale della maison e oggi sede della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Un luogo che non è stato solo un indirizzo, ma il laboratorio dove la bellezza prendeva forma, dove sono nati abiti che hanno vestito regine, first lady e dive del cinema, facendo la storia del costume. Proprio in questa piazza, presso la sede PM23, è stata allestita la camera ardente per consentire a Roma e al mondo di porgere l’ultimo saluto allo stilista.

L’Eredità di Valentino: “Amo la bellezza, non è colpa mia”

Qual è il lascito più grande di Valentino? Per Giammetti, non ci sono dubbi. “Ha insegnato al mondo come vivere una vita importante ma allo stesso tempo non ridicola”, ha spiegato. Un’eleganza mai ostentata, un rispetto profondo per la figura femminile, mai mascherata o costretta in abiti che non le appartenessero. “I vestiti si devono riconoscere per quello che danno a una donna e non per quello che il design vuole raccontare”. Un principio racchiuso nella sua celebre frase, quasi un manifesto esistenziale e artistico: “Amo la bellezza, non è colpa mia”. Una bellezza che, come sottolinea Giammetti, “crea bellezza. Che crea cultura”.

E poi, c’è il colore, quella tonalità inconfondibile che porta il suo nome. “Rosso Valentino rimarrà un bel colore e qualcun altro lo porterà avanti”, ha concluso Giammetti, con la consapevolezza che certi simboli trascendono la vita stessa per diventare patrimonio universale. Il Rosso Valentino non è solo una nuance di colore, ma un linguaggio, un’affermazione di stile e passione che continuerà a vivere sulle passerelle e nell’immaginario collettivo.

Un Addio Corale e un Patrimonio Inestimabile

La notizia della scomparsa di Valentino Garavani ha suscitato un’ondata di commozione globale. Stilisti, celebrità e istituzioni, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Premier Giorgia Meloni, hanno reso omaggio al maestro, riconoscendone il ruolo cruciale nella definizione del Made in Italy e nella sua affermazione come sinonimo di lusso e creatività nel mondo. La sua eredità, tuttavia, non è solo creativa e culturale, ma anche materiale. Si parla di un patrimonio miliardario, fatto di ville da sogno, castelli, opere d’arte e collezioni private, la cui successione sarà definita dal testamento, ma che vede nella “famiglia allargata” e in particolare in Giancarlo Giammetti i custodi naturali del suo lascito.

Con Valentino se ne va non solo un designer, ma un’intera epoca della moda. Un’epoca fatta di rigore formale, di lusso assoluto e di una visione della femminilità elegante e senza tempo. Un “imperatore” che, come ha ricordato con affetto il suo compagno di una vita, ha insegnato al mondo ad amare la bellezza, semplicemente perché non poteva farne a meno.

Di euterpe

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