Caracas, Venezuela – Si è conclusa l’odissea per Mario Burlò, l’imprenditore e immobiliarista torinese di 53 anni, rilasciato dopo quasi 14 mesi di detenzione in un carcere venezuelano. La notizia della sua liberazione, avvenuta insieme a quella del cooperante Alberto Trentini, è stata accolta con sollievo dalla famiglia, che per lungo tempo ha vissuto nell’angoscia e nell’incertezza. La prima azione di Burlò da uomo libero è stata una lunga telefonata alla figlia Gianna nel cuore della notte italiana, per rassicurarla sulle sue condizioni di salute e annunciare la fine di un incubo durato 423 giorni.

L’arresto e la detenzione: un mistero lungo 14 mesi

Mario Burlò era stato fermato nel novembre del 2024 a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. L’imprenditore si era recato in Venezuela, a quanto pare, per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, dopo aver attraversato via terra il confine con la Colombia. Da quel momento, per la famiglia sono iniziati mesi di silenzio e apprensione, interrotti solo dalla notizia della sua detenzione nel famigerato carcere di El Rodeo I a Caracas, una struttura nota per le dure condizioni, la violenza e il sovraffollamento.

Per gran parte della sua reclusione, a Burlò non è stata formalizzata alcuna accusa chiara. Solo nel novembre del 2025, durante una visita consolare, l’imprenditore ha riferito di essere stato rinviato a giudizio con vaghe imputazioni di terrorismo e cospirazione, accuse che i suoi legali hanno sempre definito “arbitrarie” e mai supportate da prove concrete. Si ipotizza che il suo arresto, come quello di altri connazionali, avesse uno scopo politico: fare pressione sul governo italiano per ottenere un riconoscimento formale dopo le contestate elezioni venezuelane del 2024.

Le condizioni della detenzione sono state durissime, come raccontato dallo stesso Burlò al suo avvocato Maurizio Basile: “Mi hanno costretto a dormire sul pavimento per 14 mesi. Ho perso 30 chili, ho cercato di fare degli esercizi di ginnastica per tenermi impegnato e resistere, ma è stata davvero durissima”.

Il ruolo della diplomazia e la liberazione

La liberazione di Burlò e Trentini è il risultato di un intenso e discreto lavoro diplomatico condotto dalle istituzioni italiane. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e la premier Giorgia Meloni hanno espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, ringraziando le autorità di Caracas per la collaborazione. Un aereo di Stato è stato inviato per riportare in Italia i due connazionali, che dopo il rilascio sono stati trasferiti in sicurezza presso l’ambasciata italiana a Caracas.

La figlia Gianna ha descritto l’attesa come un incubo, segnato da un silenzio durato undici mesi in cui la famiglia ha temuto il peggio. “La speranza ci ha tenuti vivi, insieme all’amore che proviamo per lui”, ha dichiarato, esprimendo gratitudine al governo italiano per l’impegno profuso.

Un profilo controverso: tra sport e aule di tribunale

Mario Burlò è una figura nota nel panorama economico piemontese. Fondatore del gruppo OJ Solution, un colosso dell’outsourcing, la sua popolarità era cresciuta grazie a importanti sponsorizzazioni sportive, in particolare come ultimo patron dell’Auxilium Basket Torino prima del fallimento della società.

Tuttavia, la sua carriera è stata costellata anche di diverse vicende giudiziarie in Italia. La sua detenzione in Venezuela è emersa proprio durante uno dei processi a suo carico a Torino, poiché risultava irreperibile.

  • Processo “Carminius”: Burlò era stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Piemonte, ma è stato definitivamente assolto in Cassazione nel febbraio 2025, quando era già detenuto in Venezuela.
  • Crac Auxilium Basket: È imputato a Torino per il fallimento della società di pallacanestro. La sua posizione in questo procedimento era stata stralciata a causa della sua detenzione.
  • Violazioni tributarie: Appena rientrato in Italia, Burlò è atteso da un’udienza preliminare a Terni, fissata per il 15 gennaio, in un procedimento che lo vede indagato per violazioni tributarie insieme ad altre 39 persone.

Nonostante le difficoltà, il suo avvocato Maurizio Basile lo descrive come “una persona dalla forza d’animo e dalla vitalità straordinaria”. Ora, tornato in patria, Burlò dovrà affrontare le pendenze con la giustizia italiana, chiudendo un capitolo drammatico della sua vita e aprendone uno nuovo, ancora tutto da scrivere nelle aule di un tribunale.

Di veritas

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