TRIESTE – Una testimonianza intensa, un tuffo nella memoria recente del nostro Paese attraverso la lente del grande cinema. Il regista Marco Bellocchio, in un videocollegamento con il Teatro Miela di Trieste, ha offerto al pubblico una preziosa chiave di lettura per una delle sue opere più discusse e sofferte, “Bella Addormentata”. L’occasione è stata la presentazione della mostra fotografica “25 anni di Fvg Film Commission, un racconto per immagini di film girati in regione”, un evento che celebra il profondo legame tra il cinema e il territorio del Friuli Venezia Giulia.
L’INDIGNAZIONE POLITICA ALL’ORIGINE DEL FILM
Con parole nette e cariche di emozione, Bellocchio ha svelato come l’impulso primario dietro la creazione di “Bella Addormentata” sia stato di natura politica e morale. “Il primo movimento è stato di forte indignazione”, ha dichiarato il regista. Al centro del suo sdegno, la controversa vicenda di Eluana Englaro, la giovane donna rimasta in stato vegetativo per 17 anni, e il tentativo del governo allora presieduto da Silvio Berlusconi di legiferare d’urgenza per impedire l’interruzione della sua alimentazione e idratazione artificiale. “Trovavo indegno che addirittura, per salvare questa povera ragazza che era già morta da 17 anni – questo io credo assolutamente – la maggioranza politica escogitasse una legge da approvare in pochi giorni per impedire che avvenisse questa esecuzione”, ha affermato Bellocchio, definendo la possibile interruzione delle cure una “conclusione che doveva già essere stata più di 15 anni prima”.
Il regista ha criticato aspramente quella che ha definito una manovra politica volta a “compiacere una parte retriva e reazionaria della Chiesa”, che sosteneva la necessità di “tenere in vita una ragazza, poverina, che ormai era soltanto una larva”. Questa percezione di un’ingerenza politica, motivata da ragioni di consenso piuttosto che da un’autentica riflessione etica, è stata la scintilla che ha acceso il processo creativo del film.
“BELLA ADDORMENTATA”: UN MOSAICO DI VITE, NON UN MANIFESTO
Nonostante la forte matrice politica, Bellocchio ha tenuto a precisare che la sua intenzione non era quella di creare un semplice “manifesto di protesta”. Al contrario, “Bella Addormentata” (2012) si configura come un’opera corale e complessa, che esplora il tema del fine vita attraverso una molteplicità di prospettive. Il film, presentato in concorso alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, intreccia le storie di diversi personaggi le cui vite sono toccate, direttamente o indirettamente, dagli ultimi sei giorni di vita di Eluana Englaro.
La narrazione si muove “per contrapposizioni forti”, mettendo in scena un senatore in crisi di coscienza (interpretato da Toni Servillo), sua figlia attivista del movimento per la vita (Alba Rohrwacher), una celebre attrice (Isabelle Huppert) che si affida alla fede per la figlia in coma, e una giovane donna che desidera la morte (Maya Sansa). Questa polifonia di voci permette al film di evitare facili giudizi e di restituire la complessità di un dibattito che ha lacerato l’opinione pubblica italiana.
IL FRIULI VENEZIA GIULIA: SET DI UN DRAMMA NAZIONALE
La scelta di girare gran parte del film in Friuli Venezia Giulia non è stata casuale. Proprio a Udine, presso la casa di cura “La Quiete”, Eluana Englaro trascorse i suoi ultimi giorni. Bellocchio ha ricordato le riprese nella regione, sottolineando come si siano svolte senza particolari ostacoli da parte di gruppi di protesta. “Non mi pare che il partito degli oltranzisti cattolici in qualche modo cercasse di ostacolarle”, ha commentato il regista.
Le location del film includono, oltre a Udine (con scene girate presso la stazione, l’Hotel Cristallo e Palazzo Morpurgo), anche Cividale del Friuli e l’autogrill di Gonars. La presenza della troupe e del cast, che includeva anche Pier Giorgio Bellocchio (presente in sala a Trieste durante l’evento), ha rappresentato un momento significativo per la regione, come testimoniato dalla mostra della FVG Film Commission.
L’evento triestino, che ha visto la conversazione con il regista condotta dalla giornalista Elisa Grando, si inserisce nelle celebrazioni per i 25 anni della Friuli Venezia Giulia Film Commission, un’istituzione che ha contribuito in modo determinante a rendere la regione un set cinematografico di rilievo nazionale e internazionale. La mostra, aperta fino al 27 febbraio alla Casa del Cinema, offre una selezione di immagini che raccontano questo proficuo dialogo tra il linguaggio cinematografico e il territorio.
In conclusione del suo intervento, Marco Bellocchio ha espresso il desiderio di tornare a lavorare in Friuli Venezia Giulia, a patto che “ci siano le condizioni”, ovvero una storia intrinsecamente legata a questi luoghi. Un auspicio che rinnova il forte legame tra il maestro e una terra che ha fatto da sfondo a una delle pagine più intense e complesse del suo cinema e della storia recente italiana.
