CARACAS, VENEZUELA – Una luce di speranza si accende per i cittadini italiani detenuti in Venezuela. Le autorità di Caracas hanno disposto la liberazione di due connazionali: l’imprenditore settantenne Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri. La notizia, confermata da fonti qualificate, riaccende i riflettori sulla complessa situazione dei nostri connazionali reclusi nelle carceri venezuelane e alimenta le attese per un esito positivo anche per gli altri casi noti, in particolare quelli del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore torinese Mario Burlò.
Le liberazioni: i profili di Gasperin e Pilieri
La scarcerazione di Luigi Gasperin, imprenditore di 77 anni, è avvenuta dopo mesi di detenzione. Arrestato il 7 agosto 2025 a Maturín, nello stato di Monagas, Gasperin era detenuto con l’accusa di presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici della sua società, la Técnica Petrolera WLP, di cui era socio di maggioranza e presidente. Le sue condizioni di salute, segnate da patologie cardiache e ipertensione, avevano destato forte preoccupazione. Ora, secondo le prime informazioni, si troverebbe in contatto con il legale della famiglia e starebbe ricevendo le cure mediche necessarie.
Poche ore dopo, è giunta anche la conferma della liberazione di Biagio Pilieri, 60 anni, figura di spicco della comunità italo-venezuelana. Giornalista professionista e leader nazionale del partito di centro-destra Convergencia Nacional, Pilieri è un noto oppositore del governo di Nicolás Maduro. Arrestato il 28 agosto 2024 a Caracas con le pesantissime accuse di terrorismo e tradimento della Patria, era recluso nel famigerato carcere dell’Helicoide, sede dei servizi di intelligence (SEBIN). La sua liberazione, avvenuta dopo oltre 16 mesi di prigionia, è stata accolta con enorme sollievo dai familiari, che hanno parlato di “un’ingiusta detenzione” durata un anno, quattro mesi e undici giorni. Pilieri è stato rilasciato insieme a Enrique Márquez, ex candidato dell’opposizione alle presidenziali del 2024.
Resta l’attesa per Alberto Trentini e Mario Burlò
Se le liberazioni di Gasperin e Pilieri rappresentano un passo avanti significativo, l’attenzione della diplomazia italiana e dell’opinione pubblica resta altissima per la sorte degli altri connazionali ancora detenuti. In primo piano vi sono i casi di:
- Alberto Trentini: Cooperante di 46 anni, originario di Venezia, arrestato il 15 novembre 2024 mentre si trovava nel Paese per una missione umanitaria con l’ONG Humanity and Inclusion, impegnata nel sostegno a persone con disabilità. Detenuto nel carcere di massima sicurezza “El Rodeo I” a Guatire, a circa 30 chilometri da Caracas, le sue condizioni fisiche sono fonte di grande preoccupazione.
- Mario Burlò: Imprenditore torinese, da oltre un anno in carcere. Arrestato nel novembre 2024, le ragioni della sua detenzione rimangono poco chiare. I familiari denunciano un fermo senza motivi evidenti e un drastico deperimento fisico. Burlò, che in Italia è stato assolto in Cassazione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, si trovava in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali.
Secondo l’organizzazione non governativa Foro Penal, sono numerosi i prigionieri politici nel paese, e tra questi figurano diversi cittadini con doppia nazionalità. Un’inchiesta di Avvenire ha rivelato che sarebbero ben 28 i detenuti “politici” italiani in Venezuela, spesso arrestati con accuse pretestuose o senza imputazioni formali.
Il contesto politico e le relazioni italo-venezuelane
Queste liberazioni si inseriscono in un quadro politico e sociale venezuelano estremamente complesso e teso. Il Paese sudamericano attraversa da anni una profonda crisi economica, politica e umanitaria, caratterizzata da iperinflazione, povertà diffusa e una forte polarizzazione politica. La repressione del dissenso e la detenzione di oppositori politici sono pratiche denunciate da numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani.
I rapporti tra Italia e Venezuela, storicamente solidi grazie a una numerosa comunità di origine italiana perfettamente integrata nel tessuto sociale ed economico del Paese, si sono fatti più tesi negli ultimi anni. L’Italia, insieme a molti altri Paesi della comunità internazionale, non ha riconosciuto la legittimità delle ultime elezioni presidenziali. Nonostante le difficoltà, i canali diplomatici sono rimasti aperti. L’Ambasciata d’Italia a Caracas e il Ministero degli Esteri a Roma sono costantemente al lavoro per seguire i casi dei connazionali detenuti, fornendo assistenza e premendo per una soluzione positiva di tutte le vicende. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha confermato l’impegno del governo per ottenere la liberazione di tutti gli italiani ancora in carcere.
La speranza è che le recenti scarcerazioni possano segnare un’inversione di tendenza e aprire la strada al rilascio di tutti i cittadini italiani ingiustamente detenuti, ponendo fine all’angoscia delle loro famiglie.
