Caracas – Una luce di speranza si accende per i cittadini italiani detenuti in Venezuela. Nelle ultime ore, le autorità di Caracas hanno disposto la liberazione di due connazionali: l’imprenditore settantasettenne Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri. Questi rilasci si inseriscono in un più ampio quadro di scarcerazioni di prigionieri politici annunciato dal presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, che ha parlato di una “decisione unilaterale per consolidare la pace e la convivenza”. Una mossa che sta alimentando le attese per la sorte degli altri italiani ancora reclusi, tra cui spiccano i casi del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò.
I dettagli della liberazione di Gasperin e Pilieri
Luigi Gasperin, 77 anni, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturín, nello stato di Monagas. L’accusa, secondo quanto emerso, riguardava la presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici della sua società, di cui era socio di maggioranza e presidente. Le sue condizioni di salute, caratterizzate da problemi cardiaci e respiratori, avevano destato forte preoccupazione durante la detenzione. Ora, dopo la scarcerazione, sarebbe in contatto con i suoi legali e starebbe ricevendo le cure mediche necessarie.
Diversa, ma ugualmente segnata dalla privazione della libertà, è la storia di Biagio Pilieri, 60 anni, figura nota sia nel mondo del giornalismo che in quello della politica. Con doppio passaporto italiano e venezuelano, Pilieri è stato arrestato il 28 agosto 2024 per il suo aperto sostegno all’opposizione del regime di Nicolás Maduro. Detenuto nel famigerato carcere dell’Helicoide a Caracas, noto per le dure condizioni, la sua liberazione è stata accolta con grande sollievo da familiari e amici dopo oltre 16 mesi di prigionia. Pilieri è un esponente di spicco di Convergencia Nacional, un partito di centro-destra, ed è stato un fermo oppositore del “chavismo”. La sua scarcerazione è avvenuta contestualmente a quella di Enrique Márquez, ex candidato dell’opposizione.
Riflettori puntati su Alberto Trentini e Mario Burlò
La liberazione di Gasperin e Pilieri ha inevitabilmente riacceso i riflettori sulla situazione degli altri italiani detenuti in Venezuela, un numero che, secondo diverse fonti, si aggirerebbe intorno alle 28 persone per motivi politici su un totale di 46 connazionali reclusi. Tra questi, i casi più noti all’opinione pubblica sono quelli di Alberto Trentini e Mario Burlò.
Alberto Trentini, cooperante di 46 anni, è in carcere dal 15 novembre 2024. Arrestato mentre era impegnato in una missione umanitaria con l’ONG “Humanity and Inclusion”, si trova recluso nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, in condizioni fisiche definite precarie. La sua detenzione, avvenuta senza accuse formali, ha mobilitato la diplomazia italiana e la società civile, che attendono con ansia sviluppi positivi.
Altrettanto complessa è la vicenda di Mario Burlò, imprenditore torinese detenuto da oltre un anno senza che siano stati chiariti formalmente i motivi del suo arresto. Sparito nel nulla nel novembre del 2024, la sua detenzione è stata confermata solo in un secondo momento dal consolato italiano. Anche lui si troverebbe nel carcere di El Rodeo I. I suoi legali hanno più volte denunciato la mancanza di un’accusa formale e l’impossibilità di stabilire una linea difensiva. In Italia, Burlò è stato recentemente assolto in Cassazione da un’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma risulta ancora imputato in un altro procedimento per reati fiscali.
Il contesto politico e l’azione diplomatica
Le recenti scarcerazioni sembrano inserirsi in un contesto politico in rapida evoluzione in Venezuela, segnato da una forte pressione internazionale e da tentativi di dialogo. Il governo italiano, attraverso il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e la rete diplomatica a Caracas, sta seguendo da vicino la situazione, esercitando pressioni per ottenere la liberazione di tutti i connazionali. Si parla di un’intensa attività diplomatica che coinvolgerebbe anche la Chiesa Cattolica come mediatrice. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso l’auspicio che si possa aprire una “nuova stagione di relazioni costruttive” tra Roma e Caracas, un segnale interpretato come un’apertura significativa.
Le organizzazioni per i diritti umani, come l’ONG Cofavic, pur accogliendo con favore i rilasci, sottolineano che “la libertà non deve essere intesa come una concessione, ma come il ripristino di un diritto che non avrebbe mai dovuto essere violato”. La situazione dei detenuti politici in Venezuela rimane critica, con denunce di condizioni disumane e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali. L’attesa, ora, è tutta per le prossime mosse delle autorità venezuelane, nella speranza che il sentiero delle liberazioni possa proseguire e riportare a casa tutti i cittadini ingiustamente detenuti.
