In un gesto tanto creativo quanto disperato, le maestranze del cinema e dell’audiovisivo italiano hanno scelto il periodo natalizio per far risuonare la loro voce. Non attraverso un megafono in una piazza, ma con la delicatezza di una “letterina a Babbo Natale”, firmata dal movimento #siamoaititolidicoda. Un appello accorato che, dietro l’ironia e il riferimento alla figura simbolo del Natale, nasconde un profondo malessere e la richiesta urgente di dignità e tutele in un settore cruciale per la cultura e l’economia del Paese.

Il cuore della missiva è una richiesta chiara e non più procrastinabile: “Vorremmo un rinnovo vero del nostro CCNL, legalizzato e blindato, che ci tuteli davvero”. Una richiesta che evidenzia una situazione di precarietà e incertezza normativa che affligge da troppo tempo chi lavora dietro le quinte, quelle figure professionali indispensabili che, come scrivono, sono spesso relegate a “l’ultima riga dei titoli di coda che nessuno legge mai”.

Una “notte magica” che dura tutto l’anno

Con una metafora efficace, i lavoratori si paragonano proprio a Babbo Natale, esperto di “logistica e turni massacranti in una sola notte”. “Solo che noi la ‘notte magica’ la facciamo circa duecento volte l’anno, quando lavoriamo, e senza renne volanti che ci riportino a casa in orario”, si legge nella lettera. Questa immagine potente descrive una realtà fatta di orari estenuanti, vite private messe in pausa e un’alimentazione a base di “caffè, cestini e speranza”.

Le richieste concrete sono quelle fondamentali per qualsiasi lavoratore, a prescindere dal settore:

  • Orari umani: per conciliare vita professionale e personale e per garantire il benessere psicofisico.
  • Sicurezza sul lavoro: un aspetto non negoziabile, soprattutto in un ambiente complesso e potenzialmente rischioso come un set cinematografico.
  • Un reddito dignitoso: che riconosca la professionalità, l’esperienza e il contributo fondamentale di ogni singolo lavoratore alla realizzazione di un’opera audiovisiva.

La necessità è quella di avere “regole scritte nero su bianco che non siano interpretative come una sceneggiatura di Lynch e nemmeno una visione futuristica e fantascientifica alla Nolan”, un riferimento colto e amaro che sottolinea l’esigenza di chiarezza e certezza del diritto.

Il contesto: un contratto atteso da anni e un settore in crisi

La lettera del movimento #siamoaititolidicoda si inserisce in un contesto di prolungata agitazione nel settore cineaudiovisivo. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per le troupe, infatti, è un tema caldo da anni, con i lavoratori che denunciano un testo ormai obsoleto e inadeguato a un mondo produttivo radicalmente cambiato. Negli ultimi mesi, le proteste si sono intensificate, con manifestazioni e scioperi per denunciare non solo la questione contrattuale, ma anche i tagli ai fondi pubblici per il cinema e le difficoltà legate al meccanismo del tax credit.

Mentre a luglio 2025 è stata siglata un’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti dell’industria cineaudiovisiva (che riguarda principalmente personale amministrativo e tecnico non di troupe), la situazione per le maestranze dei set rimane critica. La loro protesta evidenzia una spaccatura all’interno di un’industria che, se da un lato produce opere di grande successo internazionale, dall’altro fatica a garantire condizioni di lavoro eque e stabili per i suoi professionisti più “invisibili”.

L’appello all’unità e la critica alla politica

Consapevoli che “l’unità totale è un miraggio” in un settore così frammentato, gli autori della lettera lanciano un appello ai colleghi, esortandoli a non essere semplici “spettatori del nostro destino”. C’è la consapevolezza che solo una partecipazione ampia e coesa può portare a un cambiamento reale.

Ma il desiderio forse “più ambizioso”, come lo definiscono loro stessi, è quello di essere liberati “dalle pessime brame della politica”. Una critica forte e diretta a una “prepotenza di controllo” che, secondo i lavoratori, sta “devastando l’animo stesso del nostro lavoro, trasformando la creatività in una catena di montaggio”. L’aspirazione è quella di tornare a un’industria dove a contare siano “il talento, la visione e la passione, non l’appartenenza o la convenienza politica”, per poter “ricostruire una cultura di pace e non favorire un futuro bellico”.

In cambio di questi “regali”, la promessa a Babbo Natale è tanto ironica quanto significativa: “promettiamo di lasciarti un catering decente e di non farti firmare il contratto l’ultimo giorno di lavoro”. Un’ultima, amara stoccata a prassi purtroppo diffuse nel settore. La lettera si chiude con un augurio di affetto a tutte le lavoratrici e i lavoratori del cineaudiovisivo italiano, unendo in un abbraccio virtuale un’intera categoria che chiede, semplicemente, di poter svolgere il proprio mestiere con dignità.

Di euterpe

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