Alessandria – Il carcere ‘Cantiello e Gaeta’ di Alessandria è stato teatro di due giorni di altissima tensione, culminati in una protesta collettiva e una successiva aggressione, che riportano drammaticamente alla luce le criticità del sistema penitenziario regionale. A denunciare i gravi episodi è l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria (Osapp), che da tempo lancia l’allarme sulle precarie condizioni di sicurezza e di lavoro all’interno degli istituti del distretto Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta.

La Protesta: Scintilla da un Cambio Cella Negato

Tutto ha avuto inizio nella serata di mercoledì 11 dicembre, intorno alle 18:00, orario di chiusura pomeridiana delle celle. La miccia che ha innescato la rivolta è stata la richiesta, apparentemente di routine, di due detenuti, padre e figlio, reclusi in celle diverse ma all’interno della stessa sezione, di poter essere ricollocati vicini. Di fronte al diniego opposto dal personale, per motivi procedurali, la situazione è rapidamente degenerata. In un atto di solidarietà, numerosi altri detenuti della stessa sezione hanno rifiutato di rientrare nelle proprie celle, dando vita a una protesta collettiva che ha paralizzato le normali attività del reparto.

La gestione della crisi ha richiesto un notevole sforzo da parte della Polizia Penitenziaria. Per riportare la calma è stato necessario richiamare in servizio personale che aveva già terminato il proprio turno, a testimonianza della carenza di organico che affligge la struttura. Dopo ore di mediazione e di presidio costante, la protesta è terminata senza ulteriori incidenti gravi intorno alle 22:30, ma ha lasciato un clima di forte tensione.

L’Aggressione: Una “Punizione” Esemplare?

La quiete, tuttavia, è durata poco. Il giorno seguente, giovedì 12 dicembre, la violenza è esplosa nuovamente all’interno dell’istituto. Un detenuto di nazionalità albanese è stato brutalmente aggredito da altri reclusi. L’episodio, che ha richiesto l’intervento urgente di una quindicina di agenti, alcuni dei quali richiamati in servizio, solleva inquietanti interrogativi. Una delle ipotesi al vaglio, come riportato dal sindacato, è che l’aggressione sia stata una sorta di “punizione” per non aver aderito alla protesta della sera precedente. Sebbene non si escludano altre possibili motivazioni, questo sospetto getta un’ombra sinistra sulle dinamiche di potere e controllo all’interno della popolazione detenuta.

Il Grido d’Allarme del Sindacato Osapp

I recenti avvenimenti hanno spinto Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, a lanciare un durissimo atto d’accusa contro lo stato del sistema penitenziario locale. “Come abbiamo più volte denunciato”, ha commentato Beneduci, “il distretto Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta è ormai un vero e proprio colabrodo, costellato di eventi critici quotidiani a raffica e senza soluzione di continuità, nei quali la Polizia Penitenziaria continua a essere il bersaglio principale”. Le sue parole dipingono un quadro allarmante, fatto di personale allo stremo, costretto a turni massacranti e a fronteggiare situazioni di emergenza costante.

L’Osapp chiede misure concrete e immediate per ripristinare condizioni di sicurezza, dignità e tutela per tutti gli operatori. La richiesta non è nuova: da mesi il sindacato denuncia una gestione che definisce “fallimentare” e sollecita un intervento ministeriale per affrontare le cause strutturali della crisi, che vanno dal sovraffollamento alla carenza di personale, fino alla gestione di detenuti con problematiche complesse. Il sindacato ha chiesto l’invio di ispettori ministeriali per verificare le condizioni di disagio e ha sollecitato il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a prendere atto della gravità della situazione.

Un Contesto di Criticità Sistemiche

Gli episodi di Alessandria non sono un caso isolato, ma si inseriscono in un contesto di criticità che riguarda numerose carceri piemontesi. Negli stessi giorni, si sono registrate aggressioni anche negli istituti di Vercelli e Torino, a conferma di un livello di tensione diffuso su tutto il territorio. La situazione del carcere ‘Cantiello e Gaeta’, una struttura storica ultimata nel 1844, è da tempo sotto osservazione per problemi che vanno da disordini e incendi di celle a questioni più ordinarie ma non meno significative, come i guasti agli impianti. Questa serie di eventi critici evidenzia l’urgenza di una riflessione approfondita e di interventi strutturali per garantire che gli istituti di pena siano luoghi di sicurezza e non “campi di battaglia”, come denunciato dallo stesso sindacato in precedenti occasioni.

Di veritas

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