Un nuovo, inquietante capitolo nelle indagini sullo sfruttamento del lavoro si apre a Milano. La Procura della Repubblica, guidata in questa operazione dal pubblico ministero Paolo Storari, ha disposto con procedura d’urgenza il “controllo giudiziario” per quattro importanti società operanti nel settore dei servizi di sicurezza e della vigilanza privata. Le aziende coinvolte sono la BBS Security, la Crown Security, la Solbro e l’Italia Gruppo Dag. L’ipotesi di reato, pesantissima, è quella di caporalato.

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha fatto emergere un quadro desolante di sfruttamento sistematico, perpetrato per anni ai danni di un numero considerevole di lavoratori. Secondo quanto riportato nel provvedimento della Procura, i responsabili delle quattro società avrebbero reclutato “manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”.

“Retribuzioni sotto la soglia di povertà”: le testimonianze shock

Il cuore dell’inchiesta risiede nelle condizioni di lavoro imposte ai dipendenti. Il pm Storari, nel suo provvedimento, parla di una “situazione di vero e proprio sfruttamento lavorativo”, con retribuzioni “sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato”. Una violazione non solo dell’articolo 603 bis del codice penale, ma anche del principio sancito dall’articolo 36 della Costituzione, che garantisce a ogni lavoratore il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Le testimonianze raccolte durante le indagini sono un pugno nello stomaco e descrivono una realtà di profonda sofferenza e precarietà. Molti dei lavoratori ascoltati dagli inquirenti hanno dichiarato di vivere con “retribuzioni sotto la soglia di povertà”. Emblematica e drammatica la deposizione di un lavoratore, sentita lo scorso ottobre: “Sì mi sono trovato in uno stato di bisogno perché percependo in media 550 euro al mese, ho avuto difficoltà a pagare l’affitto, a comprare il cibo per mangiare e nello stesso tempo non riuscivo a mandare nulla ai miei 4 figli che attualmente vivono con mia moglie in Senegal”. Altre testimonianze parlano di paghe orarie tra i 5,81 e i 6,82 euro, e di buste paga mensili che oscillano tra i 1.082 e i 1.263 euro, cifre palesemente inadeguate a garantire una vita dignitosa, specialmente in una città come Milano.

La disperazione spingeva i lavoratori ad accettare condizioni inaccettabili. Una lavoratrice ha raccontato di aver accettato il lavoro per far fronte alle cure della figlia con disabilità, non trovando altre opportunità. Un altro dipendente ha riferito di essere stato sospeso per tre giorni solo per aver segnalato incongruenze in busta paga.

Il meccanismo dello sfruttamento e i prossimi passi dell’inchiesta

L’operazione della Procura milanese ha portato alla nomina di amministratori giudiziari per le quattro società, con il compito di vigilare sul rispetto delle norme e di regolarizzare la posizione dei lavoratori. Oltre alle società, risultano indagate anche cinque persone, ovvero gli amministratori delle imprese coinvolte. Il provvedimento di controllo giudiziario dovrà ora essere convalidato da un Giudice per le Indagini Preliminari (gip).

Questa indagine si inserisce in un filone più ampio che la Procura di Milano, e in particolare il pm Storari, sta portando avanti da tempo per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in diversi settori, da quello della moda a quello della logistica, fino alla vigilanza privata. Già in passato altre importanti società del settore della sicurezza, come Mondialpol, Sicuritalia, Cosmopol e All System, erano state oggetto di provvedimenti simili, spingendole in alcuni casi ad aumentare significativamente le retribuzioni dei propri dipendenti.

L’inchiesta evidenzia anche il ruolo dei committenti, ovvero le aziende presso cui i lavoratori sfruttati venivano impiegati. Sebbene al momento non risultino indagati, nell’atto della Procura vengono menzionati nomi come GS e Milanosport, sottolineando la necessità di una maggiore responsabilità lungo tutta la catena degli appalti.

La vicenda solleva un velo su una realtà spesso invisibile, quella delle guardie giurate e degli addetti alla sicurezza che, pur svolgendo un ruolo fondamentale per la collettività, si trovano a essere le vittime di un sistema che comprime i diritti e la dignità in nome del profitto.

Di veritas

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