MILANO – L’eco della maxi inchiesta sulla gestione dell’urbanistica a Milano torna a risuonare con forza, questa volta nel cuore pulsante della città, il quartiere di Brera. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari Mattia Fiorentini, ponendo i sigilli a un cantiere in via Anfiteatro 7. L’operazione ha portato all’iscrizione di 27 persone nel registro degli indagati, tra cui figurano imprenditori, architetti, ex componenti della commissione per il paesaggio e funzionari comunali. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono pesanti: abusi edilizi, lottizzazione abusiva e falso ideologico.
Il Progetto “Unico-Brera”: Lusso al Posto di un Palazzo Settecentesco
Al centro delle indagini coordinate dai pubblici ministeri Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, con l’aggiunta Tiziana Siciliano, c’è il progetto immobiliare “Unico-Brera”. Si tratta di un complesso residenziale di lusso composto da due edifici, rispettivamente di 4 e 11 piani, per un totale di 27 appartamenti di fascia alta. Il cantiere sorge su un’area rimasta vuota dal 2006, in seguito alla demolizione di un palazzo settecentesco a ringhiera, composto da due corpi di 5 e 3 piani. Un’area che, secondo quanto emerso, nel 2005 era stata destinata a un progetto di risanamento conservativo per la realizzazione di 9 alloggi di edilizia popolare. Invece, il destino dell’area ha preso una piega ben diversa, con la costruzione di appartamenti i cui prezzi, secondo indiscrezioni di mercato, partono da 660.000 euro per arrivare fino a 700.000 euro per un monolocale.
Le Contestazioni della Procura: “Nuova Costruzione” Spacciata per “Ristrutturazione”
Il fulcro delle accuse mosse dalla Procura di Milano riguarda la qualificazione dell’intervento edilizio. Secondo gli inquirenti, i lavori sarebbero stati autorizzati nel 2019 come “ristrutturazione edilizia” attraverso una semplice Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), anziché come “nuova costruzione”, che avrebbe richiesto un iter autorizzativo ben più complesso e oneroso, comprensivo di un permesso di costruire e di un piano attuativo. Questa scelta, definita dagli inquirenti una “lettura creativa” delle regole, avrebbe consentito diversi vantaggi illeciti.
Tra le principali contestazioni figurano:
- Sottostima degli oneri di urbanizzazione: Qualificando l’intervento come ristrutturazione, l’impresa costruttrice avrebbe ottenuto uno sconto significativo sugli oneri dovuti al Comune, quantificato in un risparmio di circa il 60%, versando solo 800mila euro.
- Aumento illecito delle volumetrie: La Procura ipotizza un aumento illegittimo delle cubature e dei volumi della torre in costruzione, in palese violazione delle normative urbanistiche.
- Violazione del Piano Urbanistico Generale: L’operazione, secondo l’accusa, sarebbe stata portata avanti con “artifici” e “condotte anche omissive” per aggirare le prescrizioni del piano urbanistico.
Il Gip Fiorentini, nel suo decreto di 80 pagine, ha sottolineato che si tratta di un cantiere che procede in “palese violazione delle norme sull’urbanistica”, con gli indagati che hanno concorso a formare “titoli edilizi di copertura, palesemente illegittimi”.
Nomi Noti e un “Oscuro Capitolo” della Gestione Urbanistica
L’inchiesta su via Anfiteatro si intreccia con altri filoni della maxi-indagine milanese. Tra i 27 indagati compaiono nomi già emersi in passato, come l’architetto Marco Cerri, progettista dell’intervento ed ex componente della commissione paesaggio, già destinatario di un’interdittiva, e Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello Unico Edilizia, arrestato a marzo per corruzione. Coinvolti anche i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, già a processo per il caso della Torre Milano in via Stresa.
Già negli atti dello scorso marzo, la Procura parlava di un “altro oscuro capitolo della gestione urbanistica negli Uffici del Comune di Milano“, facendo riferimento proprio alle aree di via Anfiteatro e via Zecca Vecchia. Un paradosso evidenziato dalla consulente dei pm, l’architetta Roberta Collicelli, riguarda il fatto che nel 2008 i documenti comunali indicavano ancora il rudere di via Anfiteatro come complesso di “valore storico testimoniale”, nonostante fosse già stato demolito due anni prima.
Questa vicenda riaccende i riflettori su un presunto “sistema” che, secondo i magistrati, vedrebbe “gruppi di pressione” controllare le operazioni immobiliari più lucrative della città, perseguendo una “speculazione edilizia” da “conseguire a tutti i costi e con ogni mezzo anche illecito e criminoso”. Il sequestro della torre “Unico-Brera” segna un nuovo, importante sviluppo in un’indagine complessa che sta mettendo in discussione il celebrato “modello Milano” e il rapporto tra sviluppo privato e controllo pubblico.
