Un Paese in bilico: la decisione del Congresso
L’Honduras sta attraversando ore di altissima tensione politica e istituzionale. La Commissione Permanente del Congresso, guidata dal suo presidente Luis Redondo, ha sganciato una vera e propria bomba sul già fragile processo post-elettorale, annunciando la decisione di non convalidare i risultati delle elezioni presidenziali tenutesi il 30 novembre. Una mossa drastica che getta il paese centroamericano in una profonda incertezza e alimenta le fiamme delle proteste sociali. Le parole di Redondo, pronunciate durante una conferenza stampa, sono state nette e pesantissime: “Non ratificheremo un processo macchiato da pressioni interne provenienti da strutture della criminalità organizzata legate al narcotraffico, da bande come MS-13 e Barrio 18, tra le altre, e ancor meno da pressioni esterne e dalla diretta violazione della libertà degli elettori“.
Questa dichiarazione segna una frattura istituzionale senza precedenti e rischia di paralizzare il paese. La decisione della commissione, la cui legalità è contestata dalle opposizioni, complica ulteriormente un quadro già segnato da uno spoglio dei voti lento e controverso, che ha tenuto l’intera nazione con il fiato sospeso per giorni.
Risultati al fotofinish e accuse reciproche
Il cuore della contesa risiede in un risultato elettorale estremamente ravvicinato. Con il 99,40% delle schede scrutinate, i dati preliminari vedono in testa il candidato conservatore del Partito Nazionale, Nasry Asfura, con un vantaggio di poco più di 42.000 voti (40,53%) sul suo principale avversario, il centrista Salvador Nasralla del Partito Liberale (39,16%). Un margine risicato che ha immediatamente scatenato le accuse di brogli da parte di Nasralla, il quale ha parlato apertamente di “furto” e ha richiesto un riconteggio “voto per voto” in numerose sezioni elettorali dove, a suo dire, sarebbero state commesse gravi irregolarità, come la mancata utilizzazione del riconoscimento biometrico.
A complicare il quadro si aggiunge la posizione del partito di governo uscente, Libertad y Refundación (Libre), la cui candidata Rixi Moncada si è fermata a un distante 19,32%. Anche Moncada e la presidente uscente, Xiomara Castro, hanno denunciato un “golpe elettorale in corso”, puntando il dito contro presunte manipolazioni del sistema di trasmissione dei dati e pesanti ingerenze esterne.
L’ombra delle ingerenze esterne e della criminalità
La denuncia di Luis Redondo non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto di forti tensioni internazionali che hanno pesantemente condizionato la campagna elettorale. L’elemento più dirompente è stato l’endorsement esplicito e ripetuto dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a favore di Nasry Asfura. Trump ha definito il candidato conservatore “l’unico vero amico della libertà in Honduras”, minacciando al contempo di sospendere gli aiuti finanziari al paese in caso di vittoria di un altro candidato. Questa presa di posizione è stata percepita da molti, inclusi movimenti popolari e organizzazioni indigene, come una palese e inaccettabile ingerenza nella sovranità honduregna.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco, è arrivata la grazia concessa da Trump all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (JOH), condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere per narcotraffico. Questa mossa è stata interpretata come un segnale di sostegno ai settori politici legati a Hernández e ha rafforzato i sospetti di un’alleanza tra politica e criminalità organizzata. Le accuse di Redondo riguardo alle pressioni di bande come la MS-13 e Barrio 18 si inseriscono in questa narrazione, dipingendo un quadro allarmante di un processo elettorale potenzialmente inquinato da interessi illeciti e violenti.
Un futuro incerto tra proteste e stallo istituzionale
Mentre la politica si arena in un pericoloso stallo, la tensione nelle strade è palpabile. Le proteste, per ora in gran parte pacifiche, si moltiplicano nella capitale Tegucigalpa e in altre città, con i cittadini che chiedono trasparenza e rispetto della volontà popolare. Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) si trova sotto enorme pressione, criticato per la lentezza dello scrutinio e per i “problemi tecnici” che hanno caratterizzato il conteggio sin dalle prime ore. L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha lanciato un appello urgente per accelerare il processo e ha respinto qualsiasi invito a turbare l’ordine pubblico.
Il termine ultimo per la proclamazione ufficiale del vincitore è fissato per il 30 dicembre, ma la decisione della Commissione Permanente del Congresso di non ratificare i risultati apre scenari imprevedibili. Non è chiaro quale sarà il valore legale di questa presa di posizione e se potrà effettivamente bloccare l’iter di proclamazione. L’Honduras si trova a un bivio cruciale: da una parte la via del dialogo e del rispetto delle regole democratiche, dall’altra il baratro di una crisi istituzionale che potrebbe avere conseguenze devastanti per la stabilità di uno dei paesi più fragili del Centro America.
