Il porto di Bari è stato teatro di un’intensa giornata di accoglienza e solidarietà con l’arrivo della Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency. A bordo, tra le 120 persone tratte in salvo nel Mediterraneo centrale, vi era un gruppo particolarmente vulnerabile: sette donne in stato di gravidanza, alcune delle quali giunte fino alla 34esima settimana di gestazione. Provenienti da Sudan, Costa d’Avorio e Nigeria, queste future madri hanno trovato in Italia non solo un rifugio, ma anche un abbraccio di umanità e cure immediate.
Le operazioni di salvataggio si sono svolte in due distinti interventi tra la notte del 2 e la mattina del 3 dicembre, nelle acque internazionali della zona SAR libica. L’equipaggio della Life Support ha soccorso due gommoni precari e sovraffollati, privi di qualsiasi dispositivo di sicurezza. Complessivamente, sono state portate in salvo 120 persone, tra cui 31 donne e 31 minori, di cui 23 non accompagnati. I naufraghi, partiti dalle coste libiche, fuggivano da Paesi come Gambia, Guinea, Niger, Nigeria, Sud Sudan e Sudan, martoriati da guerre, instabilità politica e crisi climatica.
L’arrivo a Bari: un approdo di speranza
Una volta giunta al porto di Bari, la macchina dei soccorsi si è attivata con rapidità ed efficienza. Le sette donne incinte, descritte come “esauste, infreddolite, provate da sei lunghi giorni di viaggio”, sono state immediatamente prese in carico dal personale del 118 e trasferite d’urgenza all’ospedale San Paolo. Qui, l’équipe del reparto di Ostetricia e Ginecologia le ha accolte con gesti semplici ma carichi di significato, capaci di restituire dignità dopo un viaggio traumatico.
Come riportato in una nota ufficiale dell’Asl Bari, più del cibo, è stata l’idea di una doccia calda a illuminare i volti delle donne. “Alla sola idea dell’acqua calda i loro occhi si sono illuminati più che per il cibo”, si legge nel comunicato, che sottolinea come le ostetriche le abbiano accompagnate una ad una, “porgendo asciugamani e bagnoschiuma come si porge un abbraccio”.
Le cure e l’impegno della sanità pubblica
Sotto la guida del responsabile della sala parto, il dottor Giuseppe Lovascio, e dei medici Valeria Fumarulo e Luigi Liaci, tutte le pazienti sono state sottoposte a visite approfondite, ecografie e a tutti gli esami urgenti necessari, inclusi quelli virali, per garantire la sicurezza loro e dei bambini che portano in grembo. Quattro di loro sono state successivamente trasferite al Policlinico di Bari per ulteriori accertamenti, in un’operazione supportata dai volontari della Croce Rossa e della Protezione Civile.
L’Asl Bari ha voluto sottolineare l’importanza dell’intervento, definendolo una testimonianza di come, “anche nei momenti più difficili, la sanità pubblica sa essere approdo sicuro”. Un messaggio forte che ribadisce il valore della protezione di ogni vita umana, al di là di ogni confine e circostanza.
Le storie dietro i numeri
Dietro i numeri dello sbarco si celano storie di profonda sofferenza e speranza. Dorra Frihi, mediatrice culturale a bordo della Life Support, ha raccolto la testimonianza di una donna sudanese fuggita da El Fashir, che ha subito la sparizione dei suoi familiari e ha chiesto esplicitamente di non “normalizzare la guerra”. Un altro ragazzo nigeriano ha raccontato di essere fuggito dalla guerra nel suo Paese e di aver vissuto “un vero inferno” in Libia, sperando in un’esistenza più giusta in Europa. Queste voci rappresentano la realtà di migliaia di persone che affrontano la rotta migratoria più pericolosa al mondo.
Con quest’ultima operazione, la Life Support ha concluso la sua 38esima missione nel Mediterraneo centrale. Da dicembre 2022, data di inizio delle sue attività, la nave di Emergency ha soccorso un totale di 3.121 persone, riaffermando il suo impegno cruciale nel salvare vite umane in mare.
