TRAPANI – Un’ombra cupa si allunga sulla brillante carriera di Antonino “Nino” Pizzolato, l’atleta che ha fatto sognare l’Italia con i suoi successi nel sollevamento pesi. Il due volte bronzo olimpico, a Tokyo 2020 e Parigi 2024, è al centro di una grave vicenda giudiziaria che lo vede imputato, insieme ad altri tre uomini, per violenza sessuale di gruppo aggravata. La Procura di Trapani ha chiesto una condanna esemplare: 10 anni di reclusione per Pizzolato e per ciascuno dei co-imputati, Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì, tutti originari dell’agrigentino. La richiesta totale ammonta a 40 anni di carcere.
La notte dell’incubo: la ricostruzione dell’accusa
I fatti contestati risalgono all’estate del 2022, precisamente al mese di luglio, quando una giovane turista finlandese si trovava in vacanza a Trapani con due amiche. Secondo la ricostruzione dei Pubblici Ministeri Andrea Tarondo e Giulia Sbocchia, la serata sarebbe iniziata in un ristorante, dove le tre ragazze avrebbero conosciuto il gruppo di Pizzolato. L’incontro sarebbe proseguito in un locale sulla spiaggia. A fine serata, mentre le amiche della presunta vittima decidevano di rientrare, lei avrebbe accettato di continuare la serata con Pizzolato, recandosi in un bed and breakfast dove, però, erano presenti anche gli altri tre imputati.
Da quel momento, secondo la denuncia della donna, sarebbe iniziato un incubo. La giovane ha raccontato agli inquirenti di essersi assopita su un divano e di essersi risvegliata mentre i quattro uomini avrebbero abusato di lei. “Ero terrorizzata, ho pensato solo a non reagire“, ha dichiarato la turista, la cui testimonianza in aula è stata ritenuta coerente e credibile dall’accusa. Ha aggiunto: “Loro ridevano, non capivo cosa dicessero. Quando ho potuto mi sono rannicchiata in un angolo del divano“. La violenza, secondo i pm, si sarebbe interrotta solo quando la ragazza, in lacrime, ha chiesto di essere riaccompagnata al suo alloggio.
La Procura contesta agli imputati le aggravanti di aver commesso il fatto su una persona “con un autocontrollo limitato e in stato di torpore e di inibizione mentale tale da impedirle di respingere con energia gli atti di violenza”, approfittando del suo stato di alterazione dovuto al consumo di alcolici.
La requisitoria della PM: “Nessuna prova del consenso”
Durante la sua requisitoria, la pm Giulia Sbocca ha sottolineato un punto cruciale: “Nessun elemento è emerso durante il processo in grado di provare l’esistenza di un consenso“. Secondo la magistrata, “la libertà di comportamento delle giovani turiste sia stata scambiata per disponibilità”, una chiave di lettura che, secondo la parte civile rappresentata dall’avvocato Nicola Pellegrino, affonda le radici in una cultura di “patriarcato e supremazia dell’uomo sulla donna”.
La difesa degli imputati e il video conteso
Di tutt’altro avviso la difesa degli imputati, che respinge ogni accusa. In aula, Antonino Pizzolato ha parlato di una serata “euforica ma lucida“, descrivendo le ragazze come “felici e disponibili” e sostenendo che la dinamica dei rapporti sarebbe stata guidata dalla stessa giovane finlandese.
A sostegno della loro tesi, i legali hanno prodotto un video, girato con il cellulare di Davide Lupo, che a loro dire dimostrerebbe la partecipazione consensuale della donna. Tuttavia, questo elemento è diventato oggetto di scontro: per la Procura, al contrario, quelle stesse immagini confermerebbero l’assenza di una volontà libera e informata. La vicenda del video è ulteriormente complicata dal fatto che il file, inizialmente cancellato, sarebbe stato recuperato tramite un esperto informatico, una procedura la cui validità è stata contestata dalla parte civile.
È emerso inoltre che il processo è iniziato il 5 febbraio 2024, il che significa che Pizzolato ha partecipato e vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi mentre era già imputato per un’accusa così grave.
Un precedente disciplinare e il futuro del processo
Durante la sua deposizione, Pizzolato ha anche fatto riferimento a un precedente episodio del 2018, quando fu sospeso per dieci mesi dalla Federazione Italiana Pesistica (FIPE) per aver mostrato un video pornografico ad alcuni atleti minorenni. Anche in quel caso, l’atleta si è dichiarato vittima.
Il processo è stato aggiornato a gennaio, quando la parola passerà alle arringhe della difesa. Successivamente, il collegio del Tribunale di Trapani, presieduto da Franco Messina, si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Fino a quel momento, per tutti gli imputati vige la presunzione di innocenza.
