Il grande schermo si accende ancora una volta per narrare quelle storie che, attingendo dalla realtà, possiedono la forza universale della parabola, capaci di parlare al cuore e di ispirare. È il caso di “Laghat – Un sogno impossibile”, la nuova opera del regista italo-francese Michael Zampino, che porta in sala dall’11 dicembre, distribuita da Vertice 360, una vicenda di tenacia, amicizia e redenzione. Presentato con successo alla 43esima edizione del Torino Film Festival nella sezione “Zibaldone”, il film trae libera ispirazione dal romanzo “Laghat, il cavallo normalmente diverso” di Enrico Querci, trasformando una cronaca sportiva in un avvincente percorso di crescita umano e professionale.
La Leggenda di Laghat: da “diverso” a campione
Prima di essere un film, Laghat è stato una leggenda vivente degli ippodromi italiani. Un purosangue baio oscuro, nato in Gran Bretagna nel 2003, destinato a una brillante carriera grazie a una genealogia eccellente. Tuttavia, il suo destino fu segnato da una grave micosi che lo rese quasi cieco, menomandolo gravemente alla vista. In un mondo competitivo come quello dell’ippica, una simile menomazione avrebbe significato la fine. Ma Laghat possedeva ciò che il suo stesso nome, in dialetto sardo, significa: “brutto”. Un nome che si è trasformato in un emblema di resilienza. Grazie all’intuizione e all’amore di chi ha creduto in lui, come il proprietario e allenatore Federico De Paola, Laghat non solo non è stato soppresso, ma ha corso ben 134 gare in carriera, vincendone 26 e ottenendo innumerevoli piazzamenti. La sua è la testimonianza di come la diversità possa diventare un punto di forza, insegnando che si può “vedere” oltre gli occhi, con l’istinto, il coraggio e un cuore indomito.
Una storia di formazione sul grande schermo
Il regista Michael Zampino, già apprezzato per “Governance – Il prezzo del potere”, insieme alla co-sceneggiatrice Heidrun Schleef, ha scelto di intrecciare la vicenda reale di Laghat con un personaggio di finzione, creando un potente coming of age. Il protagonista è Andrea (interpretato dal giovane e talentuoso Lorenzo Guidi), un ventunenne che ha accantonato il suo sogno di diventare fantino per affiancare il padre Mario (un sempre credibile Edoardo Pesce) nella sua attività di antiquario, un uomo incline a loschi affari e dall’influenza opprimente. Sarà l’incontro con il suo vecchio allenatore, Tony (l’attore francese Hippolyte Girardot), a riaccendere in Andrea la passione per le corse. L’unica possibilità, però, è montare Laghat, il cavallo che nessuno vuole, quello “normalmente diverso”.
Inizia così un percorso parallelo di riscatto: da un lato il cavallo che deve superare i suoi limiti fisici, dall’altro il ragazzo che deve trovare il coraggio di sfidare l’ombra paterna e di credere di nuovo in se stesso. Il legame che si instaura tra Andrea e Laghat diventa il cuore pulsante del film, una metafora della fiducia reciproca come strumento per superare ogni ostacolo. È una sfida sportiva e umana che porterà Andrea a maturare non solo come fantino, ma soprattutto come uomo.
La realizzazione: tra adrenalina e realismo
Uno degli elementi più apprezzati del film è la resa visiva delle corse. Zampino ha evitato l’uso di cavalli meccanici, cercando un realismo quasi documentaristico. “Nessuna controfigura, ma un piano sequenza con la corsa vista da dentro, rendendo credibile il fantino“, ha spiegato il regista. Per ottenere questo effetto, è stato utilizzato un veicolo molto veloce con un braccio meccanico, capace di seguire i cavalli da vicino, restituendo allo spettatore tutta l’adrenalina e la velocità della competizione. Un lavoro complesso, che ha richiesto una profonda comprensione del mondo equestre, come sottolineato anche dal protagonista Lorenzo Guidi: “Sono partito da zero con i cavalli, lavorandoci per mesi ho capito che devi creare un rapporto di fiducia con loro. È un ambiente che ti chiede l’esclusiva, devi dare tutto ai cavalli“. Le riprese si sono svolte in luoghi iconici per l’ippica italiana, come l’ippodromo di San Rossore a Pisa, vera “casa” di Laghat, e quello di Capannelle a Roma.
Il film, prodotto da VIDEA e ALBA Produzioni, si avvale anche della presenza di Carlotta Antonelli nei panni di Giulia, la compagna di Andrea, e di dialoghi puntuali che arricchiscono la narrazione senza mai appesantirla.
