In una cerimonia solenne e carica di commozione, l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Messina ha fatto da cornice a un evento di profondo valore civile e culturale. L’ateneo peloritano ha conferito la Laurea Magistrale honoris causa in Giurisprudenza all’acclamata attrice, sceneggiatrice e regista Paola Cortellesi. Un riconoscimento prestigioso che celebra l’impatto dirompente del suo film d’esordio, “C’è ancora domani”, un’opera che ha saputo risvegliare le coscienze e riaccendere il dibattito sull’emancipazione femminile e sui diritti delle donne nella storia repubblicana.

La giornata, tuttavia, non è stata solo una celebrazione dell’arte cinematografica come veicolo di cambiamento sociale. In un gesto di forte valore simbolico, l’evento è stato intrinsecamente legato alla memoria e alla lotta contro la violenza di genere. Subito dopo la cerimonia, infatti, il Cortile del Rettorato è stato ufficialmente intitolato a Lorena Quaranta e Sara Campanella, due giovani studentesse dell’Ateneo le cui vite sono state tragicamente spezzate dalla violenza del femminicidio. La presenza dei genitori delle ragazze ha aggiunto un ulteriore strato di commozione e significato a un momento pensato per trasformare il dolore in un monito permanente.

Il Riconoscimento a un’Artista Civile

La Rettrice dell’Università, Prof.ssa Giovanna Spatari, e il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Prof. Alessio Lo Giudice, hanno sottolineato come la scelta di premiare Paola Cortellesi nasca dalla volontà di valorizzare il suo contributo al dibattito civile del Paese. Con “C’è ancora domani”, Cortellesi ha dimostrato come il linguaggio cinematografico possa incidere sulla coscienza collettiva con una forza empatica e una chiarezza narrativa uniche, stimolando una riflessione profonda su temi giuridici e sociali complessi. Il film, come evidenziato nella Laudatio, intreccia la storia individuale di una donna, Delia, con la grande storia della nascita della Repubblica, mettendo in luce il momento cruciale in cui le donne italiane conquistarono il diritto di voto, un passo fondamentale per la loro legittimazione sociale e per l’affermazione della loro dignità.

Visibilmente emozionata, Paola Cortellesi ha tenuto una lectio incentrata sui temi portanti del suo film. “Sono molto emozionata,” ha dichiarato, “mi ritrovo adesso plurititolata senza aver discusso neanche una tesi”. L’artista romana ha descritto “C’è ancora domani” come “un viaggio nel passato, compiuto affinché risuonasse in un presente dove esiste ancora la prevaricazione”. Ha dedicato il prestigioso riconoscimento non solo alla squadra che ha lavorato al suo fianco, ma a tutto il mondo dell’arte, spesso in crisi, e soprattutto “a tutte le donne che stanno ancora cercando il loro valore ed il proprio spazio nel mondo e a tutti i ragazzi e le ragazze che difendono la giustizia”.

Un Luogo di Memoria e Responsabilità

La Rettrice Spatari ha voluto fortemente legare i due momenti della giornata, spiegando che non si trattava di eventi distinti, ma di “gesti che raccontano una stessa visione che vuole educare alla giustizia e alla libertà”. L’intitolazione del Cortile del Rettorato a Lorena Quaranta e Sara Campanella trasforma uno spazio vissuto quotidianamente da migliaia di studenti in un luogo permanente di memoria, consapevolezza e responsabilità civile.

Nell’aiuola del cortile è stata svelata un’opera commemorativa in acciaio corten, progettata dall’architetto Giuseppe Steno. La scultura raffigura una sedia dalla silhouette femminile, il cui piede assume la forma di un coltello, un’immagine potente che simboleggia la violenza subita e funge da monito contro il femminicidio. Accanto all’opera, sono state incise due frasi scelte per ricordare la vitalità e i sogni delle due studentesse:

  • “Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la vita.” – Lorena Quaranta
  • “Sii sempre te stessa. Ama ciò che sei, cammina a testa alta, splendi, vola.” – Sara Campanella

Queste parole, come ha sottolineato la Rettrice, riecheggeranno come un invito a vivere, a rispettare e a rispettarsi, affinché la memoria di Lorena, che studiava Medicina, e di Sara, iscritta a Tecniche di Laboratorio Biomedico, diventi un motore di responsabilità collettiva e un costante richiamo all’impegno contro ogni forma di violenza.

Di euterpe

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