Un’immersione nel gotico contemporaneo con Mariana Enriquez
Mariana Enriquez, figura di spicco del gotico contemporaneo, ha incantato il pubblico del Festivaletteratura di Mantova con la sua ultima opera, ‘Un luogo soleggiato per gente ombrosa’, edito da Marsilio e disponibile dal 2 settembre. In questa raccolta di dodici racconti, l’autrice argentina esplora l’orrore del quotidiano attraverso il filtro del sovrannaturale, creando un effetto narrativo potente e inquietante. Le protagoniste, spesso donne, sono perseguitate da fantasmi, trasformate in creature o vittime di violenze in un’Argentina tormentata. La scrittrice, per la prima volta a Mantova, è reduce da un trasferimento in Tasmania con il marito.
Il fantastico come specchio delle repressioni
“Il fantastico è più vicino a quello che non è cosciente, a quello che reprimiamo e non vogliamo vedere, a quello che non diciamo. A volte le cose che denuncio nelle mie storie sono quelle di cui non vogliamo parlare”, afferma Mariana Enriquez, sottolineando come il genere fantastico le permetta di affrontare temi scomodi e verità nascoste. Uno dei racconti è ispirato da un fatto di cronaca: l’assassinio di un giovane che, sfuggito ai suoi sequestratori, non ha trovato aiuto nei vicini. Questo evento diventa, nella narrazione, un fantasma che tormenta le coscienze di chi non ha aperto la porta, un simbolo di colpa e di denuncia.
Musica e ispirazione: il metodo di scrittura di Enriquez
Originale e fuori dagli schemi, Mariana Enriquez rivela di scrivere sempre ascoltando musica, creando playlist che condivide con i suoi lettori. “Scrivo con la musica, mi metto gli auricolari ed entro in un luogo dove non penso. È un posto di ispirazione che tutti gli scrittori cercano e per trovarlo mi aiuta la musica”. Curiosamente, l’autrice confessa di aver ascoltato Taylor Swift mentre scriveva ‘Un artista locale’, un racconto particolarmente cupo. La musica diventa così una porta d’accesso a un mondo interiore da cui emergono storie intense e suggestive.
Violenza simbolica e critica sociale
Un dettaglio, un’immagine, possono essere sufficienti a innescare la creatività di Enriquez. Nel racconto ‘Diversi colori fatti di lacrime’, abiti che feriscono il corpo diventano metafore di oppressione e desiderio inaccessibile, simboli della violenza contro le donne. “Volevo che nessuna morisse. Come scrittrice desideravo che questa violenza fosse simbolica, fantastica”, spiega l’autrice, che preferisce affrontare temi sociali senza cadere nel realismo più crudo. La sua attenzione si concentra sulla rappresentazione della violenza come fenomeno culturale e psicologico, piuttosto che come semplice fatto di cronaca.
Il racconto come forma d’arte prediletta
Il racconto è la forma espressiva in cui Mariana Enriquez si sente più a suo agio, una scelta che affonda le radici nella tradizione letteraria latinoamericana, con autori come Borges, Cortázar e Silvina Ocampo. “A me il racconto piace perché è una forma più immediata, concreta. Alcuni mi dicono che ogni mio racconto potrebbe essere un romanzo, ma ogni storia tiene la sua propria forma”, afferma l’autrice, sottolineando come ogni narrazione trovi la sua dimensione ideale nel formato breve.
Letteratura, cinema e musica: un dialogo aperto
Mariana Enriquez osserva come il cinema e la musica siano più permeabili alle influenze e ai cambiamenti rispetto alla letteratura, ancora legata a dinamiche sociali e di classe. “La letteratura popolare per molti secoli è stata di qualità, adesso è più difficile che uno scrittore di buon livello letterario abbia lettori pop”, constata l’autrice, auspicando una maggiore apertura e un dialogo più ampio tra generi e pubblici diversi. In conclusione, Mariana Enriquez si definisce una scrittrice che aspira a essere sia letteraria che popolare, un obiettivo ambizioso ma non impossibile.
Un invito a esplorare l’ombra
Mariana Enriquez ci invita a guardare oltre la superficie, a esplorare le zone d’ombra della realtà attraverso il filtro del gotico contemporaneo. La sua capacità di trasformare l’orrore quotidiano in narrazioni suggestive e inquietanti ci spinge a confrontarci con le nostre paure più profonde e con le verità scomode che spesso preferiamo ignorare. La sua opera è un monito e un invito a non dimenticare le vittime innocenti, a dare voce a chi non ce l’ha e a trasformare il terrore in strumento di denuncia e riscatto.
