Un nuovo, significativo capitolo si aggiunge alla complessa e tormentata vicenda giudiziaria di Giulia Ligresti. La Corte d’Appello di Milano ha recentemente incrementato il risarcimento a lei dovuto per errore giudiziario, portandolo a 95mila euro, a cui si sommano ulteriori 30mila euro per le spese legali. Questa decisione conferma e rafforza una precedente sentenza, segnando un punto di svolta nel riconoscimento della sua innocenza e delle pressioni subite durante l’inchiesta sul caso Fonsai che la travolse nel 2013.
L’odissea giudiziaria del caso Fonsai
Per comprendere appieno la portata di questa sentenza, è necessario fare un passo indietro al 17 luglio 2013. In quella data, Giulia Ligresti, insieme al padre Salvatore e ai fratelli, venne arrestata nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Torino sulla gestione della compagnia assicurativa di famiglia, Fondiaria-Sai. Le accuse erano gravissime: falso in bilancio e manipolazione del mercato, legate a una presunta sottostima della riserva sinistri per circa 600 milioni di euro. Iniziava così quello che la stessa Ligresti ha definito “il periodo più buio” della sua vita, segnato dalla detenzione in carcere, prima a Vercelli e poi a San Vittore, e successivamente agli arresti domiciliari. Fu un’esperienza devastante, aggravata da uno stato di profondo disagio psicologico e disturbi alimentari, come certificato da una perizia medica che ne dispose il trasferimento ai domiciliari.
Il patteggiamento controverso e la revisione
In questo contesto di enorme pressione psicologica, nel settembre 2013, Giulia Ligresti decise di patteggiare una pena di 2 anni e 8 mesi. Una scelta che, come ha sempre sostenuto e come ora i giudici le riconoscono, non fu un’ammissione di colpa, ma l’unica via d’uscita percepita per porre fine a un incubo. “Per tornare a casa, avrei ammesso anche di aver ucciso Giulio Cesare”, è una delle sue frasi più emblematiche che descrive lo stato d’animo di quel periodo. La sua volontà, ha ribadito più volte, non era patteggiare, ma “far finire quell’incubo”.
La svolta arrivò anni dopo, quando altri imputati nella stessa vicenda, tra cui il fratello Paolo, vennero assolti con formula piena. Questa palese contraddizione tra giudicati ha aperto la strada alla revisione del processo. Nel 2019, la Corte d’Appello di Milano ha finalmente revocato la sentenza di patteggiamento, prosciogliendo Giulia Ligresti da ogni accusa “perché il fatto non sussiste”. Si chiudeva così, dopo sei anni, un calvario giudiziario, ma si apriva la complessa partita dei risarcimenti.
La lunga battaglia per il risarcimento
Nonostante l’assoluzione, il percorso per ottenere un giusto indennizzo si è rivelato un’altra battaglia legale, lunga e articolata. Inizialmente, nel 2022, le era stato riconosciuto un risarcimento di soli 16mila euro per ingiusta detenzione, relativo ai primi 16 giorni di carcere. I giudici avevano infatti rigettato la richiesta ben più cospicua (1,3 milioni di euro) per errore giudiziario, considerando il patteggiamento come un’implicita ammissione di responsabilità che interrompeva il nesso causale.
Tuttavia, la tenacia dei suoi legali, gli avvocati Massimo Rossi e Pamela Picasso, ha portato la questione fino alla Corte di Cassazione e a successivi giudizi d’appello. La Suprema Corte ha infine stabilito un principio cruciale: il patteggiamento, se ottenuto in condizioni di forte pressione, non può essere considerato un ostacolo al riconoscimento dell’errore giudiziario. Questo ha spianato la strada alla recente decisione della Corte d’Appello di Milano, che non solo ha riconosciuto l’errore, ma ha aumentato l’indennizzo, prima a 72mila euro e ora, in via definitiva, a 95mila euro più le spese.
“Una pressione cautelare intensa”
La sentenza è fondamentale perché mette nero su bianco che il patteggiamento di Giulia Ligresti fu “il risultato di una ‘pressione cautelare intensa’”. Un riconoscimento che restituisce piena dignità alla sua versione dei fatti. “Sono commossa”, ha dichiarato al Corriere della Sera, sottolineando come questa decisione le dia finalmente giustizia. In un gesto di grande generosità, ha annunciato che l’intero importo del risarcimento, al netto delle spese, sarà devoluto in beneficenza a due scuole, una in India e una in Siria, a sostegno di progetti umanitari per donne e bambini.
Questa vicenda giudiziaria si conclude, dunque, con una vittoria non solo personale per Giulia Ligresti, ma anche simbolica, sollevando importanti interrogativi sull’uso della custodia cautelare e sul valore del patteggiamento in contesti di forte stress psicologico per l’imputato. Un caso che farà certamente discutere e che si inserisce nel più ampio dibattito sulla giustizia e sui suoi meccanismi nel nostro Paese.
