Un’eredità musicale e una sfida vocale

Anastasia Bartoli, talentuosa soprano di 32 anni e figlia del celebre soprano Cecilia Gasdia, attuale sovrintendente dell’Arena di Verona, si appresta a debuttare nel ruolo di Zelmira all’Auditorium Scavolini per il Rossini Opera Festival il 10 agosto. Dopo il successo ottenuto nella scorsa edizione con il ruolo di Ermione, Bartoli si confronta con un’altra opera scritta da Rossini per Isabella Colbran, una cantante formidabile capace di spaziare tra diversi registri vocali.
“Una vera sfida”, ammette Bartoli in un’intervista all’ANSA, sottolineando la difficoltà di interpretare un ruolo originariamente pensato per una voce dotata di un’estensione straordinaria. Rispetto ad Ermione, la parte di Zelmira è più lunga e impegnativa, richiedendo una combinazione di drammaticità, morbidezza vocale e agilità brillante, in linea con i gusti del pubblico napoletano per cui l’opera era stata scritta.
Bartoli scherza sul fatto di essere cresciuta con la musica di Rossini grazie alla madre, sviluppando un amore profondo per il compositore e affinando la sua tecnica vocale e interpretativa.

Zelmira: una trama di intrighi e redenzione

Ambientata nell’ipotetico regno di Lesbo, la trama di Zelmira ruota attorno al re Polidoro, nascosto dalla figlia Zelmira in una tomba per salvarlo dall’usurpatore Azorre. Quest’ultimo viene assassinato da Antenore, che accusa Zelmira di entrambi gli omicidi, scatenando una caccia all’uomo che culmina con l’arrivo di Ilo, marito di Zelmira, e dei suoi guerrieri, che ristabiliscono l’ordine e assicurano il lieto fine.

Un’interpretazione femminista

Nonostante un libretto non particolarmente brillante o comprensibile, Anastasia Bartoli è convinta della sua interpretazione: “Sarà una Zelmira con una grande forza d’animo, combattiva e resiliente, molto più degli uomini coprotagonisti”. La soprano sottolinea come Zelmira e la sua confidente Emma emergano per coraggio e determinazione, in contrasto con la passività del re Polidoro e l’inaffidabilità del marito Ilo. In questo senso, Bartoli definisce l’opera come “femminista”, evidenziando il ruolo centrale delle donne nella vicenda.

La regia di Calixto Bieito: un’ambientazione astratta e simbolica

La regia di Calixto Bieito presenta una Zelmira che appare prima in abiti militari e poi imprigionata in un’enorme gonna ottocentesca, simbolo della prigione in cui l’hanno rinchiusa i cospiratori. L’ambientazione è astratta, con un grande palco semovente che ospita l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Giacomo Sagripanti, e il Coro del Teatro Ventidio Basso. I protagonisti si muovono su tutti i lati della pedana, offrendo al pubblico diversi punti di vista, mentre una statua di Azorre, raffigurato come un angelo della morte, domina la scena.
L’allestimento prevede anche la scena, non presente nel libretto originale per timore della censura, in cui Zelmira nutre il padre con il proprio latte materno, un quadro evocativo che sottolinea il legame tra padre e figlia. “È un quadro previsto, ma sarà solo evocativo. Non mi pagano abbastanza per spogliarmi”, conclude Bartoli con una nota di ironia.

Un’opera da riscoprire

L’interpretazione di Anastasia Bartoli nel ruolo di Zelmira promette di essere un evento da non perdere per gli appassionati di opera e per chiunque sia interessato a riscoprire un’opera di Rossini meno conosciuta, ma ricca di spunti interessanti. La regia di Calixto Bieito, con la sua ambientazione astratta e simbolica, aggiunge un ulteriore livello di profondità all’opera, invitando il pubblico a riflettere sui temi della forza femminile, del potere e della redenzione.

Di davinci

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