Il Premio Nobel per la Pace agli Hibakusha e l’eredità degli Hibakujumoku
Sono trascorsi 80 anni dal 6 agosto 1945, una data che ha segnato per sempre la storia dell’umanità con il lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Per onorare e preservare la testimonianza di coloro che hanno subito l’orrore delle armi nucleari, è nata l’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, composta dagli Hibakusha, i sopravvissuti alle bombe atomiche. Questa organizzazione ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2024, un riconoscimento del loro instancabile lavoro per la pace e la sensibilizzazione contro le armi nucleari.
Con il passare del tempo, la voce diretta degli Hibakusha, che hanno trasformato la loro dolorosa esperienza in campagne educative globali, rischia di affievolirsi. In Giappone, le nuove generazioni stanno raccogliendo il testimone, ma nel resto del mondo, questo ruolo è assunto anche dagli alberi, o meglio, dagli Hibakujumoku.
Hibakujumoku: simboli di speranza e resilienza
Il termine Hibakujumoku (被爆樹木), composto da hibaku (被爆) “bombardato, esposto a radiazione nucleare” e jumoku (樹木) “albero” o “bosco”, si riferisce agli alberi che sono sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, o che sono rigermogliati dalle loro radici. Questi alberi unici, cresciuti a meno di 2 km dall’epicentro delle esplosioni nucleari, sono diventati simboli di speranza e resilienza, sfidando le previsioni degli scienziati che prevedevano decenni di sterilità per quelle aree.
Oggi, ci sono 160 alberi ufficialmente registrati come Hibakujumoku, appartenenti a oltre 30 specie diverse e identificati da un contrassegno univoco. Dai questi alberi vengono raccolti i semi, che danno vita a nuove piantine distribuite in tutto il mondo.
Green Legacy Hiroshima e la diffusione globale degli Hibakujumoku
L’idea di diffondere gli Hibakujumoku è nata nel 2011 con la fondazione di Green Legacy Hiroshima (GLH), un’organizzazione di volontariato che si dedica alla raccolta e alla distribuzione globale dei semi degli Hibakujumoku. GLH promuove la consapevolezza delle conseguenze delle armi nucleari e dell’importanza del rapporto tra natura e umanità.
Dal 2020, PEFC Italia e l’Associazione “Mondo senza Guerre e senza Violenza-Biodiversità Nonviolenta” propongono gli Hibakujumoku come “Alberi della Pace”. PEFC Italia, ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale, si impegna a diffondere il messaggio di pace e speranza contro le armi nucleari distribuendo questi Hibakujumoku. Le due associazioni curano sia la raccolta dei semi dalle piante madri a Hiroshima, sia la germinazione e la crescita delle piantine presso l’orto botanico di Perugia, grazie a una convenzione con il Centro di Ateneo per i Musei Scientifici dell’Università degli Studi di Perugia. Ogni anno, circa 10 alberi nati dai semi degli Hibakujumoku vengono affidati a organizzazioni, scuole e istituzioni che si sono distinte per progetti e attività a favore della pace, dell’ambiente e dell’inclusione sociale.
Il significato degli Hibakujumoku oggi
Antonio Brunori, Segretario Generale di PEFC Italia, ha sottolineato l’importanza degli Hibakujumoku: “Questi alberi, testimoni silenziosi di una tragedia che segna indelebilmente il percorso dell’umanità, portano messaggi oggi più che mai necessari, soprattutto considerando i drammatici conflitti attualmente in corso nel mondo. A 80 anni dal lancio della bomba atomica, gli Hibakujumoku sono un monito vivente contro la guerra e l’uso di armi di distruzione di massa ma anche la ferma dimostrazione della forza e della capacità di rinascita insita nella natura”.
Marco Bussone, Presidente PEFC, ha aggiunto: “Costruiamo la Pace anche con un nuovo approccio agli ecosistemi, fermando deforestazione e sfruttamenti illegali di superfici forestali, generando nuovi legami, in Italia, tra chi produce e chi consuma i beni pubblici naturali. Percorsi che intrecciano in modo nuovo il Capitale umano e il Capitale naturale”.
La diffusione degli Hibakujumoku in Italia
Ad oggi, in Italia sono stati affidati 51 alberi Hibakujumoku, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel 2024, sono state messe a dimora due piante: a Pieve Santo Stefano (AR) presso l’Istituto Omnicomprensivo Statale “Fanfani – Camaiti” e a Bellusco (MB) su richiesta del Comune di Bellusco con il patrocinio del Comune di Cavenago di Brianza.
Negli anni precedenti, gli Hibakujumoku sono stati piantati a Venegono Superiore (VA), Fiumicello Villa Vicentina (UD), Livorno, Foggia, Brindisi, Reggio Calabria, Palermo e Narni (TR). Nel 2020, sono stati consegnati al Kilometro Verde di Parma e alla Biblioteca San Matteo degli Armeni a Perugia. Nel 2021, sono stati affidati 13 alberi a diverse località e istituzioni, tra cui Carrega Ligure, Maccagno (VA), Rimini, Parma, Vicenza, Perugia, Pesaro, Bologna, Arcavacata (CS), Reggio Calabria, Catanzaro, Potenza e l’orto Botanico di Perugia.
Nel 2022, altri Hibakujumoku sono stati consegnati a progetti meritevoli a Roma, Collevalenza (PG), Genova, Taranto Talsano, Villafranca di Verona (VR), Agrate Brianza (MZ), San Vendemiano (TV), Roma, Trissino (VI), Cartosio (AL) e Ferrara. Nel 2023, gli “Alberi della Pace” sono stati affidati a Milano, Arezzo, San Giorgio Bigarello (MN), Torino, Modena e Venezia. Infine, nel 2024, sono stati consegnati ulteriori 6 alberi a Arignano (TO), Verona, all’Associazione Cittadini per la Memoria del Vajont, Casale Monferrato (AL), Vicenza e Bisignano (CS).
Un messaggio di speranza e responsabilità
Gli Hibakujumoku rappresentano un potente simbolo di speranza e resilienza, ma anche un monito costante sulla necessità di impegnarsi per un mondo libero dalle armi nucleari. La loro diffusione in tutto il mondo è un invito a non dimenticare le tragedie di Hiroshima e Nagasaki e a lavorare insieme per costruire un futuro di pace e sostenibilità.
