Si arricchisce di un nuovo, clamoroso capitolo la complessa vicenda giudiziaria che vede contrapposti l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. La Procura di Roma ha iscritto Sangiuliano nel registro degli indagati con l’accusa di stalking, in un procedimento in cui la Boccia figura come parte offesa. La notizia, diffusa dal legale dell’imprenditrice, ha immediatamente innescato una dura reazione da parte della difesa dell’ex ministro, che parla di un “maldestro tentativo difensivo” e nega di aver ricevuto alcuna notifica formale.
La denuncia e le accuse
A dare l’annuncio dell’indagine è stato l’avvocato Francesco Di Deco, legale di Maria Rosaria Boccia. “Posso confermare che l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, è indagato per stalking dopo una nostra denuncia presentata nel dicembre del 2024”, ha dichiarato il penalista. Secondo l’avvocato Di Deco, l’iscrizione sarebbe la conseguenza diretta del materiale probatorio fornito ai magistrati. “Il comportamento dell’ex ministro e tutto ciò che ne è derivato ha creato e sta continuando a creare nella mia assistita un perdurante stato d’ansia e stress”, ha aggiunto, delineando i contorni del presunto reato di atti persecutori.
La replica della difesa di Sangiuliano
La risposta dei legali di Gennaro Sangiuliano, gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe, non si è fatta attendere ed è stata ferma e decisa. “Non abbiamo notizie di questo fascicolo”, ha affermato l’avvocato Sica, definendo l’iniziativa della controparte come un “maldestro tentativo difensivo da parte della Boccia”. I difensori dell’ex ministro sottolineano un punto cruciale: “Non c’è alcun avviso di garanzia. È trascorso oltre un anno dalla denuncia e non ci è stato notificato alcun atto”. Questa precisazione è fondamentale dal punto di vista procedurale, poiché suggerisce che, sebbene un’inchiesta possa essere stata avviata, non avrebbe ancora raggiunto uno stadio tale da richiedere la notifica di un avviso di garanzia, atto formale a tutela dell’indagato.
Inoltre, i legali di Sangiuliano hanno ribadito che “i rapporti tra il dottor Sangiuliano e la signora Boccia sono stati ampiamente esaminati dalla Procura di Roma e dal Gup dello stesso tribunale”. Hanno anche aggiunto che, dopo le dimissioni da ministro, Sangiuliano non avrebbe più avuto alcun tipo di contatto con la Boccia, né telefonico, né epistolare, né personale, mettendo in dubbio le basi stesse dell’accusa di stalking. La difesa si è riservata “qualsiasi azione nei confronti della Boccia”, minacciando di agire legalmente contro la diffusione di quelle che definiscono “notizie tendenziose”, configurabili a loro avviso come “ulteriori atti di persecuzione”.
Un contesto giudiziario complesso e speculare
La vicenda si inserisce in un quadro giudiziario particolarmente intricato, caratterizzato da un ribaltamento di ruoli. Infatti, la stessa Maria Rosaria Boccia è già stata rinviata a giudizio dal Gup di Roma e affronterà un processo a partire dal prossimo 6 ottobre. Le accuse a suo carico sono gravi e speculari a quelle ora mosse a Sangiuliano: stalking aggravato, ma anche lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum. In quel procedimento, le parti civili sono lo stesso Sangiuliano, sua moglie e l’ex capo di Gabinetto del ministero.
Recentemente, alla Boccia è stato notificato anche un avviso di conclusione delle indagini per un altro filone d’inchiesta, in cui è accusata di aver diffuso e rivelato informazioni sulla vita privata dell’ex ministro e della moglie attraverso la registrazione di una loro conversazione. Questo complesso intreccio di denunce e controdenunce rende la valutazione dei fatti particolarmente delicata e soggetta a continue evoluzioni.
Le implicazioni politiche e mediatiche
La vicenda, nata come una questione di natura privata, ha inevitabilmente assunto contorni politici e mediatici di rilievo, data la figura pubblica di Gennaro Sangiuliano, oggi consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Campania. In passato, i magistrati romani avevano già archiviato accuse di peculato e rivelazione di segreto d’ufficio nei confronti dell’ex ministro, sempre scaturite da denunce legate a questo contesto. L’apertura di questo nuovo fascicolo, seppur in una fase preliminare e senza notifiche formali, riaccende i riflettori su una storia che continua a consumarsi tra aule di tribunale e dichiarazioni a mezzo stampa, in un continuo botta e risposta tra i rispettivi collegi difensivi.
