Roma – Un boato nella notte, poi il crollo. E sotto le macerie, i corpi senza vita di due persone. Quella che inizialmente poteva sembrare una tragica fatalità, un incidente che aveva coinvolto due senzatetto in cerca di un riparo di fortuna, si è rapidamente trasformata in un complesso caso di antiterrorismo. Le vittime, identificate come Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, 36, non erano due sconosciuti, ma figure di spicco della galassia anarco-insurrezionalista italiana, legati alla campagna in favore di Alfredo Cospito. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è che i due siano rimasti uccisi dall’esplosione accidentale dell’ordigno che stavano assemblando all’interno del “Casale del Sellaretto”, una struttura fatiscente nel cuore del Parco degli Acquedotti.

La scoperta e i primi rilievi: una scena che non mente

L’allarme è stato dato nella mattinata del 20 marzo 2026 da un runner che, passando vicino al rudere, ha notato un corpo tra le macerie. L’intervento immediato di Vigili del Fuoco, Polizia e Carabinieri ha portato alla luce la duplice tragedia. Fin da subito, però, alcuni dettagli hanno indirizzato le indagini lontano dall’ipotesi del crollo strutturale. Il corpo di Mercogliano presentava la mutilazione di un braccio e gravi ustioni, lesioni ritenute compatibili con lo scoppio di un esplosivo maneggiato a distanza ravvicinata. Sara Ardizzone, invece, sarebbe deceduta a causa dei traumi provocati dal crollo del tetto, sollevatosi per la violenza della deflagrazione prima di collassare. Alcuni testimoni hanno riferito di aver udito una forte esplosione la sera precedente, tra il 19 e il 20 marzo, ma la zona isolata e buia non aveva destato ulteriore allarme.

Le indagini della Digos e l’ombra del terrorismo

Il caso è stato immediatamente preso in carico dal pool antiterrorismo della Procura di Roma, coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo. La pista anarchica è diventata la principale via investigativa. Nella notte successiva al ritrovamento, la Digos di Roma ha effettuato cinque perquisizioni in appartamenti riconducibili all’area anarchica della Capitale. Durante le operazioni è stato sequestrato diverso materiale, tra cui documenti, telefoni e dispositivi elettronici, che ora è al vaglio degli investigatori, anche se al momento non sembrerebbe direttamente collegato all’episodio del casale. Sono state ascoltate anche due persone vicine ideologicamente alle vittime, le quali, al momento, non risulterebbero coinvolte nell’azione che Mercogliano e Ardizzone stavano preparando.

Le indagini si concentrano ora su tre filoni principali:

  • La logistica: perché è stato scelto proprio quel casale isolato e come i due lo hanno raggiunto. Gli investigatori ipotizzano che possano essere stati accompagnati da qualcuno.
  • La filiera dell’esplosivo: chi ha fornito il materiale necessario per confezionare l’ordigno. Sul luogo sono state trovate tracce di fertilizzanti e diserbanti, oltre a chiodi e frammenti metallici, elementi tipici delle bombe artigianali.
  • Il potenziale obiettivo: quale fosse il bersaglio dell’attentato. Tra le ipotesi, data la vicinanza, vi sono la rete ferroviaria dell’alta velocità, lo snodo ferroviario Tuscolano o un’azione legata al gruppo Leonardo. Si valuta anche un’azione dimostrativa legata alla campagna per Alfredo Cospito, in vista della scadenza a maggio del regime di 41-bis.

Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha convocato una riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) per analizzare la situazione e valutare il livello di minaccia.

Chi erano Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone

Le due vittime erano figure note e attive nel movimento anarchico. Alessandro “Sandrone” Mercogliano, originario della Campania ma cresciuto a Torino, era considerato un personaggio di primo piano nell’ambiente anarco-insurrezionalista, con un passato di azioni sul campo. Era stato coinvolto e processato a Torino nell’ambito dell’operazione “Scripta Manent” per l’invio di pacchi esplosivi da parte della Federazione Anarchica Informale (FAI).

Sara Ardizzone, romana, era un’esponente del circolo anarchico “La Faglia” di Foligno. Il suo nome era emerso nell’inchiesta “Sibilla” della procura di Perugia, legata alla pubblicazione clandestina “Vetriolo”. Recentemente, si era distinta per aver letto in aula un proclama a favore di Cospito durante un’udienza. Descritti come una coppia nella vita e nella lotta, si erano conosciuti a Torino e da allora avevano condiviso il percorso di militanza.

Il contesto e le preoccupazioni future

La morte di Mercogliano e Ardizzone riaccende i riflettori sulla minaccia anarco-insurrezionalista in Italia. Sebbene al momento non si registrino segnali di mobilitazione paragonabili a quelli visti durante lo sciopero della fame di Cospito, l’attenzione delle forze dell’ordine resta altissima. Le indagini si stanno allargando anche al web, monitorando blog, chat e social network per ricostruire la rete di contatti della coppia. Preoccupa in particolare la manifestazione “No Kings” prevista a Roma per il prossimo sabato, che potrebbe richiamare migliaia di partecipanti e dove si temono possibili infiltrazioni e tensioni.

Di veritas

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