Cagliari – L’attenzione del mondo politico e giudiziario della Sardegna è catalizzata sulla Corte d’Appello di Cagliari, chiamata a decidere le sorti della presidenza di Alessandra Todde. Entro un mese, ma la decisione potrebbe arrivare anche prima, il collegio presieduto dalla giudice Emanuela Cugusi emetterà la sentenza sul ricorso presentato dalla governatrice contro l’ordinanza-ingiunzione di decadenza. Tale ordinanza era stata emanata ai primi di gennaio 2025 dal Collegio di garanzia elettorale a causa di presunte irregolarità nella rendicontazione delle spese sostenute durante la campagna elettorale per le Regionali del 2024.
L’udienza in Corte d’Appello e le tesi contrapposte
L’udienza, durata poco più di un’ora, ha visto contrapporsi le argomentazioni dei legali della presidente Todde e quelle dell’avvocato del Collegio di garanzia elettorale. Al termine della discussione, la Corte si è ritirata in camera di consiglio per una decisione che avrà senza dubbio importanti ricadute politiche sulla stabilità della legislatura regionale.
Il fulcro della difesa della governatrice, rappresentata tra gli altri dall’avvocato Giuseppe Macciotta, si basa sull’impatto di due recenti sentenze della Corte Costituzionale. Secondo i legali, le pronunce della Consulta avrebbero di fatto “chiuso il caso”, chiarendo l’illegittimità dell’operato del Tribunale che aveva esteso la contestazione fino a includere l’ipotesi di decadenza per mancato deposito del rendiconto, una fattispecie che, a loro dire, era stata esclusa in origine dal Collegio di Garanzia. “La parte dell’ordinanza che parla di decadenza è illegittima perché ha sottratto ai poteri di quell’organo la possibilità di dichiarare la decadenza”, ha affermato Macciotta, sostenendo che la Corte Costituzionale abbia ricondotto la vicenda nel giusto “perimetro di correttezza”.
Di parere diametralmente opposto è l’avvocato e docente universitario Riccardo Fercia, rappresentante del Collegio di garanzia. Nonostante una revoca del suo mandato da parte dello stesso Collegio, Fercia ha continuato a sostenere la sua posizione, affermando che la Corte Costituzionale non ha determinato la cessazione della materia del contendere, ma si è limitata a una “riformulazione della motivazione dell’ordinanza confermandola”. Pur senza fare “profezie”, Fercia si è detto “scientificamente convinto che la sentenza di primo grado vada confermata”.
Il contesto della vicenda: le spese elettorali e le sentenze della Consulta
La vicenda giudiziaria trae origine da presunte irregolarità nella rendicontazione delle spese elettorali per le elezioni regionali del febbraio 2024. In primo grado, il Tribunale di Cagliari aveva confermato la sanzione pecuniaria di 40.000 euro e disposto la trasmissione degli atti al Consiglio Regionale per le valutazioni sulla possibile decadenza della presidente. Tra le contestazioni mosse dal collegio elettorale figuravano sette punti, tra cui anche una fattura di modesto importo.
Un punto cruciale della disputa legale è rappresentato dalle sentenze della Corte Costituzionale dell’ottobre 2025. La Consulta ha stabilito che il Collegio regionale di garanzia elettorale “ha esorbitato dai propri poteri pronunciandosi sulla decadenza della presidente della Regione Sardegna in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità”. In sostanza, la Corte ha dichiarato che non spettava al Collegio imporre la decadenza, depurando di fatto l’ordinanza-ingiunzione da questo contenuto, ritenuto una “turbativa dell’autonomia regionale costituzionalmente protetta”. Tuttavia, la stessa ordinanza è stata confermata dal Tribunale di Cagliari per quanto riguarda la sanzione pecuniaria.
La difesa di Todde insiste sul fatto che queste sentenze svuotino di presupposti qualsiasi ipotesi di decadenza, mentre la controparte sostiene che il mancato deposito della rendicontazione costituisca una causa autonoma di decadenza, indipendente dalle questioni affrontate dalla Consulta.
Le implicazioni politiche e il futuro della Regione
La decisione della Corte d’Appello è attesa con grande trepidazione. Un’eventuale conferma della sentenza di primo grado aprirebbe uno scenario di forte instabilità politica per la Sardegna, con la trasmissione degli atti al Consiglio Regionale che sarebbe chiamato a pronunciarsi sulla decadenza della presidente. D’altra parte, un accoglimento del ricorso di Alessandra Todde chiuderebbe definitivamente una vicenda complessa e controversa, rafforzando la sua posizione alla guida della Regione.
La Procura generale, nel corso di un’udienza precedente, aveva chiesto di stralciare dal procedimento il punto sulla decadenza, confermando invece la necessità di una sanzione pecuniaria da quantificare. Questo elemento aggiunge un ulteriore livello di complessità a una disputa che intreccia strettamente diritto, procedura e politica, e il cui esito finale è ancora tutto da scrivere.
