NAPOLI – Si apre una fase decisiva e tecnicamente cruciale nelle indagini sulla straziante morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli. La sua vita si è spenta dopo quasi due mesi di agonia seguiti a un trapianto di cuore, eseguito il 23 dicembre, che si è rivelato fatale. Martedì prossimo, 3 marzo, è fissato un appuntamento fondamentale: davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (gip) di Napoli, Mariano Sorrentino, si procederà con il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio. Si tratta di un passaggio giuridico di massima importanza, finalizzato ad accertare la verità su una catena di eventi che ha portato a una tragedia inaccettabile.
Sette Medici Indagati per Omicidio Colposo
La Procura di Napoli, attraverso i magistrati della VI sezione specializzata in colpe professionali, ha iscritto nel registro degli indagati sette medici dell’ospedale Monaldi. L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo in concorso. Questo atto formale consente ai sanitari coinvolti di partecipare attivamente alla fase di accertamento tecnico, nominando i propri consulenti di parte che affiancheranno i periti scelti dal giudice. L’obiettivo dell’incidente probatorio, richiesto dalla stessa Procura, è quello di “cristallizzare” la prova scientifica, in particolare attraverso l’autopsia sul corpo del piccolo Domenico e l’analisi di tutta la documentazione medica, in modo che i risultati siano utilizzabili in un futuro processo.
I Quesiti al Centro dell’Incidente Probatorio
L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci, mira a fare piena luce su ogni singola fase della drammatica vicenda. I quesiti che il gip porrà ai periti verteranno su tre punti cruciali, come emerso dalle indagini:
- Le modalità di prelievo, trasporto e conservazione dell’organo da Bolzano a Napoli, con un focus sull’utilizzo di ghiaccio secco che avrebbe “bruciato” il cuore, rendendolo inutilizzabile.
- La decisione di procedere con l’espianto del cuore malato di Domenico prima di aver verificato l’integrità dell’organo donato.
- La gestione clinica del bambino nel periodo post-operatorio, durato 59 giorni, durante il quale è rimasto attaccato a una macchina per la circolazione extracorporea (ECMO) riportando gravi danni multiorgano.
Una Catena di Errori Fatali: Ghiaccio, Box e Comunicazione
Da una corposa relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute, emergono quelli che vengono definiti i tre “principali fattori” che hanno contribuito al disastro: “ghiaccio, contenitore e comunicazione”. Si parla di una “falla procedurale” legata alla quantità di ghiaccio insufficiente con cui l’equipe medica sarebbe partita da Napoli. Questo avrebbe reso necessario richiedere altro ghiaccio a Bolzano, dove sarebbe stato fornito del ghiaccio secco, versato in un comune box frigorifero e non in un contenitore di ultima generazione, nonostante l’ospedale Monaldi ne avesse in dotazione. A ciò si aggiungerebbe una comunicazione carente e non “inequivocabile” tra il personale che verificava l’organo e il chirurgo che si apprestava a eseguire l’impianto. Drammatiche testimonianze e chat agli atti dell’inchiesta descrivono momenti concitati in sala operatoria, con frasi come “il cuore è una pietra” e “se riparte è un miracolo”.
Sviluppi Recenti: Sospensioni e Ricusazione del Perito
Nelle scorse settimane, l’Azienda Ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, ha disposto la sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella vicenda, mentre per altri sanitari l’iter disciplinare prosegue. Sul fronte giudiziario, un colpo di scena ha preceduto l’udienza di martedì: il gip Sorrentino ha accolto l’istanza di ricusazione presentata dall’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, nei confronti di uno dei tre periti nominati, il professor Mauro Rinaldi di Torino. La difesa ha sollevato dubbi sulla sua terzietà. Al suo posto è stato nominato il professor Ugolino Livi, docente dell’Università di Udine.
L’intera comunità attende ora risposte chiare e definitive da un’inchiesta che non deve lasciare adito a dubbi, per rendere giustizia alla memoria del piccolo Domenico e per garantire che simili tragedie non si ripetano mai più.
