Un’imbarcazione di fortuna con a bordo undici migranti, tra cui un neonato di pochi mesi, è stata intercettata e soccorsa da una motovedetta della Guardia di Finanza nelle acque a sud della Sardegna. L’operazione si è svolta a circa 12 miglia dall’Isola del Toro, lungo la costa sud-occidentale dell’isola, una delle aree maggiormente interessate dai flussi migratori provenienti dalle coste del Nord Africa.

Il salvataggio in mare e l’arrivo a Sant’Antioco

Il barchino, partito dalle coste nordafricane, presumibilmente dall’Algeria, stava tentando di raggiungere il litorale sardo quando è stato avvistato dall’unità navale delle Fiamme Gialle. A bordo viaggiavano otto uomini, due donne e un bambino molto piccolo. Le condizioni del mare, definite mosse, rendevano la navigazione particolarmente perigliosa per la piccola e fragile imbarcazione.

La motovedetta della Guardia di Finanza ha scortato il natante fino al porto di Sant’Antioco, garantendo la sicurezza di tutti gli occupanti. Una volta a terra, i migranti sono stati presi in consegna dalle altre forze dell’ordine presenti, tra cui Polizia e Carabinieri, per le prime procedure di identificazione e assistenza.

Il trasferimento al centro di prima accoglienza

Dopo le operazioni di sbarco e i primi controlli, tutti gli undici migranti sono stati trasferiti al Centro di prima accoglienza (CPA) di Monastir, nella Città Metropolitana di Cagliari. Questa struttura rappresenta il principale punto di riferimento regionale per la gestione dei nuovi arrivi, dove vengono espletate le procedure di identificazione, fornite le prime cure mediche e avviate le pratiche per le eventuali richieste di protezione internazionale. La struttura, ex scuola di Polizia Penitenziaria, è spesso al centro delle cronache per il sovraffollamento, data la continua pressione migratoria sulla rotta sarda.

Un fenomeno costante: la rotta algerina

Questo sbarco si inserisce in un contesto di arrivi costanti che interessa da tempo le coste del Sulcis. La cosiddetta “rotta algerina” è sempre più battuta, specialmente in condizioni meteo-marine favorevoli. Negli ultimi giorni, infatti, si sono registrati numerosi altri approdi nella stessa area: le cronache recenti riportano l’arrivo di decine di persone, tra cui altre donne e minori, intercettate tra Teulada, Sant’Antioco e Capo Spartivento. Si tratta di un flusso che, sebbene numericamente inferiore a quello che interessa altre rotte del Mediterraneo, pone una pressione costante sul sistema di accoglienza sardo. I migranti che percorrono questa tratta, spesso giovani chiamati “harraga” (coloro che bruciano le frontiere), fuggono da un contesto di difficoltà economiche e sociali in cerca di migliori opportunità in Europa.

La risposta delle autorità e la gestione dell’accoglienza

L’intervento tempestivo della Guardia di Finanza, coadiuvata da Carabinieri e Polizia, testimonia il continuo sforzo delle autorità italiane nel pattugliamento delle coste e nel salvataggio di vite umane. La gestione del fenomeno migratorio in Sardegna, come nel resto d’Italia, rimane una sfida complessa che coinvolge aspetti umanitari, logistici e di sicurezza. Il centro di Monastir, in particolare, si trova a gestire un numero di presenze che spesso supera la sua capienza ottimale, evidenziando la necessità di un potenziamento delle strutture di accoglienza, come sottolineato anche di recente dalla Prefettura di Cagliari.

Di veritas

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