Un nuovo, drammatico record negativo segna la condizione dei cristiani nel mondo. Secondo l’ultimo rapporto World Watch List diffuso dall’organizzazione internazionale Porte Aperte, il numero di cristiani che affrontano alti livelli di persecuzione e discriminazione a causa della loro fede è salito a oltre 388 milioni. Questo dato sconcertante, che si traduce in un cristiano su sette a livello globale, conferma una tendenza in costante e preoccupante crescita negli ultimi anni, come sottolineato da Cristian Nani, direttore di Porte Aperte Italia: “In 33 anni di ricerca, registriamo un costante aumento della persecuzione anticristiana in termini assoluti. Il 2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza”.

Un’Analisi Globale della Persecuzione

Il rapporto, che monitora circa 100 nazioni, evidenzia un’impressionante accelerazione del fenomeno negli ultimi quindici anni. I Paesi in cui la persecuzione raggiunge un livello “estremo” sono aumentati da 13 a 15. La metodologia di ricerca di Porte Aperte è rigorosa e analizza due aspetti principali della persecuzione: la pressione in ogni ambito della vita (privata, familiare, comunitaria, nazionale e nella vita di chiesa) e la violenza fisica.

Tra le vittime, una vulnerabilità particolare colpisce donne e bambini. Il rapporto stima che 201 milioni di donne e bambine e 110 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni siano tra coloro che soffrono a causa della loro fede. Aumentano anche le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati, passate da 3.944 a 5.202, un dato che Porte Aperte definisce “la punta di un iceberg difficile da misurare”.

Le Aree Geografiche più a Rischio

La mappa della persecuzione mostra epicentri di violenza e oppressione ben definiti, con situazioni particolarmente critiche in Africa e Asia.

  • Corea del Nord: Per il ventiquattresimo anno consecutivo, si conferma al primo posto della lista. Il regime di Pyongyang applica una politica di “tolleranza zero” verso i cristiani, considerati una minaccia. Si stima che tra 50.000 e 70.000 fedeli siano detenuti in campi di lavoro forzato, costringendo la comunità a vivere la propria fede in totale clandestinità.
  • Africa Subsahariana: Quest’area si conferma l’epicentro della violenza più brutale. Nazioni come la Nigeria, il Sudan e il Mali registrano i punteggi più alti per quanto riguarda la violenza fisica. La Nigeria, in particolare, rimane il Paese con il più alto numero di cristiani uccisi, con 3.490 vittime su un totale globale di 4.849. Gruppi come Boko Haram, ISWAP e miliziani Fulani continuano a seminare terrore, attaccando comunità, distruggendo proprietà e compiendo rapimenti.
  • Medio Oriente e Nord Africa: Nazioni come Somalia, Yemen, Libia ed Eritrea presentano livelli estremi di oppressione. In questi contesti, la fede cristiana deve essere vissuta in segreto e la conversione dall’Islam può essere punita con la morte. Il rapporto evidenzia anche il crescente fenomeno della “Chiesa nascosta” o underground, che si espande in Paesi come Algeria, Maldive e Iran, dove la presenza cristiana visibile sta diminuendo.
  • Asia: L’India si conferma al dodicesimo posto, con un declino costante delle libertà fondamentali per la minoranza cristiana. In Myanmar, la guerra civile ha inasprito la violenza, con l’esercito che attacca frequentemente le chiese sospettate di sostenere i ribelli.

I Numeri della Violenza e della Discriminazione

Il rapporto della World Watch List 2026, che analizza il periodo dal 1° ottobre 2024 al 30 settembre 2025, fornisce dati specifici che delineano un quadro allarmante:

  1. Uccisioni: Il numero di cristiani uccisi per motivi legati alla fede è salito da 4.476 a 4.849.
  2. Arresti e Rapimenti: Sono stati registrati 4.712 arresti senza processo e 3.302 rapimenti di cristiani.
  3. Attacchi alle Chiese: L’unico dato in controtendenza è la diminuzione degli attacchi a chiese ed edifici connessi, scesi da 7.679 a 3.632. Tuttavia, questo calo è influenzato principalmente dalla situazione in Cina, dove però si contano oltre 31.000 chiese chiuse o demolite dal 2016.
  4. Sfollati: L’instabilità e le violenze hanno costretto almeno 1.250.000 cristiani a fuggire dalle proprie case, alimentando il fenomeno di una “Chiesa profuga”.

L’Appello alla Comunità Internazionale

Di fronte a questa emergenza umanitaria, Porte Aperte lancia un appello urgente ai governi e all’opinione pubblica. “È cruciale tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico”, afferma Cristian Nani. L’organizzazione chiede al governo italiano e alle istituzioni internazionali di agire concretamente promuovendo la libertà religiosa come una priorità diplomatica, integrandola anche nei negoziati commerciali. Si sottolinea inoltre la necessità di una maggiore “alfabetizzazione religiosa” per i funzionari pubblici e di una collaborazione più stretta con gli attori religiosi locali, specialmente in aree critiche come il Sahel, per garantire una distribuzione equa degli aiuti e prevenire discriminazioni.

La persecuzione dei cristiani non è solo una violazione di un diritto umano fondamentale, ma rappresenta una minaccia alla stabilità e alla pace in numerose regioni del mondo. La testimonianza di chi soffre in silenzio interpella le coscienze di tutti, richiamando a un impegno concreto per la difesa della libertà di credo per ogni individuo, ovunque nel mondo.

Di veritas

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