ROMA – In una dichiarazione dal forte peso politico, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha commentato l’esito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, che ha visto una netta affermazione del “No” con oltre il 53% dei voti. Intervenendo alla trasmissione Start su Sky Tg24, il Guardasigilli ha assunto su di sé l’onere della sconfitta. “Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”, ha affermato Nordio, senza cercare alibi o scaricare colpe su altri.
L’ANALISI DEL VOTO: TRA TECNICISMI E SENTIMENTO POPOLARE
Secondo il Ministro, uno dei fattori cruciali che hanno determinato la sconfitta del “Sì” è stata la trasformazione di un quesito “estremamente tecnico” in un dibattito prettamente politico. “Tutta la campagna fatta dal centrosinistra è stata impostata su un’emotività che ha colpito l’immaginazione degli italiani”, ha aggiunto, evidenziando come la narrazione politica abbia prevalso sull’analisi tecnica dei contenuti della riforma. Nonostante ciò, Nordio ha ammesso di aver commesso degli errori, anche sul piano comunicativo, pur chiarendo un punto per lui fondamentale: “La frase più contestata sul cosiddetto ‘sistema mafioso’ io non l’ho mai detta, è stata una citazione che ho fatto di una dichiarazione di un pubblico ministero”. A suo avviso, tuttavia, l’eccesso di polemiche da ambo le parti si è sostanzialmente bilanciato, non influendo in modo decisivo sul risultato finale.
IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA: L’ANM VERA VINCITRICE?
Un punto centrale dell’analisi di Nordio riguarda il ruolo dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Per il Guardasigilli, la vittoria del “No” è, prima ancora che un successo della sinistra, “una vittoria dell’Associazione nazionale magistrati”. Secondo il Ministro, l’ANM, schierandosi apertamente per il “No”, si è di fatto trasformata in un “soggetto politico anomalo”, acquisendo un “potere contrattuale enorme” con cui anche la sinistra, in futuro, dovrà confrontarsi. Nonostante questa lettura critica, Nordio ha escluso categoricamente di temere ritorsioni da parte della magistratura in seguito all’esito del voto.
I PILASTRI DELLA RIFORMA BOCCIATA
La riforma costituzionale bocciata dagli elettori si fondava su alcuni pilastri fondamentali destinati a ridisegnare l’assetto della magistratura italiana. L’obiettivo era modificare sette articoli della Costituzione per introdurre cambiamenti strutturali. I punti cardine erano:
- Separazione delle carriere: La novità più discussa prevedeva la creazione di due percorsi distinti e separati sin dal concorso pubblico per i magistrati requirenti (i Pubblici Ministeri) e quelli giudicanti (i giudici).
- Due Consigli Superiori della Magistratura: Al posto dell’attuale CSM, la riforma istituiva due organi di autogoverno separati, uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.
- Sorteggio per i componenti togati: Per contrastare l’influenza delle correnti interne alla magistratura, si introduceva il sorteggio come metodo per la selezione dei membri dei due nuovi Consigli.
- Istituzione di un’Alta Corte Disciplinare: Veniva creato un nuovo organo costituzionale, distinto dai CSM, con il compito esclusivo di giudicare le infrazioni disciplinari dei magistrati, sia giudici che PM.
IL FUTURO DELLA GIUSTIZIA E DEL GOVERNO
Nonostante la pesante sconfitta politica, il Ministro Nordio ha chiarito che non intende dimettersi e che il lavoro del governo prosegue. “Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e affrontare con serenità per continuare a lavorare”, ha dichiarato, sottolineando di essere allineato con la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La bocciatura referendaria, pur essendo un duro colpo per uno dei tre pilastri delle riforme istituzionali promesse dalla maggioranza (insieme a premierato e autonomia), non sembra destinata a creare fratture interne. Ora, ha spiegato il Guardasigilli, l’attenzione si sposterà sull’efficientamento della giustizia attraverso altre vie, come i concorsi per completare gli organici dei magistrati e la stabilizzazione del personale assunto tramite il PNRR. “Prendendola con filosofia, diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi”, ha concluso con una nota pragmatica.
