Una nuova frontiera si apre nel vasto universo digitale. L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organizzazione no-profit che ha il compito di orchestrare il sistema globale dei nomi a dominio, ha ufficialmente annunciato l’apertura di una nuova, attesissima finestra per la creazione di domini di primo livello generici (gTLD). Si tratta di un evento epocale, il secondo nella storia di Internet dopo quello del 2012, che promette di ridisegnare la geografia del web come lo conosciamo.
A partire dal 30 aprile e fino al 12 agosto 2026, enti pubblici, aziende, organizzazioni e comunità avranno la possibilità di candidarsi per ottenere la propria estensione personalizzata, andando ad affiancare i classici .com, .org o .it con suffissi su misura come, ad esempio, .roma, .sicilia, .madeinitaly o anche .ferrari. L’iniziativa, denominata “Round 2026“, non è solo un’operazione tecnica, ma una mossa strategica che potrebbe avere profonde implicazioni economiche, culturali e di marketing su scala globale.
Cosa sono i nuovi gTLD e perché sono importanti
Per comprendere la portata di questa novità, è essenziale fare un passo indietro. Un dominio di primo livello (TLD) è la parte finale di un indirizzo internet, quella che si trova a destra del punto. Fino al 2012, il numero di TLD generici era limitato a poche decine (come .com, .net, .info). Il programma lanciato dall’ICANN in quell’anno ha portato alla creazione di oltre 1.200 nuove estensioni, da .shop a .xyz, da .guru a .online, cambiando radicalmente il panorama.
Il “Round 2026” riapre questa possibilità, consentendo la registrazione di diverse categorie di gTLD:
- Domini di marchio (.brand): Estensioni riservate all’uso esclusivo di un’azienda, come .google o .apple, che creano un ecosistema digitale sicuro e riconoscibile.
- Domini geografici: Legati a città, regioni o territori, come .milano o .toscana, utili per promuovere l’identità locale e i servizi ai cittadini.
- Domini di comunità: Destinati a gruppi specifici, legati da interessi culturali, linguistici o professionali.
- Domini generici: Composti da parole comuni come .book, .food o .tech, pensati per specifici settori di mercato.
- Domini Internazionalizzati (IDN): Che utilizzano caratteri non latini, ampliando l’accessibilità del web a oltre 300 lingue nel mondo.
L’opportunità per l’Italia: il monito dell’AgID
L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha subito sottolineato l’importanza strategica di questa apertura per il nostro Paese. “La nuova tornata di assegnazione rappresenta un’opportunità significativa per istituzioni e imprese”, ha dichiarato l’Agenzia, evidenziando come la creazione di domini personalizzati possa “valorizzare marchi, territori e filiere produttive, anche in relazione alle eccellenze del Made in Italy e alle città d’arte”.
Tuttavia, l’AgID ha anche lanciato un importante avvertimento. Esiste il “rischio che soggetti privati o terzi richiedano domini che richiamano territori, città o istituzioni pubbliche, con possibili implicazioni per la tutela dell’interesse pubblico”. Per questo, l’Agenzia ha invitato caldamente le Pubbliche Amministrazioni e le imprese a una duplice azione: da un lato, valutare attivamente la registrazione di un proprio dominio di primo livello per proteggere e promuovere i propri asset; dall’altro, monitorare attentamente le richieste presentate da terzi per potersi opporre a eventuali usi impropri di nomi istituzionali o geografici.
Un processo complesso e un investimento significativo
Ottenere un proprio gTLD non è un’operazione semplice né economica. Il processo di candidatura è descritto in dettaglio nel monumentale “Applicant Guidebook” pubblicato da ICANN, un manuale di centinaia di pagine che definisce regole e requisiti. I candidati, che devono essere entità legali costituite e non individui, dovranno dimostrare di avere la capacità tecnica, finanziaria e operativa per gestire un registro di domini, un’infrastruttura critica di Internet.
Il solo costo per la presentazione della domanda è stato fissato a 227.000 dollari. Una cifra importante, che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Esperti del settore stimano che i costi totali per lanciare e mantenere un nuovo gTLD possano facilmente superare il mezzo milione di dollari nel primo anno, a causa delle spese legali, tecniche e di marketing. Per mitigare le barriere all’ingresso, ICANN ha previsto un Applicant Support Program (ASP), che offre riduzioni significative sulla quota di valutazione per entità idonee provenienti da regioni in via di sviluppo o con finalità di interesse pubblico non commerciale.
Il percorso di valutazione, che inizierà dopo la chiusura della finestra il 12 agosto 2026, si preannuncia lungo e complesso. Si stima che i primi nuovi domini di questo round non vedranno la luce prima della metà del 2028, con l’intero processo che potrebbe protrarsi fino al 2030.
Uno sguardo al futuro del web
L’apertura del “Round 2026” segna un momento cruciale per l’evoluzione di Internet. Se da un lato offre opportunità senza precedenti per la costruzione di identità digitali più forti, sicure e personalizzate, dall’altro introduce nuove complessità e sfide, in primis quella della protezione dei nomi e dei marchi in un cyberspazio sempre più affollato. Per le aziende e le istituzioni italiane, la finestra che si apre ad aprile non è solo un appuntamento da non mancare, ma un bivio strategico che definirà la loro presenza nel mondo digitale di domani.
