Santiago del Cile – Con una mossa che ridisegna gli equilibri diplomatici regionali, il governo cileno guidato dal presidente di destra José Antonio Kast ha annunciato il ritiro del proprio sostegno alla candidatura di Michelle Bachelet, ex presidente del paese per due mandati, alla prestigiosa carica di Segretario Generale delle Nazioni Unite. La decisione, comunicata attraverso una nota ufficiale del Ministero degli Esteri, segna un’inversione di rotta rispetto al precedente esecutivo del progressista Gabriel Boric, che aveva promosso con forza il nome di Bachelet in un’iniziativa congiunta con Messico e Brasile.
Le Ragioni Ufficiali e il Contesto Politico
Secondo il comunicato della cancelleria cilena, la scelta di ritirare l’appoggio è maturata dalla “convinzione che il contesto di questa elezione, la dispersione delle candidature provenienti dai Paesi latinoamericani e le divergenze con alcuni degli attori rilevanti che definiscono questo processo, rendono questa candidatura e il suo eventuale successo irrealizzabili”. Il governo ha inoltre specificato che, in virtù della “traiettoria” di Bachelet, il Cile si asterrà dal sostenere altri candidati qualora l’ex presidente decidesse di mantenere la sua candidatura in modo indipendente.
Questa decisione non giunge del tutto inaspettata. Già durante la campagna elettorale, Kast aveva manifestato una certa freddezza nei confronti della candidatura di Bachelet, figura di spicco del socialismo cileno. Le posizioni politiche di Kast, spesso descritto come ultradestra, sono notoriamente distanti da quelle della Bachelet e più allineate a quelle di figure come l’ex presidente statunitense Donald Trump, che si era mostrato contrario alla nomina. Il cambio di amministrazione a Santiago, avvenuto questo mese, ha quindi concretizzato un mutamento di strategia diplomatica che era nell’aria.
Un Profilo di Alto Livello per la Guida dell’ONU
Michelle Bachelet, 74 anni, medico di professione, vanta un curriculum di eccezionale rilievo all’interno del sistema delle Nazioni Unite. È stata la prima direttrice esecutiva di UN Women (2010-2013) e ha ricoperto il delicato incarico di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2018 al 2022. La sua esperienza, unita al fatto di essere stata per due volte capo di stato in Cile (2006-2010 e 2014-2018), la posizionava come una delle candidate più forti per la successione al portoghese António Guterres, il cui secondo mandato scadrà il 31 dicembre 2026.
La sua candidatura era vista con favore anche in ottica di una possibile rotazione geografica, che secondo una prassi non scritta ma consolidata, vedrebbe ora il turno dell’America Latina. In quasi 80 anni di storia, l’organizzazione ha avuto un solo Segretario Generale latinoamericano, il peruviano Javier Pérez de Cuéllar (1982-1991), e mai una donna al vertice. La candidatura di Bachelet incarnava quindi una doppia opportunità storica.
Le Reazioni e il Futuro della Candidatura
La decisione del governo Kast ha suscitato reazioni contrastanti. Esponenti della destra cilena hanno sostenuto che la candidatura non fosse “di Stato” in quanto non concordata con l’allora opposizione. Dall’altra parte, il deputato socialista Raúl Soto ha definito la mossa “un imbarazzo internazionale senza precedenti”.
Nonostante il ritiro del sostegno cileno, la corsa di Michelle Bachelet non è necessariamente finita. Grazie all’appoggio confermato di Messico e Brasile, due potenze regionali, la sua candidatura rimane formalmente in piedi. In una dichiarazione, l’ex presidente ha affermato che continuerà a lavorare con lo sguardo rivolto al futuro, convinta che le sfide globali richiedano una cooperazione che trascenda le differenze politiche interne. Questo nuovo asse diplomatico dimostra come il suo prestigio internazionale possa, in parte, superare le logiche di appartenenza nazionale.
Il processo di selezione del nuovo Segretario Generale è complesso e si concluderà nella seconda metà del 2026. La decisione finale spetta ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), che hanno diritto di veto. La competizione vede in lizza anche altre figure di spicco dell’America Latina, come l’argentino Rafael Grossi, attuale direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
