Una secca smentita che getta nuova benzina sul fuoco di un caso politico già incandescente. Fonti della Presidenza della Commissione parlamentare Antimafia hanno negato con fermezza le notizie circolate, in particolare attraverso un articolo del Corriere della Sera, secondo cui sarebbe stata già decisa e calendarizzata l’audizione del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Al centro della questione, la sua passata partecipazione nella società “Le 5 Forchette Srl”, che gestisce un ristorante a Roma e vede come socia di maggioranza e amministratrice unica la giovane Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, quest’ultimo condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa nell’ambito di un’indagine sul clan camorristico dei Senese.

La smentita ufficiale e il ruolo dell’Ufficio di Presidenza

Le fonti della Commissione hanno precisato che “non è stato, infatti, ancora convocato l’ufficio di presidenza che è l’unica sede nella quale è possibile stilare il calendario delle audizioni”. Pertanto, “qualsiasi altra indiscrezione è da ritenersi assolutamente inventata fino allo svolgimento dello stesso”. Questa dichiarazione mira a fare chiarezza procedurale, sottolineando che ogni decisione in merito alle audizioni deve seguire un iter istituzionale preciso, non ancora avviato. La presidente della Commissione, Chiara Colosimo, si trova così al centro di pressioni politiche contrapposte, con le opposizioni che chiedono a gran voce un’audizione urgente e la maggioranza che invita alla cautela.

I dettagli della vicenda societaria

Il caso, sollevato da un’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano, ruota attorno alla società “Le 5 Forchette Srl”, costituita a Biella il 16 dicembre 2024. Il sottosegretario Delmastro deteneva una quota del 25% della società, la cui amministratrice unica e socia di maggioranza (50%) era l’allora diciottenne Miriam Caroccia. Suo padre, Mauro, è una figura nota alle cronache giudiziarie per i suoi legami con il clan Senese, uno dei più potenti sodalizi criminali della capitale. L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma ha acceso i riflettori su questa e altre società riconducibili alla famiglia Caroccia, ipotizzando i reati di intestazione fittizia di beni e riciclaggio. L’inchiesta mira a ricostruire l’origine dei capitali investiti nel settore della ristorazione.

Oltre a Delmastro, nella compagine societaria figuravano anche altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino. Tutti hanno successivamente ceduto le loro quote, affermando di averlo fatto non appena venuti a conoscenza della posizione giudiziaria del padre della loro socia. Delmastro ha dichiarato: “Nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società”. Tuttavia, le tempistiche di questa “ritirata” sono oggetto di dibattito politico e mediatico.

Le indagini della DDA di Roma e l’ombra del riciclaggio

La DDA di Roma ha aperto un fascicolo specifico sulla genesi della società “Le 5 Forchette”, iscrivendo nel registro degli indagati, a vario titolo, Mauro e Miriam Caroccia. L’ipotesi degli inquirenti è che si possa essere replicato uno schema già emerso in precedenti indagini, come l’operazione “Affari di Famiglia”, che ha portato alla condanna definitiva di Caroccia. Tale schema prevedrebbe l’utilizzo di prestanome, spesso familiari incensurati, per schermare la reale proprietà di attività economiche e riciclare proventi illeciti. L’attenzione della magistratura si concentra sulla ricostruzione dei flussi finanziari che hanno alimentato l’attività del ristorante “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana a Roma. Le indagini si estendono anche ad altre operazioni recenti contro il riciclaggio a Roma, che hanno svelato complessi sistemi di frode fiscale con ramificazioni nella criminalità organizzata, inclusa la camorra.

Le implicazioni politiche e le richieste di dimissioni

La vicenda ha scatenato una bufera politica, con le opposizioni che hanno chiesto compattamente le dimissioni del sottosegretario Delmastro. Il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra hanno sollevato questioni di opportunità politica e di trasparenza, sostenendo che un membro del governo, con deleghe alla Giustizia, non possa essere coinvolto, neppure indirettamente, in vicende che sfiorano ambienti della criminalità organizzata. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha difeso il suo sottosegretario, pur ammettendo che “forse avrebbe dovuto essere più accorto”, ma escludendo ogni contiguità con la mafia. Il caso, tuttavia, rimane un pesante fardello per l’esecutivo, con la prospettiva di un’eventuale audizione in Antimafia che, sebbene smentita nell’immediato, continua ad aleggiare come uno sviluppo possibile e politicamente dirompente.

Di veritas

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