ROMA – “Just setting up my twttr”. Con queste poche parole, il 21 marzo 2006, il co-fondatore Jack Dorsey inaugurava inconsapevolmente un’era della comunicazione digitale. Vent’anni dopo, di quel timido “cinguettio” resta solo il ricordo sbiadito. L’iconico uccellino blu è volato via, sostituito da una “X” austera e potente, simbolo di una trasformazione radicale che ha mutato non solo il nome, ma l’anima stessa della piattaforma. Quella che per un quindicennio è stata l’agorà globale, il polso del pianeta in tempo reale, oggi appare come un’entità profondamente diversa: una controversa macchina di propaganda, una immensa “data-farm” e il terreno di addestramento per un’intelligenza artificiale ambiziosa e discussa, Grok. A tracciare questa parabola discendente è l’esperto di mondo digitale Vincenzo Cosenza, che in una lucida analisi all’ANSA descrive il passaggio da monopolista indiscusso del “secondo schermo” a ecosistema iper-polarizzato che ha perso la sua rilevanza assoluta.

Dalla Piazza Globale alla “Data-Farm” per Grok

Dal mio punto di vista, come fisico e ingegnere, la trasformazione di Twitter in X rappresenta un affascinante e al contempo preoccupante esperimento sui sistemi complessi. L’idea originale di Twitter era quella di una rete decentralizzata di nodi (gli utenti) che comunicavano attraverso messaggi brevi, creando un flusso di informazioni quasi istantaneo. Questa struttura, per anni, l’ha resa il punto di riferimento imprescindibile durante eventi globali, crisi internazionali o elezioni politiche. Era, in un certo senso, un sistema caotico ma autoregolato, dove la reputazione e la verifica delle fonti (simboleggiate un tempo dalla spunta blu) avevano un peso specifico.

Con l’acquisizione da parte di Elon Musk nell’ottobre 2022, questo equilibrio è stato deliberatamente alterato. L’esperto Vincenzo Cosenza sottolinea un punto cruciale: “La piattaforma ha smesso di essere un’agorà per diventare la più grande data-farm in tempo reale del pianeta”. Questa non è un’iperbole. Ogni post, ogni interazione, ogni dibattito diventa un dato grezzo, un input fondamentale per addestrare l’intelligenza artificiale di casa, Grok. Come spiega Cosenza, “questo ecosistema iper-polarizzato non è solo il nuovo volto del social, ma è il bacino di addestramento da cui Grok impara a capire il mondo”.

L’implicazione è profonda: un’IA addestrata su un flusso di dati caratterizzato da polarizzazione e disinformazione rischia di sviluppare una visione del mondo distorta, che a sua volta andrà a influenzare le informazioni che essa stessa fornirà agli utenti, in un loop di feedback potenzialmente pericoloso. Grok, infatti, è stato progettato per avere accesso in tempo reale ai dati di X, distinguendosi da altri modelli AI per la sua capacità di commentare l’attualità con sarcasmo e una minore aderenza al “politically correct”. Questo, se da un lato risponde alla visione di Musk, dall’altro ha già sollevato enormi preoccupazioni, con Grok che è stato sfruttato per diffondere malware e per creare deepfake a sfondo sessuale, portando all’apertura di indagini da parte dell’Unione Europea.

Il Paradosso del “Free Speech” e la Perdita di Centralità

Uno dei pilastri della rivoluzione di Musk è stata la promessa di un “free speech” quasi assoluto. Lo smantellamento delle precedenti politiche di moderazione, tuttavia, ha avuto un effetto collaterale ben noto nella teoria dei sistemi: la rimozione di un meccanismo di controllo ha aumentato l’entropia del sistema. Il risultato, come evidenziato da Cosenza, è una “formidabile macchina di propaganda politica fortemente sbilanciata a destra e permeabile alla disinformazione”. Studi hanno infatti mostrato un incremento dei discorsi d’odio sulla piattaforma dopo l’acquisizione. L’algoritmo, progettato per massimizzare l’interazione, tende a promuovere contenuti polarizzanti, creando “echo chambers” che rafforzano le convinzioni esistenti e limitano il confronto con punti di vista differenti.

Questa deriva ha avuto un costo altissimo: la perdita di rilevanza. “Per quindici anni Twitter è stato il monopolista indiscusso del tempo reale”, osserva Cosenza. Oggi quello scettro è andato in frantumi. La piazza pubblica si è frammentata, e l’attenzione si è spostata altrove. Le nuove generazioni, in particolare, hanno trovato casa su piattaforme dal linguaggio differente:

  • Instagram: Divenuto la prima fonte di informazione per i giovani tra i 14 e i 29 anni, si concentra su un’estetica visuale e narrativa.
  • TikTok: Con il suo algoritmo potente e “democratico”, capace di rendere virale un contenuto indipendentemente dal numero di follower, ha catturato il linguaggio della cultura pop e dell’attualità in formato breve e impattante.

Dati recenti confermano questa tendenza. Un’analisi di Vincenzo Cosenza basata su dati Audicom-Audiweb mostra un crollo verticale per X in Italia, con una perdita di 4,4 milioni di utenti (-27,6%) nei primi mesi del 2025 e un calo del 30% del tempo speso sulla piattaforma. Mentre i giganti storici mostrano segni di affaticamento, TikTok, pur con una lieve flessione di utenti, vede il tempo di permanenza schizzare del 27%.

Sopravvivere su X: un Esercizio di Stile e Consapevolezza

X è dunque una piattaforma finita? Non del tutto. Per Cosenza, resta un luogo utile per nicchie specifiche, come quella tecnologica, ma la sua fruizione richiede un approccio radicalmente diverso dal passato. “Sopravvivere su X oggi richiede un lavoro certosino di cura del proprio feed”, conclude l’esperto. È necessario, in pratica, “disinnescare la sua natura algoritmica”.

Questo significa abbandonare la navigazione passiva, ignorando i contenuti “consigliati” dall’algoritmo, che tendono a spingere verso la polarizzazione, per rifugiarsi in liste di utenti e fonti accuratamente selezionate. È un ritorno a una forma di curatela manuale, un approccio attivo e consapevole all’informazione che, nel mio campo, potremmo paragonare alla ricerca del segnale puro in un universo dominato dal rumore di fondo. Un esercizio di stile di vita digitale, dove l’eleganza non sta nell’essere presenti ovunque, ma nel saper scegliere dove e come dirigere la propria attenzione.

La parabola di Twitter-X, a vent’anni dalla sua nascita, è un monito per il futuro della comunicazione: la tecnologia è uno strumento potente, ma la sua architettura e i valori che la guidano determinano se essa costruirà ponti o innalzerà muri. L’agorà digitale, lasciata senza regole, non diventa automaticamente un paradiso della libera espressione, ma rischia di trasformarsi in un’arena dove a vincere non è l’argomento migliore, ma il grido più forte.

Di davinci

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