Milano si è svegliata questa mattina con un verdetto chiaro e una piazza, quella del Duomo, ancora simbolicamente colma dell’entusiasmo di ieri sera. La vittoria del “No” al referendum sulla giustizia ha visto nel capoluogo lombardo una delle sue roccaforti più significative, con un risultato che si discosta nettamente dal trend regionale. Mentre la Lombardia ha visto una prevalenza del “Sì”, Milano e la sua area metropolitana hanno respinto la riforma con un margine considerevole, alimentando una festa partecipata da partiti del centrosinistra, sindacati e associazioni.

Una Piazza Unita per la Costituzione

Le note di “C’è chi dice no” di Vasco Rossi e dell’intramontabile “Bella Ciao” hanno fatto da colonna sonora a una manifestazione spontanea che ha raccolto in Piazza del Duomo esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, e Rifondazione Comunista, insieme ai rappresentanti della Cgil e dell’Anpi. Un “campo largo” che, al di là delle sigle, ha voluto celebrare quello che è stato definito un voto in difesa dei valori costituzionali. La segretaria del Pd Lombardia, Silvia Roggiani, ha sottolineato come Milano abbia “dimostrato di avere a cuore i valori della Costituzione”, parlando di un “risultato straordinario” e criticando le “tante bugie che la destra ha raccontato in questi mesi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario milanese del Pd, Alessandro Capelli, che ha definito “bello il risultato che si registra nella città metropolitana di Milano e nel Comune di Milano”, interpretandolo come un “ennesimo messaggio alle destre”.

Le Voci della Società Civile e il Ruolo dei Giovani

La piazza non era composta solo da esponenti politici. Figure di spicco della società civile hanno voluto essere presenti, come l’ex magistrato Armando Spataro, che ha parlato di un “risveglio dell’impegno della società civile” contro una riforma che “tendeva a spaccare la Costituzione”. Anche il presidente dell’Anpi Milano, Primo Minelli, ha espresso grande soddisfazione, proiettandosi verso le celebrazioni del 25 aprile: “Ci aspetta un grande 25 aprile dopo questo risultato. Questo è un Paese che difende la Costituzione”.

Un elemento chiave, sottolineato da più parti, è stato il contributo delle nuove generazioni. Luca Stanzione, segretario della Cgil milanese, ha affermato che “è stato determinante il voto dei giovani”. Secondo Stanzione, il risultato dimostra l’esistenza di “un Paese che reagisce quando si mette mano alla Costituzione” e che “non condivide la rotta che ha preso questo governo”. Anche l’attuale parlamentare ed ex magistrato Federico Cafiero De Raho ha evidenziato come “i giovani hanno dato un grande apporto, dimostrando tutto il loro interesse per il futuro del Paese”.

I Dati del Voto: Milano in Controtendenza

L’analisi dei flussi elettorali conferma la peculiarità del voto milanese. In città, il “No” ha prevalso con un distacco di oltre 16 punti percentuali, attestandosi al 58,3% contro il 41,7% del “Sì”. Un dato omogeneo in quasi tutti i Municipi, con la sola eccezione del Municipio 1, quello del centro storico, dove ha prevalso il “Sì”. L’affluenza a Milano ha raggiunto circa il 65%, un dato significativo che testimonia la sentita partecipazione dei cittadini a una consultazione referendaria su temi percepiti come fondamentali per l’assetto democratico del Paese.

A livello nazionale, il “No” ha vinto con il 53,7% dei voti, respingendo una riforma che mirava, tra le altre cose, a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri e a sdoppiare il Consiglio Superiore della Magistratura. L’affluenza nazionale si è attestata al 58,9%, un dato superiore alle aspettative e vicino a quello delle elezioni politiche del 2022.

Le Reazioni Politiche e le Prospettive Future

Il risultato referendario apre ora a nuove riflessioni politiche. Per il centrosinistra milanese e nazionale, la vittoria del “No” è un segnale di vitalità e un punto da cui ripartire per costruire un’alternativa al governo in carica. Pierfrancesco Majorino ha parlato di un “risultato sopra ogni aspettativa” a Milano, mentre Nicola Di Marco del Movimento 5 Stelle lo ha definito un “voto politico che apre ad una nuova primavera”. Dal fronte del “Sì”, invece, emerge la delusione per un'”occasione persa”, come l’ha definita la costituzionalista Marilisa D’Amico. La discussione, ora, si sposta sulle conseguenze politiche di questo voto e sulle prossime mosse dei partiti, in un quadro che, dopo questo referendum, appare certamente più dinamico.

Di veritas

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