AREZZO – Una discussione dai toni accesi, poi gli spari che squarciano il silenzio della notte aretina. Così è morto Gjergj Pergegaj, un giovane di quasi 30 anni, di nazionalità albanese, raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco all’esterno di un locale nella zona di Olmo, alle porte di Arezzo. Per l’omicidio è stato arrestato un connazionale di 35 anni, Edison Beluli, che dopo una breve fuga ha chiamato il 112 per costituirsi. Alla base del gesto, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, ci sarebbe la gelosia.
La dinamica dell’omicidio
Tutto si è consumato poco prima della mezzanotte di venerdì 20 marzo, nei pressi di una rotatoria lungo via Romana. Gjergj Pergegaj si era fermato a parlare con la sua ex fidanzata, che lavorava in un locale della zona. In quel momento è sopraggiunto l’attuale compagno della donna, Edison Beluli. Alla vista dei due insieme, il 35enne avrebbe perso il controllo, estraendo una pistola e facendo fuoco. Sarebbero stati esplosi quattro o cinque colpi, due dei quali hanno raggiunto mortalmente Pergegaj al petto e al collo. Inutili i tentativi di soccorso del personale sanitario del 118, giunto tempestivamente sul posto: per il giovane non c’è stato nulla da fare.
La fuga e l’arresto
Subito dopo aver sparato, l’aggressore si è dato alla fuga a bordo di un’Audi bianca. Le forze dell’ordine, allertate da alcuni testimoni, hanno immediatamente attivato una caccia all’uomo, istituendo posti di blocco in tutta la zona. La svolta è arrivata circa due ore dopo il delitto, quando lo stesso Beluli ha telefonato al 112, comunicando la sua intenzione di costituirsi e indicando la sua posizione. Gli agenti della Squadra Mobile e delle Volanti lo hanno raggiunto nei pressi delle colline sopra Rigutino, dove l’uomo risiede, e lo hanno trovato ad attenderli a bordo della sua auto, con ancora con sé la pistola utilizzata per l’omicidio. L’arma, una Glock, è risultata detenuta illegalmente e rubata un anno prima in un’abitazione ad Assisi.
Le indagini e il movente passionale
Le indagini, coordinate dalla pm Elisabetta Greco e condotte dalla Squadra Mobile di Arezzo, guidata da Davide Comito, si sono subito concentrate sul movente passionale. Durante l’interrogatorio, Beluli, reo confesso, avrebbe parlato di presunti atti persecutori subiti da parte della vittima, una versione che però non ha convinto gli inquirenti. La ex fidanzata, sentita come testimone chiave, avrebbe invece ricondotto la vicenda a contrasti di natura sentimentale. L’intera scena del delitto è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza della zona, i cui filmati sono ora al vaglio degli investigatori per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
Inizialmente la Procura aveva contestato all’indagato l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, ma il giudice per le indagini preliminari, pur convalidando l’arresto, ha escluso, al momento, tale aggravante. Beluli resta in carcere con le accuse di omicidio volontario e porto abusivo di arma da fuoco. La salma di Gjergj Pergegaj è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale San Donato di Arezzo, a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia.
