LECCE – Un nuovo, inquietante gesto intimidatorio ha preso di mira la giudice salentina Francesca Mariano, magistrata in servizio presso l’ufficio gip/gup del Tribunale di Lecce. Nei giorni scorsi, le forze dell’ordine hanno intercettato una missiva indirizzata alla giudice contenente un bossolo di kalashnikov. La busta è stata bloccata durante i controlli di routine sulla corrispondenza, prima che potesse raggiungere la scrivania della dottoressa Mariano. Questo episodio si inserisce in una preoccupante escalation di minacce che da tempo la vedono bersaglio.
Una scia di minacce senza sosta
La giudice Mariano vive sotto scorta dal novembre del 2023, una misura resasi necessaria a seguito di una serie continua e allarmante di atti intimidatori. Solo il mese scorso, un altro grave episodio aveva destato allarme: un ordigno artigianale era stato rinvenuto a Galatina, nei pressi di un locale di pertinenza della famiglia della magistrata. In quell’occasione, la scorta della giudice aveva intercettato un ordigno rudimentale collegato a una bombola del gas, pronto ad esplodere. Gli artificieri erano intervenuti per disinnescare la bomba e mettere in sicurezza l’area.
Questi non sono che gli ultimi anelli di una lunga catena di minacce. La sequenza di intimidazioni sembra essere iniziata dopo l’operazione “The Wolf” del luglio 2023, che ha portato allo smantellamento del clan Lamendola-Cantanna, ritenuto affiliato alla Sacra Corona Unita di Mesagne. In qualità di gip, la dottoressa Mariano aveva firmato 22 misure di custodia cautelare su richiesta della pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, anch’ella finita nel mirino della criminalità.
Simboli macabri e minacce di morte
Nel corso dei mesi, le intimidazioni hanno assunto forme diverse e sempre più macabre. Nel novembre 2025, sulla tomba del padre della giudice, nel cimitero di Galatina, è stata ritrovata una testa di capretto mozzata con un coltello. In precedenza, un’altra testa di capretto insanguinata e infilzata da un coltello da macellaio era stata lasciata davanti alla sua abitazione, accompagnata da un biglietto con la scritta “Così”. Ancora, nell’ottobre 2024, nell’aula di udienza del tribunale, era stata trovata una sua foto ritagliata da un giornale e circondata dal disegno di una bara.
Le minacce non sono state solo simboliche. Sono state recapitate lettere contenenti espliciti auguri di morte e persino missive scritte con il sangue, indirizzate sia alla giudice Mariano che alla pm Ruggiero. Le indagini hanno anche svelato il piano di un detenuto, Pancrazio Carrino, che avrebbe finto di volersi pentire per poter aggredire la pm Ruggiero durante un interrogatorio.
La risposta dello Stato e la solidarietà
Di fronte a questa inaccettabile pressione, lo Stato ha risposto rafforzando le misure di protezione per le magistrate. Sull’ultimo episodio indagano gli agenti della Squadra Mobile di Lecce, coordinati dalla Procura di Potenza, competente per i reati che coinvolgono i magistrati del distretto di Lecce. L’obiettivo è individuare gli autori e comprendere se dietro questa sequela di minacce vi sia un’unica regia criminale.
Numerosi sono stati gli attestati di solidarietà provenienti dal mondo delle istituzioni e della società civile. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha contattato telefonicamente la giudice per esprimerle vicinanza e assicurare l’impegno del governo nel garantirne la sicurezza. Anche l’associazione Avviso Pubblico ha manifestato piena solidarietà, condannando i gesti vili e inquietanti e sottolineando la necessità di rafforzare la rete di sostegno attorno a chi rappresenta le istituzioni democratiche.
Nonostante il clima di terrore, la giudice Francesca Mariano continua a svolgere il suo lavoro, presiedendo udienze e firmando importanti provvedimenti, come l’ordinanza relativa alla costola tuturanese della Sacra Corona Unita, dimostrando un incrollabile senso del dovere e un coraggio che sono di esempio per l’intera comunità.
