ROMA – L’Italia ha parlato e ha respinto la riforma costituzionale sulla giustizia. Con una partecipazione al voto sorprendentemente alta, che ha raggiunto la quota finale del 58,93%, il fronte del “No” si è imposto con una percentuale vicina al 54%, a fronte del 46% raccolto dai sostenitori del “Sì”. Un risultato netto che boccia la revisione della Carta voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni e che apre a nuove riflessioni politiche all’interno sia della maggioranza che dell’opposizione.
UN’AFFLUENZA OLTRE LE PREVISIONI
Il primo dato significativo di questa tornata referendaria è stata senza dubbio la massiccia partecipazione degli elettori. Fin dalla prima giornata di voto, i dati sull’affluenza hanno mostrato un trend in costante crescita, superando di gran lunga le percentuali di consultazioni referendarie analoghe del passato. Alle ore 23 di domenica, aveva già votato il 46,07% degli aventi diritto, un dato che preannunciava il boom finale. Questa affluenza record, la seconda più alta nella storia dei referendum costituzionali, ha conferito al risultato un peso politico ineludibile, smentendo le previsioni della vigilia che indicavano una minore mobilitazione. Non essendo richiesto un quorum per la validità del referendum confermativo, l’alta partecipazione è diventata un elemento centrale per l’interpretazione del voto.
LA GEOGRAFIA DEL VOTO: ITALIA DIVISA
L’analisi dei flussi elettorali rivela un’Italia spaccata. Il “No” ha trionfato in 15 regioni su 20, con percentuali particolarmente elevate nel Mezzogiorno. La Campania si è distinta come la regione con la più alta percentuale di voti contrari (65,48%), seguita da Sicilia (61,25%) e Basilicata (60,34%). Anche le grandi città come Milano e Torino hanno visto una netta prevalenza del “No”. Al contrario, il “Sì” ha ottenuto la maggioranza in alcune regioni del Nord-Est, tradizionalmente roccaforti del centrodestra, come Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’Emilia-Romagna, invece, si è distinta per il record di affluenza, superando il 66%.
LE REAZIONI POLITICHE: TRA SCONFITTA E VITTORIA
Immediatamente dopo la diffusione dei primi exit poll e delle proiezioni, sono arrivate le reazioni dei leader politici. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso atto del risultato, affermando: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità”. Dal fronte del “Sì”, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha ammesso la sconfitta, sottolineando però di non avere “nulla da rimproverarsi”. Di tenore opposto le dichiarazioni dei sostenitori del “No”. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di “grandissima partecipazione democratica e la chiara, sonora, vittoria del No”, definendola un “avviso di sfratto per il governo”. Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha parlato di una “sconfitta sonora del governo e del modo arrogante con cui ha voluto fare questa riforma”. Per il Partito Democratico, il risultato “respinge un cambiamento della Costituzione fatto a colpi di maggioranza”.
COSA PREVEDEVA LA RIFORMA BOCCIATA
Il quesito referendario chiedeva agli italiani di confermare o meno una legge di revisione costituzionale che avrebbe introdotto modifiche significative all’ordinamento giudiziario. I punti principali della riforma erano:
- La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri).
- L’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per ciascuna carriera.
- La creazione di un’Alta Corte disciplinare autonoma, con il compito di giudicare i magistrati dal punto di vista disciplinare.
I sostenitori del “Sì” ritenevano che la riforma avrebbe garantito una maggiore terzietà del giudice, mentre i contrari temevano un indebolimento dell’indipendenza della magistratura e un’eccessiva influenza della politica.
POLEMICHE E TENSIONI AI SEGGI
La due giorni di voto non è stata esente da polemiche. Sono state segnalate presunte irregolarità in diverse città. A Roma, sono emerse criticità legate all’accessibilità di alcuni seggi per le persone con disabilità motoria. In Umbria e a Milano, il Movimento 5 Stelle e il comitato per il “No” hanno denunciato la presenza di rappresentanti di lista di Fratelli d’Italia con distintivi e spille che indicavano chiaramente l’intenzione di voto per il “Sì”, in violazione del silenzio elettorale. A Napoli, invece, è stato annunciato un esposto per il presunto uso di pulmini del Comune per trasportare elettori a votare “No”. A Garlasco, in provincia di Pavia, sono stati denunciati atti di vandalismo contro i manifesti del “No”.
